SBK 2017: il pagellone finale della stagione!

La stagione di SBK 2017 è terminata. Ecco le pagelle da 10 a 0 a tutti i protagonisti del campionato delle derivate di serie. Grande annata di Jonathan Rea e la Kawasaki, spettacolo e competitività da rivedere.

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    SBK 2017: il pagellone finale della stagione!

    La stagione di SBK 2017 è giunta al termine con il terzo titolo piloti consecutivo di Jonathan Rea e con la vittoria della Kawasaki nel costruttori. E’ stata una stagione non particolarmente memorabile, che ha visto un solo ed autentico padrone dal primo round all’ultimo. La leadership di Rea non è mai stata messa in discussione da nessuno. La superiorità di Kawasaki e Ducati sulle altre moto è stata quasi imbarazzante. Il divario tra questi due costruttori e la concorrenza è enorme, questo ha comportato un livellamento verso il basso della spettacolarità delle gare. Qualcuno è riuscito a mettersi in mostra, correndo con moto di non primo piano, ma sono stati pochi gli episodi in cui Kawasaki e Ducati non sono arrivate nei primi quattro posti della classifica. Ad ogni modo diamo le pagelle da 10 a 0 alla stagione di SBK 2017.

    VOTO 10: Jonathan Rea

    16 vittorie stagionali, due ritiri, sempre a podio e 556 punti finali. Questo è il bottino di Jonathan Rea nel 2017. Per lui è arrivato il terzo titolo consecutivo in questa categoria in sella alla Kawasaki. E’ stato un anno memorabile per il pilota del Nord Irlanda, che ha scritto la storia di questo sport: ha superato il numero di vittorie di Troy Bayliss e ha realizzato il miglior punteggio per un pilota in una singola stagione. Era impensabile e impossibile far meglio di così. Jonathan Rea merita 10 e lode.

    VOTO 9: Leon Camier

    Diamo un voto di incoraggiamento ad uno che ha fatto vedere di che stoffa sia, Leon Camier. Il pilota inglese della MV Agusta è stato forse uno dei più positivi dell’intera stagione, arrivando spesso ai piedi del podio con una moto vecchia di 20 anni e con qualche cavallo in meno da sprigionare rispetto alle ufficiali. E’ il primo dei piloti che non corre con Kawasaki, Ducati e Yamaha, e ha fatto vedere come si lotta davvero in questa categoria. Da quando è arrivata l’ufficialità del suo passaggio il prossimo anno in Honda, il suo rendimento è calato, ma merita il massimo della stima per quanto fatto nel 2017.

    VOTO 8: Chaz Davies

    Merita gli onori che spettano ad un grande guerriero. Chaz Davies ha cercato di tenere aperto il mondiale, non si è mai risparmiato e in pista ha messo sempre grinta e cuore. Uno dei piloti più spettacolari dell’intera categoria, che ha dovuto però inchinarsi alla supremazia di Rea. Il gallese della Ducati porta comunque a casa un bottino fatto di 7 vittorie e il “titolo” di vice campione. Magra consolazione, anche se la sua stagione non è stata facilissima: cinque ritiri e un’assenza per infortunio dopo l’incidente di Misano che lo aveva tenuto a letto con un frattura di una vertebra cervicale, pesano sulla classifica mondiale.

    VOTO 7: Xavi Fores

    Lo spagnolo Xavi Fores del Team Barni Ducati ha fatto una stagione superlativa, terminando al settimo posto nella classifica piloti. Il 32enne iberico ha sfiorato più volte il podio in questa stagione, ha quasi sempre lottato con i primi e può essere orgoglioso di aver portato una Ducati non ufficiale a lottare alla pari con le altre case. La sua stagione è molto positiva.

    VOTO 6: Yamaha

    Il progetto Yamaha sta crescendo e maturando, specialmente sul finale di stagione sono arrivati spesso e volentieri dei podi importanti. Quest’anno è mancata la vittoria e soprattutto non c’è stata la sensazione che questa moto potesse stare veramente davanti alla concorrenza di Kawasaki e Ducati. Le ultime uscite stagionali hanno visto molto più protagonisti Lowes e Van Der Mark e l’auspicio è che il prossimo anno possano lottare per il titolo, innalzando il livello del campionato, oggi molto poco competitivo.

    VOTO 5: Michael Van Der Mark

    Il pilota olandese ha avuto una stagione fra alti e bassi. Van Der Mark, pupillo della Honda, era stato strappato dalla rivale Yamaha per fare da prima guida e per conquistare nuovi successi in Superbike. Il risultato finale è una stagione conclusa con il sesto posto in classifica, alle spalle anche del suo compagno di team Alex Lowes, che in passato aveva rischiato anche il taglio dal team. A conti fatti una stagione negativa.

    VOTO 4: Marco Melandri

    La stagione del rientro dopo un anno e mezzo, un passato da campione da difendere, un ruolo di seconda guida non troppo apprezzato e continue lamentele nei confronti del mezzo al termine di ogni gara. Questa è la stagione 2017 di Marco Melandri, tanti podi e una vittoria a Misano, ma troppe troppe critiche nei confronti di una Ducati che gli ha dato una grande opportunità. Chaz Davies lo ha stroncato nel confronto diretto, Melandri ne ha certamente sofferto ed alla fine si è dovuto accontentare del quarto posto finale. Il bilancio di Macho è certamente negativo, non può essere più la prima guida che desidera essere.

    VOTO 3: Eugene Laverty e Lorenzo Savadori

    La coppia del team Aprilia Milwaukee, Eugene Laverty e Lorenzo Savadori hanno vissuto una stagione molto negativa. L’Aprilia non è certo la moto migliore del lotto, ma le premesse erano diverse. Nel 2016 Savadori aveva brillato con l’Aprilia privata del Ioda Racing Team, Laverty invece è sempre stato uno dei piloti di punta del campionato Superbike. La moto ad inizio anno sembrava potesse spiccare il volo, invece, a conti fatti, spesso i due piloti sono stati dietro all’argentino Leandro Mercado che ha corso con l’Aprilia privata della Ioda Racing Team. In classifica generale hanno chiuso col decimo e undicesimo posto, alle spalle anche di Jordi Torres con la BMW di Althea. Molto negativi.

    VOTO 2: Tom Sykes

    E’ sicuramente stato il pilota più deludente di tutta la stagione 2017. Tom Sykes è stato il lontano parente dello spietato pilota vincitore anche del titolo Superbike. In sella alla Kawasaki, miglior moto del campionato, Sykes ha deluso perdendo il confronto con Rea e soprattutto perdendo la sfida diretta con Chaz Davies. Infortunio a parte, Sykes è sembrato demotivato, poco coriaceo, mai aggressivo e gli unici guizzi li ha lasciati alle solite superpole che ha spesso conquistato. In gara invece si è sciolto come neve al sole. Sembra destinato al viale del tramonto.

    VOTO 1: Alla competitività

    In pista le uniche modo che quasi si equivalgono e possono lottare per la vittoria sono le Kawasaki e le Ducati ufficiali. Tutto il resto è lotta di contorno, nei primi quattro posti abbiamo quasi sempre trovato due piloti in verde e due in rosso. Se è capitato diversamente è stato per qualche incidente o per qualche errore dei vari Rea, Sykes, Davies e Melandri. Le varie Yamaha, BMW, MV Agusta, Aprilia e Honda hanno fatto le comparse in questa stagione, lottando per posizioni di ripiego.

    VOTO 0: allo spettacolo

    Quest’annata di Superbike è sicuramente da dimenticare per lo spettacolo in pista. Gare scontate, un unico dominatore (Rea) e qualche guizzo degli avversari (Davies in particolar modo). Gare spesso dimenticabili, con posizioni cristallizzate e pochi sorpassi importanti in pista. L’inversione della griglia di partenza in gara-2 è una soluzione che non ha donato spettacolo e che non ha reso più interessanti le gare, anzi è sembrata una “baracconata” bella e buona. Troppa è la differenza tra le moto da vittoria (Kawasaki e Ducati ufficiali) e le altre. Ben vengano altri cambiamenti, perché la Superbike sta perdendo il fascino che da sempre l’ha contraddistinta.