Schumi, l’ultimo abbraccio

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    Schumacher

    Monza, 10 settembre: ore 15.35. Schumi vince, saluta, ringrazia tutti. Ma proprio tutti. E annuncia l’addio.

    Un bagno di folla. Un abbraccio previsto. L’ultimo da campione per il popolo ferrarista nei confronti di Schumacher.

    Sul podio c’è Jean Todt. Non c’è altro rosso a confondere e non c’è Alonso.

    La festa è tutta per lui.

    C’è Raikkonen d’accordo, ma è lì, piccolo piccolo, in un angolino, che pensa già a quanto sarà grande la prossima volta.

    Michael Schumacher dice basta. Per parlare dei suoi numeri, gli unici in grado di rendere in modo esatto le proporzioni di ciò che ha saputo fare, vogliamo aspettare altre tre gare. Perché i record sono ancora tutti lì pronti per essere ulteriormente migliorati.

    Per parlare del futuro ci saranno ancora mesi e mesi. Perché le opzioni sembrano già almeno più d’una. E perché tutto farà fuorché starsene a casa.

    Dei retroscena si è già detto tutto. Più di tutto. Troppo.

    Resterebbero i ricordi. Ma anche per quelli è presto.

    Credo che lo scopriremo solo il prossimo marzo, quando lui non ci sarà, che foto sono rimaste nella nostra memoria. E quali ci balzeranno in mente sentendo il suo nome.

    Allora cosa dire? Mi è venuta l’idea che questa possa essere l’occasione giusta per rimettere in fila una carriera di successi INDISCUTIBILI e rendersi conto che è assurdo criticare un campione del genere.

    Nel 1994 vince con una Benetton nonostante squalifiche molto discutibili (guarda caso c’era sempre Briatore di mezzo), nonostante la Williams, nonostante quell’incidente ad Adelaide che ora sembra chissà che scorrettezza. Ma chi lo meritava quel campionato se non lui?

    Nel 1995 domina senza problemi, ridicolizza Hill che è costretto a centrarlo ogni tanto… giusto perché è l’unico modo per non farlo vincere ancora di più.

    Nel 1996 alla Ferrari trasforma un cavallino addormentato in uno stallone di razza. Vince come non succedeva da anni e si becca molti ritiri.

    Nel 1997 fa un errore. E’ vero. Ma giocarsi il mondiale fino all’ultima gara contro quella Williams… in quanti ci sarebbero riusciti?

    Nel 1998 non riporta il titolo a Maranello solo per un motivo: Spa-Francochamps e Coulthard. Tanto per parlare di (s)correttezza, il buon David rencentemente lo ha ammesso: l’ho fatto apposta!.

    Nel 1999 si frattura la gamba. Cosa alquanto rara in F1 oggigiorno. E butta via un altro mondiale sicuro. E come si può dire che lui ha SOLO fortuna.

    Dal 2000 al 2004 non c’è storia. E il bravissimo Barrichello, ordini di scuderia compresi, ha dimostrato di essere alla sua altezza?

    Nel 2005 i regolamenti sono fatti palesemente, quasi ufficialmente, apposta per creare scompiglio e sperare che la noia rossa venga fermata. Missione riuscita. Perché allora la FIA è pro-Ferrari?

    Detto questo, l’unica cosa possibile – da sportivi prima di tutto – credo sia quella di ringraziare un personaggio del genere. Se solo i ferraristi gli saranno grati per le vittorie, il conseguente buonumore ed il divertimento. Tutti dovranno esserglielo per avere nobilitato questo sport con le sue imprese. Con la sua passione. Con il suo talento.