Schumacher, dopo il ritiro Pirelli gli offre un ruolo da tester [FOTO]

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    Giappone, GP Suzuka F1   Venerdi pre gara

    AP/LaPresse

    E adesso? Annunciato il ritiro, appeso definitivamente il casco al chiodo alla soglia dei 44 anni, quale futuro aspetta Michael Schumacher?

    Si ripeterà la storia già vista in Ferrari, quando divenne consulente del Cavallino rampante, addirittura uomo spot per la Fiat? Difficile crederlo. In Mercedes gli hanno offerto un non meglio precisato ruolo nell’organigramma della squadra, che in soldoni potrebbe diventare la brutta copia di quanto fatto per la Ferrari. Non potendo ottenere incarichi di primo piano nella gestione del team, che senso avrebbe fare da uomo immagine per la casa di Stoccarda? In fondo, nell’immaginario collettivo Michael Schumacher e la sua storia trionfale sono legati alla Ferrari, non certo alla Mercedes e a questi ultimi tre anni.

    Di sicuro non andrà alla ricerca di un “impiego” per pagare le bollette, visto che non ha alcun bisogno di soldi per la sua dorata pensione. Quindi, torna la domanda: cosa riserverà il futuro per il Kaiser?

    All’orizzonte potrebbe esserci ancora spazio per divertirsi al volante di una monoposto, con l’affatto trascurabile dettaglio di poter incidere sullo sviluppo dell’elemento che più ha limitato le ambizioni della Mercedes quest’anno: le gomme Pirelli. Paul Hembery ha lanciato sul tavolo una proposta: “continua a girare in pista e sviluppa le gomme Pirelli”, la sintesi. Schumacher è, insieme a Barrichello, l’unico pilota in attività ad aver corso con praticamente ogni tipologia di pneumatici: dalle slick anni Novanta, alle scanalate, passando per la concorrenza Bridgestone-Michelin, fino alle Pirelli. Un bagaglio di conoscenza sconosciuto a chiunque altro.

    «Credo che sia il tester di pneumatici più esperto nella storia della Formula 1. Se Michael è interessato siamo disposti a fargli un’offerta», ha commentato Hembery. Attualmente, il compito di sviluppare le gomme è dello spagnolo Alguersuari che, però, il prossimo anno rientrerà in griglia, con un possibile sedile in Sauber. Quanto ci sia di reale nella proposta della Pirelli è difficile saperlo, visto che anche a Robert Kubica è stata fatta una simile offerta, questa sì ben più sensata: aiutare il polacco alla riabilitazione, recuperando un gran talento per la Formula 1 e portare avanti il lavoro sulle gomme.

    Affidare un volante a Schumacher, oltre allo sviluppo degli pneumatici, saprebbe tanto di “giro sulla giostra” di tanto in tanto e, considerando l’innata competitività del tedesco, appare difficile trovare una spiegazione logica che possa giustificare un suo sì.

    Poi ci sarebbe un altro scenario, direttamente riportato dalla Gazzetta dello Sport: Schumacher potrebbe entrare nelle quote azionarie della Sauber, ricoprendo un ruolo direttivo ben più importante di quanto non sia stato quello in Ferrari dopo il ritiro o un eventuale impegno sempre con la Mercedes.

    C’è di più. Tante volte il team elvetico è stato accostato al gruppo Volkswagen, come porta privilegiata per l’ingresso in Formula 1 nelle vesti di motorista, dopo il 2014 – data di entrata in vigore dei nuovi regolamenti con i V6 turbo -. Ragionando con i se e con i ma, potrebbe essere un bel colpo d’immagine per la casa tedesca uno Schumacher in ruoli direttivi, il punto decisivo per sciogliere ogni riserva sull’impegno in Formula 1. Di certo non sarà una decisione che verrà presa a breve, come ha anticipato ieri il sette volte campione del mondo.

    Ampliando le prospettive extra-Formula 1, per continuare a correre ci sarebbe, perché no, il Dtm, la serie turismo tedesca nella quale già da diversi anni gareggia il fratello Ralf. Altro prestigio rispetto alle monoposto, con il vantaggio di evitare le trasferte a cui sarebbe costretto se accettasse di rimanere nel Circus.

    Qualunque sarà la scelta, resta ancora un valore aggiunto il nome Schumacher, in grado di catalizzare l’attenzione su di sé ovunque andrà: dalla partita di beneficenza, alla Race of Champions fino al torneo di bocce sotto casa. Un valore mediatico e, soprattutto, economico di non poco conto. Come dire, chi riuscirà a legare il proprio nome a quello del pilota di Kerpen farà comunque un bell’affare.