Red Bull, Marko: in F1 c’è troppa politica!

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    AP/LaPresse

    E’ una Red Bull sotto attacco. Non tecnico, ma politico. Almeno è quel che lascia intendere Helmut Marko, ancora sulle prime pagine dopo le esternazioni sull’ingresso della safety car nel Gran Premio d’Europa.

    La partita adesso si allarga e non è più limitata a un singolo episodio. C’è in ballo la regolarità della vettura progettata da Newey, continuamente sotto osservazione da parte degli avversari, c’è l’accusa di violare il patto sul contenimento dei costi, c’è il trattamento di favore ottenuto al pari di Ferrari e McLaren. Insomma, una Red Bull che ha ritrovato una supremazia tecnica – almeno a Valencia – ma che deve fare i conti con tanta politica, per dirla con le parole di Marko.

    «Quando pensi allo svolgimento di un week end di gara, tutto sembra molto bello e semplice, ma è assai diverso nella realtà. Ci sono tante questioni politiche nel mezzo. Se Martin Whitmarsh mi augura una buona giornata, divento molto nervoso e mi chiedo come mai», ha detto Marko.

    Le ragioni di tanta (presunta) ostilità all’interno del paddock sarebbero, a suo dire, da ricercare nella struttura stessa della Red Bull e nei risultati che è riuscita a ottenere.

    «La ragione principale è che non siamo dei costruttori di auto o una squadra classica. Quel che dà più fastidio è l’essere riusciti – insieme alla Ferrari – a ottenere un super-accordo con Bernie Ecclestone, non solo per budget ma anche per prestigio. La nostra vita adesso è così difficile!».

    A cosa fa riferimento Marko? Alla posizione privilegiata che la Red Bull ha ottenuto nel Patto della Concordia 2013-2020, con la scuderia della bibita energetica posta sullo stesso piano della McLaren e della Ferrari grazie ai risultati degli ultimi anni?

    Le dichiarazioni di Marko, riprese dalla stampa spagnola dopo essere apparse su un sito specializzato austriaco, sono quantomeno fuori luogo. Ha qualche elemento specifico di cui lamentarsi Marko? Lo dica, viceversa lanciare accuse di una presunta invidia degli altri team, con la McLaren citata indirettamente, lascia il tempo che trova e piagnucolare come se fosse la più debole tra le scuderie non rende giustizia a una squadra che è diventata di vertice in poche stagioni.