Roland Ratzenberger, il ricordo a 23 anni da Imola 1994 [FOTO e VIDEO]

Roland Ratzenberger, il ricordo a 23 anni da Imola 1994 [FOTO e VIDEO]

Il ricordo del pilota austriaco a 23 anni dal tragico weekend di Imola. il 30 aprile 1994 ci lasciava Roland Ratzenberger.

da in Circuito Imola F1, Storia della Formula 1
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    Tra Salisburgo e San Paolo del Brasile c’è una distanza abissale, 9.900 chilometri separano la patria di Mozart da quella del samba. Austria e Brasile sono mondi agli antipodi, oggi come vent’anni fa. Distanze che diventano passi, brevi e tragici, se rappresentati su un circuito di Formula 1.
    Il trait d’union è la terra della passione per i motori, per il Cavallino, per la Ferrari. Imola, nel 1994, in poche ore portò dal caldo paulista alla fredda Austria e di nuovo in Brasile tutto il mondo dello sport. Roland Ratzenberger non aveva il curriculum di vittorie del suo più celebre collega, ma condivideva lo stesso sogno. Era arrivato in Formula 1 da poche settimane e la modesta Simtek era il massimo che poteva permettersi per esser presente in griglia. Quella griglia di partenza sfumata in Brasile, agguantata ad Aida, rubata dal destino all’Enzo e Dino Ferrari nel corso delle prove il 30 aprile ’94.

    La Simtek, Villeneuve e Senna

    Stava tentando di qualificarsi Roland, consapevole che il nemico numero 1 era il cronometro da battere. Non sapeva che un altro nemico nascosto, invisibile, era a bordo con lui e avrebbe vinto tragicamente. L’ala anteriore della monoposto si rompe, vola via un flap, incapace di reggere a un impatto con un cordolo diranno le ricostruzioni. Roland non può saperlo e via comunque per strappare il tempo. Magic vola per la pole position, è il re del giro veloce. Roland lotta per qualificarsi.

    Variante bassa, il giro inizia con l’adrenalina a mille per oltre 20 secondi da fare in pieno. Rettilineo di partenza. Tamburello. La Simtek è oltre i 300 orari e davanti c’è un altro mito, sotto forma di curva. Gilles Villeneuve stampò Ferrari e nome su quella piega a destra prima della Tosa, la collina della passione. E’ alla Villeneuve che Roland viene battuto dal nemico invisibile. Senza alettone anteriore, a più di 300 orari, una Formula 1 – allora come oggi – non segue i comandi del suo padrone. Senna, Schumacher, Prost, Fangio: nessuno può battere la fisica.

    Va dritta in pochi istanti, secondi che per il povero Roland Ratzenberger forse saranno stati eterni o forse no. L’impatto con il muro è devastante.

    Non ci sono barriere di protezione, la sicurezza in Formula 1 nel 94 è qualcosa con cui non si sono ancora fatti i conti. Quando la modesta monoposto riemerge dopo aver scivolato per decine di metri sul muro è già alla Tosa e il dramma è sotto gli occhi di tutti.

    L’abitacolo è squarciato, con la tuta bianca di Roland macchiata di rosso. Quel bianco-rosso della bandiera austriaca, orgogliosamente riportato sul casco. Formalmente la vita di Ratzenberger cesserà in ospedale, perché rianimato in pista, dove di fatto è morto. Con i se e i ma non si fa la storia (purtroppo). Ma se il decesso fosse stato dichiarato sul circuito del Santerno, la pista sarebbe stata posta sotto sequestro. Non avremmo comunque indietro l’austriaco, tuttavia il bagno di sangue di Imola, nel 1994, si sarebbe concluso in quel 30 aprile, assolato pomeriggio delle qualifiche.

    Salisburgo e San Paolo sono e restano divise da 9.900 chilometri, ma Imola quasi vent’anni fa, le ha riunite in un destino unico. Il calore e l’emotività verde-oro erano pronti a rendere omaggio a quel pilota scomparso mentre provava a raggiungere il suo sogno. Bianco e rosso, i colori belli della bandiera austriaca, sarebbero dovuti sventolare sul gradino più alto del podio un giorno dopo. Era la promessa di quel paulista perennemente tormentato, costretto a superare qualcosa che gli suggeriva di fermarsi dopo un sabato di tragedia. Era stato il primo a catapultarsi sul luogo dell’incidente, a capire cosa fosse successo, parlare con l’amico di sempre, Sid, che invano provò a portarlo su un’altra strada.

    Ventiquattr’ore dopo, a poche centinaia di metri di distanza, la promessa di Ayrton a Roland è svanita terrenamente per concretizzarsi lassù, dove è bello immaginare una consegna di persona tra due piloti accomunati dalla stessa età e uguale tragico destino.

    Fabiano Polimeni

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