Rossi e la sua Mission Impossible II: “Battere la Ducati, senza possibilità di Replica”

Rossi e la sua Mission Impossible II: "Battere la Ducati, senza possibilità di replica"

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    bacio valentino welkom

    La seconda missione impossibile di Valentino.

    Certo, perchè la prima, invece, nonostante le scarsissime probabilità di riuscita, Valentino l’aveva comunque portata a termine:”Vincere con la Yamaha al suo primo anno con il team dei tre diapason”. Una Mission Impossible I, ma nonostante tutto, l’esito era stato “Mission Accomplished”, come nei migliori videogiochi.

    Già, perchè fino a qualche anno fa, sembrava un gioco vincere per Valentino. Dopo il lungo presidio Honda, con una moto da capogiro e una squadra di tecnici semi-dei, il talento di Valentino aveva toccato livelli altissimi, irraggiungibili.

    Con il passaggio alla Yamaha, una sola di queste tre variabili è rimasta fissa: il talento.

    In realtà anche gran parte del team di semi-dei, ma si sa che sono anche i contesti a fare la vittoria, non solo le persone.

    L’equilibrio era ormai rotto, il periodo d’oro stava per finire.

    Ma il genio-unificatore di Valentino non aveva ancora detto l’ultima parola.

    E così, una masnada di super-specializzati sbarcati in Yamaha insieme a Capitan Rossi riuscirono a compiere l’impresa nell’ormai lontanissimo 2005.

    Tante le difficoltà superate, e un gesto solo, memorabile, che ha fatto storia: il bacio dato da Valentino alla sua nuova M1 alla fine della vittoriosa gara di Welkom.

    Poi, (dal 2006 in poi) il diluvio.

    Strade in salita, Dei avversi, una moto-flop iterata per troppo tempo e troppe vicende personali finite sulle prime pagine dei giornali hanno fatto il resto.

    Due anni di non-vittorie, che bruciano peggio di una sconfitta meritata. Essere battuti da un pilota non sicuramente fulgido e brillante prima, e da un ragazzino poco più che ventenne poi, deve essere stata una bella batosta.

    Anche questa volta, la matematica ha fatto il suo corso. Non più un mix di tante superbe variabili, ma una sola costante: una moto imbattibile.

    Nel 2006, una Honda purosangue capace di tagliare il traguardo anche senza fantino sopra, nel 2007 una GP7 perfettissima, tanto vicina a quel mondo ideale che forse Valentino aveva toccato con mano proprio nel suo periodo “alato”.

    Parla, Valentino, a moto spenta e microfoni accesidi El Pais. Parla del suo presente e del suo futuro, con qualhe digressione con un sorriso al limite tra il curioso ricordo e il guizzo di orgoglio ferito:”Nel 2004 sono riuscito a vincere con una Yamaha che era sì inferiore sul piano tecnico alla Honda, ma le differenze rispetto a quest’anno erano tutto sommato minime. Quest’anno lottare con una Ducati che riusciva ad andare più forte anche di 20 km/h sul dritto era impossibile… impossibile anche per me! Tutti in squadra abbiamo commesso degli errori, io sono caduto al Sachsenring, ci siamo fermati spesso per rotture, persino a Valencia dove stavo dando il massimo per prendere qualche punto per il secondo posto in campionato. In ogni caso OK, pensiamo al 2008. Sono due anni che non vinco: ho imparato molto e sono maturato. Se vinci tutto ti sembra facile, ma se non vinci conosci realmente chi ti sta vicino solo per convenienza e chi ti è davvero amico. Adesso sono felice, perchè attorno a me ci sono solo le persone con le quali ho un sincero rapporto di amicizia e fiducia“.

    Ora si chiude. Un attesa di aprire nuovamente. Che cosa? Una nuova era, certo, di vittoria. Ma anche accendere una nuova M1, rivista e corretta, una vita diversa, magari con una dolce metà fissa e dichiarata al proprio fianco (Stoner docet), una residenza pià tranquilla in modo da non distruggere metà campionato. E’ Vaolentino stesso che ne parla, ormai con pià disinvoltura di prima: “Sul piano morale mi ha colpito, sicuramente nel weekend a Brno non ero al massimo da questo punto di vista. A Misano ero però determinato, pronto a giocarmi un piazzamento a podio, ma abbiamo avuto altri problemi. Adesso sto cercando insieme a persone di fiducia di sistemare questa vicenda: è una cosa che va aggiustata prima dell’inizio del prossimo campionato. E’ stata una brutta esperienza che mi ha aperto gli occhi, in particolare sulla stampa italiana: molti giornalisti non aspettano altro che ti capiti qualche disavventura o non riesci a vincere per attaccarti…“.

    Nuove gomme, nuovo team e nuovi orizzonti, tra le altre cose, come Vale stesso afferma: “Le prime sensazioni con le Bridgestone sono positive, era quello che mi aspettavo. E’ ancora troppo presto comunque, i tempi sono buoni, ma dobbiamo andar più forte. Oltre alla Bridgestone stanno lavorando tutti con determinazione in Yamaha, c’è la volontà di tornare a vincere e per questo bisogna soltanto lavorare duramente. Non penso il passaggio a Bridgestone si possa paragonare a quello del 2004 da Honda a Yamaha: è tutta un’altra cosa. La scelta di passare a Bridgestone è stata in un certo senso “dovuta”, e anche se ci sono dei “contro” in tutto questo era la scelta che bisognava fare. Del resto, non ho pensato di lasciare la Yamaha per il 2008, anche perchè ho un contratto firmato da tempo. Il cambio del regolamento ha condizionato molto questa stagione, pertanto è diciamo normale che ci siano stati dei problemi, non tutto gira sempre per il verso giusto. Penso comunque che la Yamaha, per quello che ha fatto in questi ultimi anni, si meriti un’altra chance“.

    Infine, due commenti sui suoi due principali avversari (uno dichiarato e l’altro mascherato da team-mate):”Sulla Honda posso dire che i giapponesi sono delle persone difficili con una mentalità diversa dalla nostra. Questo l’avevo capito tempo addietro, adesso anche Daniel Pedrosaha preso coscienza del loro modo di fare. Ha minacciato di andarsene perchè voleva le Bridgestone, ma se è restato è perchè gli hanno dato tutte le rassicurazioni del caso. Penso che la Honda sarà competitiva per il prossimo anno: sono inoltre convinto che i più forti avversari in griglia siano Pedrosa e, ovviamente, Stoner. Di Jorge Lorenzo, invece che dire.E’ un grande talento: mi piace pensare di averlo come compagno di squadra. Ha vinto due mondiali in 250cc non per caso, ma battendo degli avversari agguerriti. Farà bene. Con un altro compagno di squadra sarebbe stato meglio? Non penso proprio“.

    Cosa aggiungere?

    L’analisi perfetta, con qualche piccola reticenza forse, è stata fatta da Valentino stesso.

    Non resta che aspettare.

    Il 22 gennaio.

    La MotoGP 2008.

    Il prossimo trionfo di Capitan Valentino.