Pit stop: i più famosi e spettacolari della storia della Formula 1

Formula 1: video e resoconto dei pit stop più famosi e spettacolari della storia

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    Si fa presto a dire pit stop. Se siamo in Formula 1, però, l’esercizio implica un coefficiente di difficoltà inimmaginabile per chi segue i Gran Premi comodamente in Tv. Oggi vogliamo ripercorrere la storia della disciplina, dagli albori ad oggi, rivedendo i video di alcuni momenti particolari. Ci sono i più famosi ed alcuni di quelli più spettacolari. Ovviamente la casistica sarebbe stata molto più lunga. A qualcuno dei nostri lettori più attenti verrà in mente qualche altro episodio che invitiamo a segnalare.

    1957: Juan Manuel Fangio nel GP di Germania

    Il cambio gomme di oggi può durare meno di tre secondi. Se va male si arriva a quattro. Se le cose vanno proprio storte ce ne vogliono dieci. Nel 1957 la Formula 1 funzionava diversamente. Juan Manuel Fangio durante il GP di Germania fa una sosta con la sua Maserati 250F quando è al comando. Ci mette 1 minuto e 16 secondi per ripartire. A quei tempi era normale. Rientra in pista con 48 secondi di distacco dalle Ferrari di Mike Hawthorn e Peter Collins. L’argentino inanella una serie incredibile di giri veloci che lo fanno tornare in testa alla gara. La fatica fu tanta che, dopo l’impresa, ammise di aver passato due notti insonni.

    1982: Riccardo Patrese nel GP d’Austria

    Non crediate che i rifornimenti in gara siano argomento degli ultimi vent’anni. Per molto tempo sono stati consentiti. La manovra, però, era talmente complicata che non veniva effettuata in quanto non utile per vincere la gara. Il primo esperimento di rifornimento strategicamente pianificato durante un Gran Premio di F1 risale al 1982. Quell’anno la Brabham deve gestire gli assetati propulsori BMW turbo e pensa di dividere la gara in due stint. Brabham, coadiuvato da un team manager che risponde al nome di Bernie Ecclestone, riesce nell’operazione durante il GP d’Austria. Riccardo Patrese entra nella storia. Per evitare che altri seguano questa strada, allora ritenuta pericolosa, dal 1984 la Federazione vieta i rifornimenti in gara.

    1989: Nigel Mansell nel GP del Portogallo

    A quei tempi la pit lane era un luogo decisamente pericoloso. Basti dire che non vi era il limite di velocità e le monoposto sfrecciavano ad oltre 200 km/h. Ogni tipo di manovra, quindi, era vietata. Non la pensava così quel mattacchione di Nigel Mansell che, durante il GP del Portogallo, arrivato lungo sulla piazzola del cambio gomme, ingrana la retro e si aggiusta ben bene come una signora mentre va a fare la spesa. Questa resta la retromarcia più famosa della storia. Il Leone d’Inghilterra si becca una bandiera nera che ignora e, durante la sua battaglia con Ayrton Senna, speronandolo, non gli fa concludere la gara.

    1991: Nigel Mansell nel GP del Portogallo

    Sempre Mansell e sempre GP del Portogallo! Piena è la storia della F1 di ruote che si staccano dopo il pit stop. Questo è certamente uno de casi più famosi, destinato a diventare proverbiale. Per gli anni a seguire, bastava dire “ruota di Mansell” per farsi capire. La ruota si stacca dalla macchina dopo il pit stop causa errato montaggio. Mansell stavolta non ingrana la retro, resta fermo in pit lane ma viene squalificato lo stesso perché i suoi meccanici gli hanno riattaccato la gomma fuori dalla zona consentita per regolamento. L’inglese aveva la vittoria in pugno e perde lì i punti mondiali che potevano dargli il titolo.

    1994: Jos Verstappen nel GP di Germania

    C’è un motivo per cui i rifornimenti in Formula 1 sono considerati pericolosi: il fuoco. La F1 ci mette poco a scoprirlo. Nel 1994 la pratica viene reintrodotta ed a metà stagione il pubblico mondiale resta senza fiato nel vedere una colonna di fuoco avvolgere la Benetton di Jos Verstappen. Sono momenti drammatici. Fortunatamente Jos “the boss” se la cava solo con uno spavento. Successivamente si scopre che la squadra di Briatore aveva manomesso il sistema di introduzione del carburante per accorciare i tempi del pit stop. Non si è mai più vista una cosa del genere

    1999: Eddie Irvine nel GP d’Europa

    18 anni dopo la ruota di Mansell, tocca alla ruota di Irvine diventare proverbio. L’irlandese ha ereditato dall’infortunato Schumacher i gradi di prima guida e si sta giocando il titolo di campione del mondo contro Mika Hakkinen. Al Nurburging si presenta in pit lane per un cambio gomme ma… ne manca una. E pensare che al muretto c’era la premiata ditta Jean Todt – Ross Brawn. Nessuno è perfetto. Da quel momento, però, tutte le termocoperte che tengono caldi gli pneumatici riportano la dicitura front left, front right, rear left, rear right per distinguere la gomma senza che vi siano gravi disguidi.

    2004: Michael Schumacher nel GP di Francia

    Nel Gran Premio di Francia del 2004 va in scena uno dei più celebri capolavori strategici dell’accoppiata Schumacher-Brawn. Stavolta il pit stop viene eseguito alla perfezione. Per quattro volte. La Ferrari del tedesco vince a Magny Cours regalando al tedesco ed alla scuderia di Maranello l’ennesimo record. Nessuno aveva mai osato tanto. Nessuno osando tanto era mai riuscito a vincere la gara. Dal 2011 vedere quattro pit stop non sarà più un azzardo. Probabilmente una necessità. Ad aiutare il tedesco nell’impresa ci fu la corta pit lane del circuito francese. Altrove sarebbe stato impensabile.

    2008: Felipe Massa nel GP di Singapore

    Il Gran Premio di Singapore 2008 è passato alla storia per tanti motivi. Soprattutto per il crash-gate di Nelsinho Piquet che ha portato alla squalifica Flavio Briatore e Pay Symonds. Tra i danni collaterali di quella mossa truffaldina c’è il bocchettone del rifornimento che resta incastrato nella Ferrari di Felipe Massa e che il brasiliano letteralmente sradica portandoselo dietro lungo tutta la pit lane. A conti fatti si può dire che è lì che ha perso il mondiale. In quell’occasione finì sotto inchiesta il semaforo usato dalla Ferrari al posto della solita paletta, nota come leccalecca.