Schumacher in Ferrari, la storia: 11 anni in 11 Gran Premi [VIDEO]

Schumacher in Ferrari ha lasciato un grandissimo ricordo

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    Ok, d’accordo, abbiamo scherzato! Non c’è possibilità che Michael Schumacher torni in Ferrari al posto di Felipe Massa. Evocare il sette volte campione del mondo in orbita Maranello, però, ci ha fatto tornare la voglia di ripercorrere la sua fantastica storia al volante delle monoposto del Cavallino Rampante. A voler essere perfezionisti, ci sarebbe da scrivere non un solo libro ma addirittura un’enciclopedia su aneddoti, vicende, eventi vittorie e delusioni. In questo articolo abbiamo deciso di prendere una gara per ognuno degli undici anni – dal 1996 al 2006 – in cui Schumacher ha corso per la Ferrari. Non ci sono tutte le sue imprese. Neanche un decimo. Non ci sono tutti i suoi scivoloni. Abbiamo comunque voluto provarci: 11 anni in 11 Gran Premi che sicuramente – e sottolineo sicuramente – nessuno col cuore rosso ha mai dimenticato!

    1996, Barcellona: tutti ai suoi piedi

    Michael Schumacher si presenta a Maranello avvolto dallo scetticismo. Il suo talento è innegabile ma non a tutti i tifosi piace come persona. Ci mette poco il Kaiser a ribaltare il tavolo. Sotto il diluvio di Barcellona, al volante di una Ferrari decisamente fallimentare, sorpassa gli avversari come se fossero chicane. La sua è una vera impresa eroica. Quell’anno seguiranno altre due perle: Spa-Francorchamps e Monza. Così sboccia un amore.

    1997, Jerez: la macchia

    Essere arrivato a giocarsi il titolo mondiale all’ultimo GP con un punto in più in classifica contro la stratosferica Williams di Villeneuve è già un miracolo frutto quasi esclusivo delle grandissime qualità di guida di Schumacher. La macchia dell’incidente cercato -soprattutto se abbinata all’episodio di Adelaide 1994 quando vinse il suo primo titolo contro un ingenuo Damon Hill – resta e resterà per sempre ma solo gli stupidi possono usarla come bandiera di una ridicola crociata contro un pilota comunque immenso. Tutti i veri Grandi, Senna in primis, hanno fatto altrettanto.

    1998, Spa-Francorchamps: la rabbia

    A proposito di scorrettezze. David Coulthard ha rivelato alcuni anni fa nella sua biografia di aver deliberatamente cercato l’incidente con Michael Schumacher nel diluvio di Spa-Francorchamps 1998. Il tedesco, come suo solito, in condizioni al limite stava andando con un altro passo rispetto agli umani ed era persino in grado di doppiare praticamente tutti i rivali. Quei 10 punti persi, a fine stagione, gli sono costati il titolo.

    1999, Sepang: il rimpianto

    A Silverstone un incredibile problema ai freni alla prima curva, degno del miglior film di spionaggio e sabotaggio di James Bond, fa uscire fuori pista Schumacher procurandogli una doppia frattura alla gamba. Eddie Irvine diventa la prima guida. Il Kaiser ritorna in pista solo per le ultime gare della stagione con il ruolo di gregario nei confronti dell’irlandese. La sua prima missione è far vincere al compagno di box il primo Gran Premio di Malesia della storia. A Sepang non si era mai corso. Nessuno come Schumi riesce ad interpretare il tracciato. In gara deve rallentare per regalare il successo ad Irvine. Altrimenti – assicura chi c’era – sarebbe riuscito a dare un giro di distacco a tutti. E quella volta non c’era nemmeno la pioggia.

    2000, Suzuka: la nuova era

    Suzuka amara nel 1998 e nel 1999 per la sconfitta Ferrari contro la McLaren, stavolta è fausta per i colori italiani. La maledizione si rompe e finalmente è possibile fare festa con l’inno di Mameli. In questo video la retorica mazzoniana dà il suo massimo.

    2001, Barcellona: Hakkinen alza bandiera bianca

    Mika Hakkinen, rivale storico fino a quel momento, nel 2001 non è più il solito. Qualcosa nella sua mente è cambiata. Si dice che l’incidente dell’Australia aveva fatto riaffiorare i ricordi del coma del 1995. Ciò che accade a Barcellona è l’emblema di quella stagione. Il finlandese si deve ritirare a poche curve dal termine del Gran Premio quando è in testa. Piove sul bagnato per lui che perde sempre più motivazioni e, di fatto, apre la strada ad una stagione epica per il suo amico-rivale Schumacher che nel 2001 vince il titolo in scioltezza non sapendo ancora quanto sarà persino più in discesa l’anno seguente.

    2002, Magny Cours: la leggenda ha inizio

    Con sei gare d’anticipo sul finale di stagione Schumacher vince in Francia il suo quinto titolo, eguaglia Juan Manuel Fangio ed entra a tutti gli effetti nella mitologia dello sport a motore. L’immagine dello zig-zag dopo il traguardo è nei libri di storia. In quella stagione, però, va in mondovisione anche il pasticciaccio di Zeltweg quando Barrichello lascia a Schumacher una vittoria inutile vista la superiorità della Rossa sugli avversari. Da quel momento la FIA vieterà gli ordini di scuderia. Nel 2010, però, con presidente della Federazione quel Jean Todt che otto anni prima era al muretto box di Maranello ad ordinare a Barrichello “fai passare Michael”, torneranno legali.

    2003, Indianapolis: più forte dei complotti

    Complotto è una parola grossa ma rende bene l’idea su come furono costruiti i regolamenti della F1 del 2003. Tutto va contro alla Ferrari con il chiaro intento di toglierle la supremazia mostrata negli anni precedenti. Due elementi su tutti: il sistema di qualifiche tipo “superpole” vede nettamente penalizzato il pilota che aveva vinto il Gran Premio precedente; il sistema di punteggio premia troppo poco la vittoria. Tra sfortune varie, si arriva alla penultima gara con Schumacher in lotta con Raikkonen e Montoya. Ad Indianapolis quel giorno piove. Il colombiano della Williams commette una scorrettezza nei confronti di Barrichello che gli costa una penalità e il resto è storia con la Ferrari numero 1 che rimonta alla grande sul bagnato e consente al tedesco di ipotecare il suo sesto alloro iridato.

    2004, Magny Cours: 4 pit stop e via

    La Ferrari F2004 è una creatura perfetta. Quella domenica a Magny Cours, però, la Renault di Fernando Alonso vuole creare problemi. Basta mezza parola via radio tra Ross Brawn e Michael Schumacher per cambiare la strategia in corsa e passare a 4 pit stop. Cinque stin in tutto. Una cosa mai fatta prima. Il tedesco spinge come in qualifica per tutto il Gran Premio e sotto alla bandiera a scacchi, riesce a tenersi dietro lo spagnolo.

    2005, Indianapolis: la gara più strana

    In una delle annate peggiori dello Schumacher ferrarista, citiamo il GP degli USA per ricordare come allora a determinare le prestazioni delle monoposto è soprattutto la guerra tra i gommisti della Michelin e quelli della Bridgestone. I giapponesi nel 2005 sono nettamente inferiori e trovano gloria solo ad Indianapolis quando i team gommati dai francesi non prendono parte alla gara per motivi di sicurezza legati alla resistenza degli pneumatici in parabolica. Va così in scena la corsa più surreale della storia.

    2006, Suzuka: il sogno in fumo

    Suzuka, ancora lei, la pista dei verdetti. Schumacher sta viaggiando verso la quasi matematica certezza dell”ottavo titolo iridato quando siamo al penultimo GP della stagione. Ma il suo motore va incredibilmente in fumo. Il sogno è finito. Alonso vince e ribalta la situazione in classifica a suo favore. Ciò che stupisce è vedere la calma con la quale il pilota Ferrari accetta la decisione della sorte. Ringrazia tutti, soprattutto i meccanici. E saluta con un sorriso. Due settimane dopo in Brasile, nell’ultima gara della sua carriera in Rosso e senza che sia ancora immaginabile un suo clamoroso ritorno, dà grande ancora spettacolo.