Ron Dennis incomprensibile: alle soglie dell’inferno pensa solo alla vittoria in pista?

Ron Dennis incomprensibile: alle soglie dell'inferno pensa solo alla vittoria? Il comporramento del boss mclaren è quello o di un grande bugiardo o di uno che non capisce in che guaio è finito

da , il

    Ron Dennis incomprensibile: alle soglie dell'inferno pensa solo alla vittoria?

    C’è qualcosa che non torna nel comportamento di Ron Dennis. Lo dico basandomi semplicemente su quello che si vede.

    In base al comportamento del patron della McLaren, sembra che non abbia ancora capito la gravità della situazione in cui si trova col suo team: è mai possibile?

    No. Non è possibile.

    Facciamo, però, qualche passo indietro.

    Dall’inizio della storia, Ron Dennis si proclama innocente e vittima, a sua volta, dell’azione illegale compiuta da un suo dipendente.

    Le indagini vanno avanti, le prove – pare – diventano sempre più schiaccianti e anche il processo viene considerato interamente da rifarsi.

    Ora mi chiedo: che senso ha rifare il processo da capo se il risultato sarebbe il medesimo di quello di prima? Prima c’è stata una sentenza NON di assoluzione, ma di “non punizione”. E’ chiaro che la possibilità che venga punita la McLaren è molto alta.

    Chiudiamo comunque questa parentesi, perché adesso non ci interessa. Ci interessa un’altra cosa. Vogliamo prendere in considerazione proprio il personaggio Dennis e chiederci: non ha capito la gravità della situazione nella quale si trova, oppure sta portando avanti la nota tattica difensiva del “negare ad ogni costo” anche di fronte alle evidenze?

    Così facendo rischia una pena esemplare. Un conto è dire “Ok abbiamo sbagliato, chiediamo scusa”. Un altro conto è continuare a negare e a dire bugie su bugie. Questa tattica suicida può far davvero credere a ciò che Dennis dice, ma nel caso in cui la giuria possa dimostrare il contrario, sarà impossibile che la pena sia tenera.

    Collegandoci a questo, dobbiamo ricordare che Dennis non è nuovo a raccontare balle. A tal proposito si veda il Gran Premio di Ungheria dove fu sanzionato proprio per non aver detto il vero ai commissari più che per quanto accaduto in pista.

    Non spetta a noi fare il processo e non vado oltre. Ripeto solo che, se Dennis avesse “patteggiato”, sarebbe stato molto più semplice per tutti chiudere la vicenda. Lui, invece, ha provato a chiuderla (si veda accordo tentato con la Ferrari) ma senza voler pagare nessun dazio alla giustizia.

    E’ chiaro che non poteva cavarsela liscia perché la controparte un danno l’ha subito e, dal suo punto di vista, esige che venga ristabilito equilibrio.

    Fatta questa lunga premessa, arrivo al punto. In una situazione del genere, non si riesce a capire cosa ci sia da esultare per una doppietta ottenuta in pista quando tra 4 giorni in un aula di tribunale sarà messa in discussione l’INTERA STAGIONE. Ron Dennis dice “gli avvisi di garanzia sono stati mandati per distrarci” e poi a caldo dopo la vittoria tuona con “per me conta solo la pista!”. Piange e si commuove per la vittoria. Sembra non pensare ad altro che alle prestazioni delle sue vetture come se davvero fosse quella l’unica cosa importante.

    Si comporta come se la vittoria ottenuta a Monza fosse stato un lieto fine quando, invece, il campionato sarà deciso in tutt’altra sede e 18 o 10 o zero punti a Monza non avrebbero cambiato niente.

    Ron Dennis si comporta come se pensasse che la gente sia disposta a perdonarlo anche in caso di colpevolezza. Sembra credere che, anche nel caso in cui sia penalizzato, la gente pensi che sia lui il vincitore morale del campionato 2007. Deve capire, invece, che giovedì si giocherà non solo il mondiale 2007, ma forse la sua intera reputazione. Che senso ha, allora, gioire per una doppietta di fronte a ben altre preoccupazioni?

    Possibile che stia bluffando così spudoratamente? Se no, perché allora un simile comportamento? Solo la convinzione d’innocenza giustificherebbe le sue azioni e le cose che ha detto.

    Insomma: giovedì sapremo se abbiamo di fronte un grandissimo bugiardo o solo un uomo molto confuso, un innocente, probabilmente vittima di un qualcosa più grande di lui. Un uomo che, in fondo, ha pensato per tutta la vita alle corse, a vincerle correttamente e, dentro a questi casini e su questi casini, non riesce proprio a capirci niente… Un uomo che ha paura di quello che potrebbe succedere e, allora, preferisce pensare alla vittoria a ai suoi ragazzi. Un uomo che lascia la parola alla pista, l’unica che ancora sembra dargli ragione…