Piloti Formula 1 e vittorie ritirate

resoconto storico delle vittorie ritirate in formula 1 come avvenuto a lewis hamilton a spa francorchamps

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    Lewis Hamilton ha già messo da parte molti record e molti altri li batterà. In tema di vittorie confiscate, però, viene dopo tanti campioni del passato e del presente come James Hunt, Nelson Piquet, Ayrton Senna, Alain Prost, Gerhard Berger, Michael Schumacher e Kimi Raikkonen. L’idea è quella di prendere a pretesto il fattaccio non solo per fare polemica ma anche per andare a rivedere un po’ di storia della Formula 1.

    Va detto che nella maggioranza dei casi la vittoria è stata annullata già dopo la bandiera a scacchi. Più rari, infatti, sono i casi in cui il trofeo è stato tolto dalle mani del vincitore per depositarlo su quelle del secondo classificato. Lungi dal voler fare un’enciclopedia storica, riportiamo qui alcuni casi storici. Altre segnalazioni di precedenti illustri sono ben accette.

    1976: GP di Spagna a Jarama. James Hunt, McLaren.

    Nel 1976 la Formula 1 mette dei limiti alle dimensioni delle vetture e come parametro viene presa la McLaren M23 che è la più larga tra le monoposto del Circus. Nel GP di Spagna di quell’anno, però, il team monta un nuovo tipo di pneumatici senza accorgersi che le dimensioni della sua vettura sono aumentate di 1,8 cm. Il vincitore James Hunt viene pertanto squalificato dopo la vittoria ma riesce a riprendersela dopo che il team fa ricorso in appello.

    1976: GP di Gran Bretagna a Brands Hatch. James Hunt, McLaren,

    Sempre lo stesso anno e sempre lo stesso pilota, James Hunt, viene coinvolto in un incidente alla prima curva. La corsa viene interrotta e il pilota inglese, sotto la pressione del pubblico di casa, riparte usando la vettura di riserva. Dopo la vittoria, però, viene squalificato e il successo finisce a Niki Lauda.

    1980: GP del Canada a Montreal. Didier Pironi, Ligier.

    Didier Pironi taglia il traguardo con 40 secondi di vantaggio sulla Williams di Alan Jones ma si becca 60 secondi di penalità per partenza anticipata. Si ritrova terzo dietro anche all’altra Williams di Reuteamnn

    1982: GP del Brasile a Jacarepagua. Nelson Piquet su Brabham e Keke Rosberg su Williams.

    Dopo un GP del Brasile letteralmente massacrante per via del caldo e che vide Piquet persino svenire sul podio, il brasiliano della Brabham e Keke Rosberg della Williams vengono squalificati dalle prime due posizioni perché le loro scuderie hanno utilizzato un sistema di raffreddamento dei freni non conforme con il regolamento del peso minimo delle vetture. Il successo finisce, quindi, nella mani di Alain Prost. Dietro il francese arrivano John Watson (McLaren) e Nigel Mansell (Lotus). Anche i loro team hanno usato lo stesso sistema di Piquet e Rosberg ma i piloti non vengono toccati. E’ una fortuna per la Federazione che, nonostante il limitato vantaggio su Watson, Rosberg alla fine vinca lo stesso il mondiale. Altrimenti la FIA avrebbe avuto più che qualche imbarazzo ripensando alla differenza di trattamento data ai due piloti in quell’occasione.

    1985: San Marino a Imola. Alain Prost, McLaren

    In queli anni non erano ammessi rifornimenti in gara e vi era un limite massimo di capienza dei serbatoi. I motori turbo, però, bevevano alla grande e la sfida dei costruttori era quella di aumentare la potenza, limitando i consumi. Allora non vi erano sofisticati metodi tecnologici per misurare dal box il livello di benzina e capitava di vedere auto fermarsi per aver finito il carburante proprio negli ultimi giri. Nel GP di San Marino del 1985 Prost riesce a superare la linea del traguardo vincendo ma rimane subito dopo a secco e la sua vettura finisce sottopeso. E’ squalificato. La vittoria va ad Elio de Angelis con la Lotus ma il francese continua ancora a ritenerla moralmente sua.

    1989: GP del Giappone a Suzuka. Ayrton Senna, McLaren

    Questa gara è una delle più controverse di sempre. Siamo all’ultima di campionato e Senna deve vincere per diventare campione del mondo su Prost. Il brasiliano prova a passare il compagno di squadra al giro 47 ma il francese gli chiude la porta e i due finiscono per toccarsi. ed uscire fuori. La corsa di Prost finisce lì mentre quella di Senna no. La sua McLaren è ancora in buono stato e lui riparte sfruttando la via di fuga. Dopo un pit stop nel quale cambia il musetto, rientra in pista superando Alessandro Nannini e vincendo la gara. Al termine del GP, però, viene squalificato dai commissari per aver tagliato il percorso in occasione del controverso incidente. Senna non solo vede togliersi la vittoria ma anche il titolo di campione del mondo che finisce nelle mani di Prost. Il brasiliano si prenderà la rivincita con gli interessi l’anno seguente quando farà una manovra analoga ma a parti invertite proprio contro lo storico rivale.

    1990: GP del Canada a Montreal. Gerhard Berger, McLaren

    Ironia della sorte, dieci anni dopo Pironi, anche il vincitore Gerhard Berger viene penalizzato di 60 secondi per partenza anticipata. L’austriaco si ritrova solo quarto mentre la vittoria finisce nelle mani di Ayrton Senna.

    1994: GP del Belgio Spa-Francorchamps. Michael Schumacher, Benetton.

    Dopo l’incidente mortale di Ayrton Senna, per limitare la velocità delle Formula 1 viene introdotto lo scalino sotto il fondo piatto delle vetture. Al termine di un GP del Beglio dominato alla grande da Schumacher, il tedesco vede togliersi la vittoria per l’eccessiva usura di questo elemento. A nulla servono le argomentazioni del team di Flavio Briatore che tenta di difendersi spiegando che l’usura è derivata da un passaggio troppo duro del suo pilota su un cordolo in un’uscita alla Fagnes. Secondo i commissari, invece, la Benetton del tedesco era semplicemente troppo bassa da terra. La vittoria va a Damon Hill.

    1995: GP del Brasile a Interlagos. Michael Schumacher su Benetton e David Coulthard su Williams.

    I due piloti di Renault e Williams, entrambi motorizzati Renault, vengono squalificati per uso di benzina irregolare. Dopo l’appello presso la FIA, però, vengono tolti solo i punti ai costruttori mentre vengono ripristinati quelli ai piloti. L’ordine di arrivo viene quindi ripristinato in base a quanto sancito dalla pista.

    1999: GP di Malesia, Sepang. Eddie Irvine e Michael Schumacher, Ferrari.

    Altra controversia famosa. La gara si conclude con una doppietta Ferrari ma nelle verifiche del dopo gara le due vetture di Maranello vengono squalificate perché i deflettori laterali sporgono di 1 cm oltre lo spazio previsto dai regolamenti. In sede di appello la Ferrari dimostra che la misurazione dei commissari malesi non è avvenuta correttamente e che i deflettori sono a tutti gli effetti conformi. Per questo motivo la vittoria viene restituita ad Eddie Irvine. Hakkinen si deve accontentare del terzo posto ma vincerà comunque il titolo all’ultima gara.

    2003: GP del Brasile, Interlagos. Kimi Raikkonen, McLaren

    Il GP del Brasile del 2003 si disputa sotto un autentico diluvio. Le vetture volano via fuori dalla pista come corressero sul ghiaccio ed a farne le spese sono tutti i maggiori protagonisti del mondiale. Il botto più brutto tocca a Fernando Alonso che arriva a 300 all’ora sul rettilineo ed investe i detriti della Jaguar di Mark Webber prima di perdere il controllo e frantumare sulle barriere la sua Renault. La corsa viene interrotta con bandiera rossa e l’ordine di arrivo congelato a quello del giro precedente. Per errore i commissari danno la vittoria a Kimi Raikkonen ma un successivo reclamo della Jordan dimostrerà che era stato Giancarlo Fisichella a passare primo sul traguardo. Nel successivo GP di Imola avverrà l’insolita premiazione “corretta” con lo scambio di trofei tra il primo ed il secondo, Raikkonen e Fisichella, appunto.

    CONCLUSIONI. Come si è potuto vedere, la storia recente della Formula 1 è stata costantemente attraversata da casi di vittorie ritirate.

    Su 10 episodi, compreso quello di Hamilton a Spa, il GP più discusso è quello del Brasile con 3 casi mentre tra i team la McLaren fa la parte del leone con ben 7 vittorie ritirate. Non apriamo nessuna polemica, per carità: qualcuno vedrà questo dato come l’emblema della scorrettezza del team inglese mentre qualcun altro lo interpreterà all’esatto contrario, vale a dire come il sintomo di un ingiusto accanimento conto questo glorioso team. Tutte fesserie.

    Al di là dei team, dei circuiti e dei piloti, infatti, i veri protagonisti sembrano quelli della Federazione. Regolamenti al limite del cervellotico o semplicemente troppo complessi per essere interpretati in modo univoco, portano ad infrangerli con estrema facilità. La discrezione poi nel dare o meno una certa pena è sicuramente la parte più scandalosa. Consoliamoci pensando che, probabilmente, anche questo fa parte della Formula 1. Uno sport dove, tanto in pista quanto in fabbrica, si corre sempre a 300 all’ora nello sviluppo e nella ricerca è forse impossibile creare dei regolamenti che stiano costantemente al passo coi tempi? Perché il punto è questo: anziché essere rincorsi, l’impressione è che siano le regole quelle che ricorrono… ed arrivano sempre in ritardo. Da sempre. O almeno da quando la F1 si definisce moderna.