Red Bull, Marko polemico: “Vettel è perfetto, Alonso fa politica”

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    red bull marko contro alonso

    AP/LaPresse

    Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Helmut Marko riesce a ravvivare il letargo invernale in cui è caduta la Formula 1 con dichiarazioni in grado di accendere la discussione. Nel suo ruolo di consulente esterno della Red Bull non ha mai brillato per moderazione e diplomazia, oltre a esaltare qualunque cosa facesse il suo pupillo Vettel, fosse anche vincere a tombola nelle feste natalizie.

    L’ultima sparata, ravvicinata rispetto alle recenti dichiarazioni con cui ha di fatto scaricato Mark Webber ancor prima che inizi il mondiale, riporta d’attualità il duello Vettel-Alonso. «La guida di Sebastian è stata virtualmente perfetta. Ma è un fenomeno, è sempre stata così». Non c’è che dire come professione di equilibrio.

    Rincara poi la dose, nelle dichiarazioni riportate dal Red Bulletin. «Dopo la pausa estiva, la curva delle sue prestazioni è schizzata in alto, è quanto accaduto anche nelle stagioni precedenti: non so come ci riesca, ma il continuare a farlo non è certo una coincidenza».

    Non si limita all’esaltazione del campione del mondo Marko, andando inevitabilmente a finire sul confronto con Fernando Alonso. La strategia dello spagnolo è stata a lungo improntata sulla lotta psicologica, quando escludeva sistematicamente il tedesco tra i rivali per la lotta al titolo. Legittimo sfruttare la tensione nervosa per inserire una variabile in più in quella che, altrimenti, sarebbe stata sorte segnata sul piano tecnico tra le due monoposto. «[Vettel] sa isolarsi dal resto del mondo e sa ricorrere a riserve che altri non anno: Alonso, ad esempio, che è impegnato a far politica e commenti divertenti. Vettel ignora tutto ciò, non legge i giornali o internet. Questo è il punto: ci concentriamo sul nostro lavoro, far andare la monoposto più veloce».

    Oltre alla stoccata al veleno sul ferrarista, dice anche altro Marko, specialmente sulla RB8, su Newey e ancora sulla relazione Vettel-Red Bull. «Abbiamo sofferto il divieto degli scarichi soffiati, perché eravamo assolutamente i migliori nel modo di utilizzarli. Il vecchio metodo è stato reintegrato, sebbene in una forma diversa. A un certo punto della stagione, il set-up ideale per la guida di Vettel doveva ancora esser trovato, ed è diverso da quello impiegato da Webber. Solo con quel set-up si può vedere l’incredibile Vettel al 110% in qualifica». Ora, se le parole hanno ancora un senso, e se lo stesso Marko ammette la superiorità assoluta del campione del mondo a patto che ci sia una condizione precisa, ovvero la macchina ritagliata perfettamente sulle proprie esigenze, andrebbe anche ricordata l’annata strepitosa di un Alonso che raramente si è trovato tra le mani una F2012 perfetta.

    Fa torto all’intelligenza propria (e a quella degli appassionati) Marko nell’accusare lo spagnolo di fare politica e perdersi in battute anziché concentrarsi sulla guida. Il riassunto conclusivo del Marko-pensiero si fa poi confuso, apparentemente in antitesi con l’esaltazione del suo pupillo, poiché ammette la necessità di una simbiosi perfetta tra pilota e macchina perché brilli la stella Sebastian. «Dico ai miei: “ragazzi, non c’è bisogno di Vettel se non sappiamo dargli la monoposto di cui ha bisogno per far brillare le sue doti“. Tutti hanno lavorato in maniera straordinaria, ma per un periodo nemmeno noi sapevamo cosa stesse accadendo». Ecco, è sopratutto grazie alla perfetta quadratura del cerchio che il titolo 2012 è meritatamente andato a Vettel, non certo per le capacità divine rispetto ad avversari come Alonso o lo stesso Hamilton. Il dibattito torna sempre allo stesso punto: lo spagnolo e l’inglese riescono ad andare oltre i limiti della macchina, il tedesco sa essere imbattibile quando tutti i meccanismi sono al loro posto e girano alla perfezione. Dote certo non da poco.