Regole F1: Red Bull isolata dagli altri team! FIA, Todt: “Non voglio fare il dittatore”

Formula 1: la Red Bull non vuole accettare l'RRA per il controllo dei costi

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    Regole F1: Red Bull isolata dagli altri team!

    Christian Horner, team principal della Red Bull, insiste: non è preoccupato di restare isolato dopo aver nuovamente rifiutato l’accordo sul tema del controllo delle spese. La discussione è una piccola ma essenziale parte del più ampio ragionamento attorno al nuovo Patto della Concordia. Il punto è che la scuderia austriaca non ritiene corretto il punto di vista adottato dai rivali per arrivare all’obiettivo di tenere bassi i costi. In particolare, la Red Bull crede che il tanto discusso RRA (Resource Restriction Agreement) non dovrebbe essere introdotto dalla FIA per il 2013 se non includendo limiti anche alla spesa sui motori. In conseguenza di questo atteggiamento, è arrivato un vero e proprio isolamento. Primo episodio, due settimane fa in Giappone: né la scuderia di Milton Keynes, né la sorella minore Toro Rosso, sono state invitate ad un meeting tra i team principal della Formula 1. Di fronte a tutto ciò, il presidente della Federazione, Jean Todt, prova ad usare l’arma della diplomazia e dichiara:“Non voglio essere un dittatore”.

    Red Bull: “No al RRA, sì a regole stabili”

    “Riteniamo ironico sentir parlare di riduzione dei costi dalle stesse persone che sbandierano ingaggi di un certo tipo per i loro piloti. Noi ci sentiamo a posto nella nostra posizione. Se a qualcun altro non sta bene, è un suo problema. Non nostro - ha dichiarato Horner parlando della politica Red Bull - Noi crediamo che l’RRA non sia un modo efficace per controllare i costi perché si limita solo ad alcuni elementi. Ci sono aree che vengono escluse e ci sono diverse persone giuridiche che operano in modo diversi in nella proprietà dei team. Quello che noi abbiamo sempre detto è che vogliamo qualcosa di trasparente ed comprensiva di tutto. Un RRA solo sul telaio non raggiunge questo obiettivo. Se includessimo anche il motore, diventerebbe già più interessante ma la nostra vera convinzione è che ci debba essere stabilità nelle regole come miglior modo per controllare i costi. Abbiamo visto che con regole stabili, molti team anche indipendenti possono essere competitivi”.

    Todt: “Non voglio fare il dittatore”

    Jean Todt, noto da sempre per usare modi piuttosto autoritari pur di raggiungere i propri obiettivi, da quando si è vestito dei panni di presidente della FIA, ha cambiato atteggiamento. E pare trovarsi proprio bene nel ruolo di diplomatico:“Non sono un dittatore che cerca di controllare. La Formula 1 è un affare da quasi 2 miliardi di dollari ma la FIA è una organizzazione no-profit che ha bisogno di promuovere lo sviluppo dello sport e della sicurezza stradale – ha detto al Financial Times – mi viene da ridere quando leggo che stiamo perdendo il controllo. Il mondo sta cambiando. Dobbiamo essere ambasciatori dello sport e dell’industria. Per quanto riguarda la Formula 1, dobbiamo portare avanti i valori della competizione nel rispetto dell’ambiente e tenendo a bada i costi. Soprattutto in un momento di crisi come l’attuale”. La più grande sfida che Todt si trova ad affrontare da quando è salito a capo della FIA è la firma del nuovo Patto della Concordia. In un comunicato diramato proprio dalla Federazione al termine dell’ultimo meeting tra i team, si legge:“Tutti i partecipanti all’incontro sono stati spinti a chiedere chiarimenti. Il risultato è stato un utile dibattito su come operare dal 2013 in poi. Un successivo importante step è stato fatto per mettere al sicuro il futuro del campionato mondiale di Formula 1. Nelle prossime settimane dovrebbe essere raggiunto un accordo definitivo tra FIA, scuderie ed il detentore dei diritti commerciali”.