Piloti F1 più vincenti di sempre, la nostra classifica [FOTO]

Piloti F1 più vincenti di sempre, la nostra classifica [FOTO]
da in Curiosità F1, Formula 1 2017, Piloti F1 2017, Storia della Formula 1
Ultimo aggiornamento: Giovedì 23/07/2015 17:23

    Vediamo la classifica del piloti F1 più vincenti della storia. Negli anni passati, mentre Vettel inanellava un mondiale dopo l’altro, son stati rievocati i nomi dei vari mostri sacri che il tedesco inesorabilmente raggiungeva e, in molti casi, superava. Da quest’anno il tedesco è passato alla Ferrari dove sogna di poter seguire il percorso fatto da Michael Schumacher a bordo della Rossa. Le ambizioni di Vettel non sono mai state nascoste ma nel frattempo c’è un altro pilota che sogna presto di entrare nella Hall of Fame della F1, Lewis Hamilton. L’inglese è il favorito numero 1 per la conquista del titolo piloti 2015 e grazie a questo probabile successo riuscirebbe a raggiungere mostri sacri come Ayrton Senna e Niki Lauda. Oggi vogliamo ripercorre i momenti chiave di ogni carriera, in rigoroso ordine di curriculum, raccontandovi i sette piloti di Formula 1 più titolati della storia.

    Un pilota cui siamo particolarmente vicini in questo momento che ha segnato vent’anni di automobilismo nella sua massima categoria. Debuttò a Spa nell‘agosto del 1991 grazie ad un magheggio del suo manager, che per appoggiarne la candidatura sostenne che il giovane tedesco conoscesse la pista: in realtà Michael su quella pista non aveva mai girato, ma ciò non gli impedì di mettersi alle spalle blasonati campioni già nelle prime qualifiche. Passato alla Benetton nel 1992, con la supervisione di Flavio Briatore fu protagonista di una rapida ascesa fino al 1994, anno in cui tra squalifiche, penalità e sportellate si portò a casa il primo Mondiale. Dopo essersi ripetuto nell’anno successivo decise di sposare la causa Ferrari, colori con i quali vinse l’inimmaginabile: dopo un paio di stagioni sfortunate, nel 2000 riportò il titolo iridato a Maranello dopo 21 anni in una domenica di ottobre che, per il popolo italiano, fu indimenticabile. Gli anni successivi (2001-2004) furono sostanzialmente un monologo rosso, senza dimenticare l’annata 2006 in cui una prima parte di stagione fallace (e molta sfortuna nel proseguo) gli impedirono di ipotecare anche l’ottavo mondiale. Ritiratosi a fine anno, fece rientro nel circus nel 2010 coi colori della Mercedes, scuderia che però non seppe dargli una vettura adeguata e con cui, nei tre anni di rientro, conquistò solo una pole position e un podio.

    Argentino, fu il primo pluricampione di Formula1 nonché il mattatore degli esordi della categoria che aveva debuttato nel 1950. Una prima stagione travagliata non gli aveva consentito di raccogliere più di qualche vittoria, ma gli fu d’aiuto per convincersi di essere in grado di competere con i migliori piloti europei; tutt’altra musica suonò nel 1951, in un derby tutto italiano tra i costruttori. Fangio (a bordo della sua Alfa) seppe contenere il ritorno di prestazioni di Ascari (su Ferrari)che nell’ultimo GP sbaglio’ scelta di gomme e consegno’ il mondiale nelle mani dell’argentino; a seguito dell’inaspettato ritiro dalle corse della Alfa Romeo, egli passò alla Maserati con cui nei primi due anni raccolse poco o nulla anche per colpa di un incidente occorsogli nel GP di Monza del ’52. Nell’ attesa che debuttante la Mercedes, con cui aveva siglato un contratto per il 1954 disputò i primi due appuntamenti ancora con la scuderia italiana, vincendoli entrambi. Il debutto della stella a tre punte non fu banale: venne introdotta una carrozzeria aerodinamica che, ad eccezione del GP di Silverstone, si rivelò eccezionalmente efficace e gli consentì di ottenere il secondo e terzo alloro tra il ’54 e il’ 55. A seguito della tragedia di Le Mans, la Mercedes si ritirò da tutte le principali corse automobilistiche, spingendo quindi Fangio ad accasarsi alla Ferrari nel 1956 e, nell’anno successivo, alla Maserati, vincendo il titolo in entrambi i casi. Ad oggi resta l’unico pilota in grado di vincere tre titoli consecutivi con altrettante scuderie.

    Detto “il professore” per l’attenzione maniacale che dedicava alla messa a punto della sua vettura, fu una piacevole sorpresa già dalle prime gare disputate nel 1980 con la McLaren; le sue prestazioni convinsero la Renault a proporgli un contratto per l’anno seguente, in cui ottenne in successione il primo podio e la prima vittoria, dimostrandosi globalmente più competitivo del compagno di squadra Arnoux. Nonostante un inizio di stagione promettente si vide soffiare il titolo 1983 all’ultima gara e, a seguito di vari screzi col team, rescisse il contratto con francesi per tornare in McLaren dove si ritrovò come compagno Niki Lauda, cui andò il mondiale per solo mezzo punto sul francese. Il riscatto arrivò puntuale già nel 1985, in cui si laureò campione dopo una bella lotta lunga una stagione con Alboreto su Ferrari, e nel 1986, in cui la Williams, benché più performante , non seppe gestire i piazzamenti di Piquet e Mansell; tale miracolo non si ripeté l’anno seguente, che segno’ comunque un importante tassello della carriera di Prost : grazie alla vittoria nel GP di Portogallo infranse il record di vittorie di Jackie Stewart che resisteva addirittura dal 1973. Il 1988 fu un monologo della scuderia di Woking che, grazie ai motori Honda dovuti all’approdo di Ayrton Senna, conquisto’ 15 gare su 16: il giovane brasiliano ebbe la meglio sul professore grazie alla regola degli scarti che gli fece terminare la stagione con un distacco di 3 punti dal rivale. L’anno seguente la lotta si ripresento’ con gli stessi protagonisti, ma l’epilogo fu decisamente meno diplomatico: giunti alla penultima gara della stagione sul circuito di Suzuka, quando Senna ( che aveva assoluta necessità di vincere per mantenere vive le speranze iridate) tento’ l’affondo su Prost venne chiuso dal francese, che fu costretto al ritiro. Il rientro in gara di Ayrton comportò il taglio dell’ultima chicane e gli costo’, con molte e legittime polemiche, il piazzamento e dunque il mondiale. Arrivati al capolinea Prost dette il benservito alla McLaren accasandosi alla Ferrari in ottica 1990, stagione in cui si mantenne viva un’insperata lotta per il mondiale, che ancora una volta si decise a Suzuka: per protesta contro una ridicola decisione della direzione gara Senna decise di speronare Prost in partenza, forzando entrambi al ritiro e garantendosi il mondiale. Dopo un 1991 avaro di soddisfazioni, il Professore si prese un anno sabbatico per poi tornare nel 1993 coi colori della Williams con cui riuscì a vincere il mondiale. Successivamente si diede alle telecronache e sul finire del secolo fondò una propria scuderia che però fallì.

    Di lui s’è detto di tutto e di più, inclusi certi paragoni con Schumacher che, a volte, paiono davvero inopportuni. Debuttò nel GP di Indianapolis del 2007 per sostituire l’infortunato Kubica facendosi notare per il miglior tempo nelle libere, tanto da essere chiamato dalla Toro Rosso per concludere la stagione e per militare con loro nel 2008, anno in cui si impose sotto il diluvio di Monza dopo una pole position e una gara impressionante, pur con una vettura modesta. Come prevedibile l’anno seguente venne promosso nel team ufficiale, cogliendo in Cina (ancora una volta sotto il diluvio) la prima vittoria della stagione che non fosse targata Brawn GP e fu l’unico a tener aperto il mondiale contro una macchina, ricordiamolo, irregolare. Nel 2010 disputò una stagione costellata di errori e incidenti più che evitabili fino alla terzultima gara in cui, a conti fatti, sembrava tagliato fuori dalla corsa per il titolo; grazie ad una vittoria nell’ultimo appuntamento di Abu Dhabi e al simultaneo harakiri della Ferrari riuscì a sopravanzare Alonso di soli 4 punti,sufficienti però per garantirsi il mondiale a soli 23 anni, diventando dunque il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1. Per curiosità, fu tra i privilegiati che non s’erano mai trovati in testa al mondiale fino alla conquista del titolo. È però a partire dal 2011 che iniziò la vera era di Vettel e della Red Bull, un aeroplano a quattro ruote che, grazie al genio del progettista Newey, si dimostrò imbattibile in gran parte dei tracciati del pianeta; il mondiale arrivò anche nel 2012 nonostante un inizio decisamente al di sotto delle aspettative e un’ultima gara al cardiopalma: sotto pressione, la sua partenza fu fallace e nelle prime fasi di gara un arrembante Bruno Senna centro’ la sua Red Bull che, incredibilmente, resse l’impatto e gli consentì di giungere sesto, piazzamento che gli valse tre punti di vantaggio su Alonso e il terzo alloro. Il 2013 fu il suo anno d’oro grazie ad una formidabile ultima parte della stagione in cui conquistò nove vittorie in altrettante gare, che gli consentirono di eguagliare il record di vittorie stagionali (13) che era un’esclusiva di Schumacher dal lontano 2004 e di portare a casa il quarto mondiale consecutivo, ponendosi tra i più grandi della storia della Formula1. Il rimescolamento dei valori in campo dettato dalle regole 2014 ha disintegrato la supremazia della casa austriaca e esaltato il talento del suo giovane compagno di squadra Ricciardo da cui, a conti fatti, é stato surclassato; queste e altre ragioni (una su tutte il sogno mai nascosto di correre con la Ferrari nell’arco della propria carriera) han portato al matrimonio con la Rossa a partire da questa stagione tutt’altro che parca di soddisfazioni, come sarebbe invece stato lecito aspettarsi.

    Personaggio discusso e carismatico, in grado di parlare e di far parlare di sé anche fuori dalla pista. Mosse i primi passi nel campo dei motori di nascosto dal padre, facoltoso medico che gli avrebbe voluto destinare un’esistenza più canonica. In seguito alla sua improvvisa e precoce morte si dedicò a tempo pieno alla propria passione e ottenne i risultati giusti per scalare rapidamente le varie categorie fino ad esordire in Formula 1 sul finire della stagione 1978 con la Brabham. Dopo due stagioni di “apprendistato” si presento’ come unico pretendente al titolo nel confronto con Carlos Reutemann, vittima di una certa discriminazione all’interno del proprio team il cui pupillo era l’anglosassone Alan Jones: il titolo venne assegnato nell’ultimo appuntamento della stagione, senza molte emozioni peraltro, che riservo’ a Carlos una tale delusione da indurlo ad abbandonare la Formula 1 da lì a poco, mentre a Nelson fu sufficiente navigare in quanti posizione per assicurarsi i punti necessari. A fronte di un 1982 funestato da noie meccaniche (dovute all’introduzione del motore BMW) si riscatto’ l’anno seguente avendo la meglio su Prost e, per un frangente della stagione, Arnoux e divenendo il primo campione del mondo su auto motorizzata turbo; quell ‘anno riservo’ molti colpi di scena, uno su tutti il GP di Assen in cui un incidente provocato da Prost (intento ad un sistematico assedio nei confronti del brasiliano) forzo’ entrambi al ritiro: nonostante ciò Piquet non se ne risentì e permise che nascesse una flebile amicizia, o quantomeno rispetto, tra i due campioni. Al termine del 1985 la decadenza della Brabham dovuta a forti difficoltà finanziarie lo spinse a cambiare aria ed accasarsi in Williams, team che invece stava vivendo un periodo di prospera ascesa. Purtroppo poco prima dell’inizio della stagione il patron Frank Williams ebbe un grave incidente che, oltre a costargli la sedia a rotelle tutt’ora, lo obbligò a stare lontano dai curcuiti per molto tempo; subentrò dunque Head che, notando la competitività dell’altro pilota, Mansell, iniziò a trascurare il brasiliano e si rese colpevole di una lotta fratricida il cui esito funesto consegnò il mondiale nelle mani della meno performante McLaren di Prost. Fortunatamente la supremazia della Williams era tale da portare un buon vantaggio competitivo anche nel 1987, anno in cui la situazione umana all’interno del team fu meno acre; il testa a testa con Mansell si risolse al penultimo appuntamento della stagione che vide Mansell infortunarsi a seguito di un incidente in prova: a Piquet, che era già in vantaggio, fu sufficiente veleggiare per ottenere il proprio terzo e ultimo titolo mondiale. Passato alla Lotus e ingoiate innumerevoli delusioni, la carriera del brasiliano sembrava destinata ad un inesorabile declino, ma non fu così: a seguito del passaggio in Benetton nel 1990 visse una sorta di seconda giovinezza e ritrovò una serenità tale da consentirgli di ottenere ottimi piazzamenti.

    Sbarcò in Formula 1 nel 1984 con la Toleman dopo aver monopolizzato le serie minori in cui si era ritrovato a gareggiare, arrivando a testare, nel solo 1983, Williams, McLaren e Brabham: si distinse subito per talento e sensibilità di guida, tanto che con la modesta vettura che guidava riuscì a sfiorare la vittoria in occasione del tempestoso GP di Monaco e ad ottenere altri due podi nel corso della stagione. Ingaggiato dalla Lotus per l’anno successivo, non tradì le aspettative riportando la vettura nero-oro al successo già alla seconda uscita, anch’essa sotto il diluvio; gli anni nella ex- scuderia di Chapman misero in luce tutto il suo talento e la sua ferocia nel giro secco. Passato nel 1988 in McLaren-portando in dote i motori Honda – vide accendersi la rivalità col più esperto compagno di squadra Prost che dovette soccombere alla bravura di Senna, capace dunque di aggiudicarsi il titolo alla prima occasione utile. Il duello si ripropose senza sorpresa anche nel 1989, però con esito molto meno diolomatico;giunti alla penultima uscita stagionale a Suzuka Senna si ritrovò con l’assoluta esigenza di vincere entrambe le gare restanti e tento’ dunque un affondo a Prost alla chicane del triangolino: il francese chiuse la traiettoria e, per via del contatto che ne scaturì, fu costretto al ritiro mentre il rivale brasiliano, grazie all’aiuto dei commissari, riuscì a ripartire tagliando la chicane. Prost non gradì affatto la mossa e sporse reclamo contro la condotta dell’ormai odiato compagno, vincendolo e, congiuntamente, garantendosi il mondiale; l’epilogo della stagione lo spinge comunque ad abbandonare la McLaren per la meno competitiva Ferrari con cui, inaspettatamente, fu protagonista di un bel testa a testa ancora con Senna e, ancora una volta, i giochi si decisero a Suzuka. Senna conquistò la pole ma, per un magheggio dell’antisportivo Balestre (francese come Prost) , fu forzato a partire dal lato sporco della pista venendo pesantemente penalizzato nei primi metri di gara;se ne avvantaggio’ proprio il francese che alla prima curva aveva già sopravanzato Senna con mezza vettura: fu al quel punto che egli decide di vendicarsi dell’anno precedente andando a speronare Prost causando il ritiro di entrambi e, in definitiva, riprendendosi il maltolto, ovvero il proprio secondo mondiale. Il 1991 rappresentò invece un anno di incrocio di valori in campo: la Ferrari precipitò, la Williams si trovava nella fase iniziale di un processo di risalita e la McLaren, a sua volta, stava testando il nuovo V12. Senna si aggiudicò il titolo grazie ad una prima parte di stagione da protagonista mentre, come previsto, nella seconda metà iniziò a materializzarsi la supremazia Williams che rese di fatto impossibile ripetersi nel 1992. Il 1993 vide il progressivo logorarsi del rapporto col team che comunque si risolse bene : Senna riuscì a vincere il quinto GP di fila a Monaco e a conquistare le ultime due vittorie della stagione (nonché della propria vita); va ricordato come in occasione del GP d’Australia abbia invitato PROST-giunto secondo ma campione del mondo- a festeggiare con lui sul gradino più altro. L’anno successivo poté accasarsi in Williams grazie al ritiro dalle corse di Prost, ma l’avvio fu tutt’altro che idilliaco, come era stato invece pronosticato: la Benetton di Schumacher si aggiudicò tutte le prime uscite, tra cui il GP di San Marino in cui Ayrton perse la vita: son state fatte molte ipotesi sulla causa dell’incidente, c’è chi non s’è comportato in modo del tutto trasparente, c’è chi sostiene che senza quel puntone nel casco la Formula 1 sarebbe stata profondamente diversa. Probabilmente è vero, ma questa è un’altra storia.

    Detto “Il computer” per la sua straordinaria abilità nell’individuare il problema nel coacervo di componenti che caratterizza una monoposto di Formula 1, esordì nel 1971 con la scarsissima March che non gli permise di ottenere nulla di buono. Grazie ai propri agganci bancari riuscì a siglare un contratto valido dal 1973 con la BRM, con cui si rese protagonista di un’ottima gara a Montecarlo. Grazie alla fiducia che Clay Regazzoni riponeva in lui nel 1974 venne messo sotto contratto dalla Ferrari, non senza numerose critiche che piovvero dal paddock intero: nel naturale sviluppo della stagione si ritrovò a dribblare i dettami della scuderia italiana che ne necessitava nella veste di gregario, ruolo che non svolse anche per via di numerosi ritiri che ne flagellarono il finale di campionato. Il 1975 invece rappresentò la definitiva assunzione ai massimi livelli grazie al primo titolo iridato, conquistato con netto anticipo grazie ad una serie positiva a metà campionato che tagliò le gambe ai potenziali inseguitori. Lauda continuò a cavalcare la cresta dell’onda anche nella stagione successiva, finché il primo agosto rimase vittima di un terribile incidente in cui la sua vettura prese fuoco: grazie all’intervento di alcuni coraggiosi colleghi riuscì a salvarsi, ma la (straordinariamente breve) degenza consentì al più diretto inseguitore Hunt di recuperare i punti di svantaggio. Il mondiale si decise all’ultima gara al circuito del Fuji su cui si scatenò uno spaventoso nubifragio che indusse l’austriaco a ritirarsi, consegnando di fatto vittoria e mondiale a Hunt: la conseguente pioggia di critiche non si fece attendere, ma venne parzialmente arginata l’anno seguente: la Ferrari sviluppò ulteriormente la già ottima 312 T2 e consentì a Lauda di ottenere il suo secondo mondiale pur non correndo le ultime due gare in seguito al definitivo corrompersi dei rapporti con la Scuderia. Si accaso’ in Brabham per le successive due stagioni ma senza una vettura in grado di sfruttare l’effetto suolo le delusioni furono talmente numerose da spingerlo a ritirarsi improvvisamente dalle competizioni a metà 1979. Come noto, fu solo un arrivederci : a fine ’81 arrivarono le prime indiscrezioni – poi suggellate con l’ ufficialità – che lo volevano rientrante in Formula 1 al volante di una McLaren: il rientro fu da vero protagonista, con una vittoria già alla terza uscita e qualche buon piazzamento nell’arco della stagione, mentre la stagione successiva si rivelo’ molto più complicata per i piloti delle scuderie che, come la McLaren, non disponevano del motore turbo in dotazione invece a Ferrari e Renault. Il 1984 portò però in dono un sovralimentato che permise a Lauda di conquistare il mondiale per solo mezzo punto di scarto sul compagno di squadra Prost;la competitività però durò poco: l’anno successivo si rivelò nuovamente costellato di inconvenienti tecnici che lo indussero al secondo e definitivo ritiro dal mondo delle corse.

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