Schumacher, ritiro: le voci del paddock

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    F1 Monza, Gran premio d'Italia   Il giovedì prima della gara

    AP/LaPresse

    Sono due grandissimi dell’automobilismo a dire addio nella settimana che va verso il week end del Gran Premio del Giappone. Sebastien Loeb e Michael Schumacher appendono il casco al chiodo. Uno ancora all’apice della carriera, con la voglia insaziabile di misurarsi altrove, in nuove sfide, perché no, la pista; l’altro, leggenda in pista, tornato perché a star sul divano e leggere il giornale proprio non si abituava.

    Sebastien e Michael, personaggi fatti per correre. Due ambiti diversi delle quattro ruote, accomunati dalla fame di record, vittorie e primati. Ma sono due addii profondamente diversi, con Schumacher che offre il bis dell’annuncio fatto a Monza 2006, mentre Loeb è alla sua prima volta.

    In tanti hanno criticato il campione di Kerpen quando decise di rientrare con la scommessa Mercedes: “chi te la fa fare?”, “perché rischiare di appannare la leggenda?”. Eppure il Kaiser confidava nei progetti della casa di Stoccarda, nel suo stratega Ross Brawn e nel trionfale 2009 della Brawn GP. Non è andata come tutti speravano, e tre anni dopo, a Suzuka, tocca fare il bilancio di una seconda carriera magra di soddisfazioni. Pochi lampi, quelli che sono bastati ad accendere chi, nel cuore, non lo ha mai dimenticato. Molti ferraristi probabilmente avrebbero fatto carte false per vederlo vincere ancora, forse anche a discapito della Rossa. Restano nella memoria le istantanee positive di Monza 2011, con la battaglia spettacolare con Hamilton; i sorpassi a Montreal sempre nel 2011, la pole position memorabile di Montecarlo quest’anno e, infine, il podio di Valencia, fortunoso ma splendido per i protagonisti che ha visto festeggiare con lo champagne: Alonso, Raikkonen, Schumacher: 16 anni di Ferrari tutti in una sola fotografia.

    In Mercedes, il campionissimo si è misurato anche con Nico Rosberg, riuscendo a ribattere alle prestazioni del figlio di Keke solo quest’anno. Proprio Rosberg ha commentato i tre anni trascorsi al fianco di Schumacher, lui che adesso dovrà vedersela con Hamilton. «E’ una gran perdita per il nostro sport, Michael ha contribuito tantissimo a rendere la Formula 1 così popolare in Germania e molti tifosi hanno acceso la tv grazie a lui. Ha ottenuto talmente tanto che è stato, e continua a essere, qualcosa di speciale ed è stata una grande esperienza per me guidare al suo fianco».

    Anche il campione del mondo in carica ha voluto salutare e rendere tributo a Schumacher, «E’ un peccato perderlo, molte persone volevano continuasse a correre, me compreso. Per fortuna avrà un altro incarico, così almeno lo vedremo di tanto in tanto», ha detto Vettel. E l’incarico gli è stato offerto dalla Mercedes, un ruolo ancora non ben definito nei contorni pratici, ma solo un generico auspicio di “cooperazione” futura, come confermato da Norbert Haug e Dieter Zetsche. Difficile pensare a uno Schumacher ambasciatore del marchio di Stoccarda, come avvenne per il Cavallino rampante. Tanto più dopo le scelte della Mercedes, che materialmente lo ha scaricato guardando al futuro e puntando su Lewis Hamilton.

    A margine della conferenza stampa di saluto al Circus, Schumacher ha dichiarato ad Autosport come le opzioni, in realtà, non sarebbero mancate per proseguire. «Se avessi voluto, avrei avuto delle opzioni per restare, ma non me la sentivo onestamente. [Cosa mi attende adesso?] E’ molto chiaro: sei gare, ecco cosa c’è dopo. Qualunque cosa accadrà non c’è motivo per prendere una decisione adesso, e farò esattamente come la prima volta, nonostante allora non pensassi ci sarebbe stato un ritorno».

    Ecco, quel che resta da augurare per l’immediato futuro al grande campione – in questo countdown fatto di sei gare – è ancora un colpo di talento, una stoccata per lasciare il segno un’ultima volta: fortunosa, meritata, insomma, una vittoria.

    FOTO DELLA CARRIERA DI SCHUMI