Robert Kubica, la classe non è acqua

formula 1 2008, gran premio di monaco sul circuito di montecarlo

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    Robert Kubica, la classe non è acqua

    Dalle stradine del circuito di Montecarlo esce un Robert Kubica letteralmente immenso. Il pilota della BMW Sauber disputa uno strepioso GP di Monaco dove, a differenza di molti blasonati colleghi, non sbaglia nulla nonostante le molte insidie portate dall’acqua caduta sull’asfalto del Principato.

    APPUNTAMENTO. E dire che lo stesso pilota polacco aveva indicato da giorni e giorni l’appuntamento monegasco come cruciale per la sua stagione. A far abbassare il suo morale ma, evidentemente, non le sue motivazioni, c’avevano pensato le prestazione della sua BMW a passo lungo che non si trovava benissimo in una pista del genere e una Ferrari apparsa come al solito imbattibile fino alle qualifiche del sabato.

    LA DIFFERENZA. Kubica, però, è rimasto fermo nelle sue convinzioni ed alla fine ha avuto la meglio su tutti i suoi rivali ad eccezione di Lewis Hamilton. In questo senso, suoi grandi meriti sono quelli di aver vinto il duello impari con un Felipe Massa al volante di una Ferrari sulla carta molto più performante della BMW Sauber. “Non me l’aspettavo assolutamente di finire secondo - dichiara ai giornalisti il pilota di Cracovia – non credevo che avrei avuto il passo per farlo. E’ stata una gara tanto fanstastica quanto difficile”.

    PARLIAMO DI IMPRESA? Giudicate voi. Con la sua solita modestia Kubica tuttosommato minimizza, ma non nasconde le difficoltà incontrate:“Le condizioni erano molto difficili perché non eravamo preparati per una pioggia così forte. La visibilità è stata al limite per buona parte della gara e ho anche sofferto problemi di graining sulla gomme che hanno ulteriormente complicato la mia situazione”.

    MONDIALE VIETATO. Guai, però, a fargli notare che è lui il quarto incomodo per la vittoria del titolo mondiale:“Sì è vero, sto facendo un buon campionato ma penso a ragionare gara per gara. Ancora non siamo all’altezza della Ferrari. Fino a che non raggiungeremo quel livello, non ha senso parlare d’altro”.