Red Bull F1: Webber gioca a fare la vittima?

Forse Mark Webber non è la vittima che tutti credono

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    Ancora una volta Mark Webber e Sebastian Vettel si sono seduti a tavolino e si sono scambiati un segno di pace. Dopo la “lite” in pista in Turchia, il team austriaco si era già trovato alle prese con malumori interni e prontamente aveva cercato di far tornare il sereno tra i due piloti mettendo una pietra sopra all’accaduto. Pietra che molto probabilmente si è mossa di nuovo, dal momento che, dopo lo “sgarro” di Silverstone al pilota australiano, sui box della lattina è tornato il maltempo. Da tutta questa storia Mark Webber ne è sempre uscito vincitore, oltre che in pista, anche nell’opinione dei fan e dei media… ma siamo sicuri che il veterano della Red Bull non soffra un po’ di vittimismo ingiustificato?

    RED BULL RACING. Partiamo dall’inizio. Vettel è la giovane promessa di Milton Keynes che a inizio stagione, sfiga a parte, sembrava destinato a portare il numero uno sul petto e a candidarsi per la lotta al titolo iridato. Ma il tedesco di Heppenheim non è il solo a guidare un fulmine e, a quanto pare, nemmeno a combattere per il mondiale. Webber non è di certo un pilota di serie B, ma forse nessuno si immaginava che in poco tempo il pilota australiano, con gli austriaci da quattro anni ormai, potesse oscurare il pupillo di casa Red Bull e diventarne il suo avversario più diretto e temibile. Le prime scintille tra i due sono cominciate all’Istanbul Park, con un sorpasso azzardato che è costata la gara a Vettel e che ha messo in evidenza come Webber non abbia alcuna intenzione di rendere la vita facile e fare sconti al compagno di squadra. Dopo i primi malumori sembrava tornato il sereno, anche grazie alla ripresa del tedesco a seguito delle due vittorie consecutive di Webber, ma a Silverstone la squadra è nuovamente entrata in crisi.

    GP GRAN BRETAGNA F1. Per l’appuntamento inglese, la Red Bull porta in pista due nuove ale anteriori che monta sulle RB6 di Webber e Vettel. Quest’ultimo, nelle libere 3 si gioca la sua, dal momento che i meccanici si dimenticano di fissarla nel corso di una sosta ai box e, non appena il tedesco torna in pista, l’ala striscia sull’asfalto e rimane danneggiata. Poco male, tanto c’è quella di Webber! L’australiano, secondo la logica di squadra di favorire il pilota in vantaggio in classifica, si vede così costretto a cedere il nuovo componente a Vettel, che ottiene la pole position. Webber, a dir poco infuriato, incanala tutta la sua rabbia sulla griglia di partenza, e al via brucia Vettel e si porta in vantaggio, vincendo così la decima tappa del mondiale. Ma la gioia per la sua terza vittoria stagionale non cancella il rancore per il torto subito, anzi, a fine gara Webber esplode e si pronuncia pesantemente contro gli evidenti favoritismi a Vettel. Seguono le solite polemiche, con Chris Horner che nuovamente fa da paciere e cerca di riportare l’ordine prima che la lotta intestina comprometta quella per il titolo. Riunione a Milton Keynes il mercoledì dopo la gara, con Webber che ammette di essersi lasciato un po’ troppo andare nelle sue dichiarazioni, e la tensione finalmente si allenta: si può tornare al lavoro.

    MARK WEBBER. Ma… si, c’è un “ma”. Per prima cosa, Vettel si era detto subito entusiasta della nuova ala, mentre Webber non riteneva che questa apportasse un contributo significante. Secondo, non è che all’australiano fossero toccate proprio le briciole a Silverstone, dal momento che a lui era stato destinato l’unico estrattore modificato disponibile e che il telaio spappolato con l’incidente nel gran premio di Spagna era stato sostituito con quello scartato da Vettel in precedenza: uno chassis di due chili più leggero di quello del compagno di squadra però, su cui i tecnici hanno potuto distribuire in modo migliore la zavorra e con cui, non dimentichiamoci, Webber è potuto salire sul gradino più alto del podio.

    Inutile, anche in Formula1, l’erba del vicino è sempre più verde…