Scuderie più vincenti nella storia della F1: la classifica

Scuderie più vincenti nella storia della F1: la classifica

    Ferrari

    Oggi scopriamo le scuderie più vincenti nella storia della F1. Gran parte del fascino e della storia della Formula 1 è dettato dalla storia delle scuderie che, nel corso di sessant’anni, si son trovate a fornire automobili tra le più veloci al mondo a piloti tra i più bravi del pianeta. Aldilà di innumerevoli meteore, ci sono scuderie che son state in grado di conquistare trofei a non finire fino al coronamento massimo a livello aziendale: il titolo costruttori. Scopriamo insieme le maggiori trionfatrici nella storia della Formula 1. Quali sono i cinque team che hanno vinto più volte il mondiale?

    Ferrari Schumacher

    Senza grande stupore, si resta comunque allibiti di fronte alla marea di coppe messe in vetrina dalla casa di Maranello. Fondata ufficialmente nell’autunno del 1929 da Enzo Ferrari col nome di Società Anonima Scuderia Ferrari, fin dai primi anni della sua attività ottenne importanti vittorie in ambito internazionale fino a sbarcare nel mondo della Formula 1 nel Gp di Monaco del 1950, la seconda gara assoluta della categoria: ad oggi, la Ferrari resta l’unico costruttore ad aver partecipato a tutte le 66 edizioni del Circus. Il primo titolò arrivo nel modo più tragico immaginabile, con il duello interno tra Phil Hill e Wolfgang Von Trips, quest’ultimo deceduto insieme a 14 spettatori nel corso del Gran Premio di Italia. Tra stagioni alterne, va segnalato il lungo digiuno dal 1983 al 1999 causato da una lunga striscia di macchine non in cima al livello competitivo che si ribaltò sul finire degli anni Novanta, in cui il Cavallino fece una scorpacciata di titoli (tuttora irripetuta) terminata nel 2008 con la conquista del sedicesimo titolo costruttori. Dal 2009, con il cambiamento regolamentare, si son succedute vetture tutt’altro che invidiabili, con cui il solo Fernando Alonso è riuscito a tener testa ai migliori in campo, dovendosi comunque accontentare del titolo di vicecampione del mondo per ben 3 volte.

    Williams FW07

    Fondata una prima volta nel 1976 per volere di Frank Williams, venne acquisita dalla Walter Wolf Racing a fine stagione, obbligando sir Frank a farla rinascere nel 1977, in cui schierò una sola vettura in qualità di team ma non di costruttore. Già nella stagione successiva si fecero sentire i benefici di un progetto proprietario, nato dalla mano di Patrick Head grazie alla munifica sponsorizzazione di una compagnia aerea saudita che accompagnò la scuderia nel corso del cosiddetto “primo dominio” (1980-81). A seguito di alcune rivoluzioni tecniche (una su tutte la scelta del motore Honda) e l’incidente occorso a Frank Williams nel marzo del 1986, arrivò un altra doppietta nel biennio 1986-87, prima di lasciare spazio alla corazzata McLaren Honda. Gli anni Novanta tornarono ad essere terreno di conquista per la scuderia di Grove, come testimoniano i 5 allori costruttori messi in bacheca, ma la successiva collaborazione con BMW non diede i frutti sperati, dovendosi limitare a qualche sporadica vittoria; da quel momento la Williams intraprese una triste parabola discendente, che è terminata solo nel 2014 grazie alla contemporanea sponsorizzazione Martini e fornitura Mercedes, pacchetto che anche in questa stagione ha permesso di disporre di una delle macchine più forti sulla griglia.

    McLaren 1988

    Altra scuderia britannica, nacque grazie all’intraprendenza del neozelandese Bruce McLaren nel 1963, aspettando però il 1966 per esordire come costruttore nella massima serie. Le prime vittorie arrivarono in seguito ad una trovata affidabilità negli anni Settanta, fino a conquistare il proprio primo titolo nel 1974, dovendo aspettare ben 10 anni per il secondo (1984), anno in cui lo strapotere McLaren regalò una delle stagioni più tese in classifica, culminata con il mondiale di Lauda su Prost per solo mezzo punto. Il matrimonio col motorista Honda portò linfa vitale al team di Woking, in grado di monopolizzare la scena tra il 1988 e il 1991; dagli inizi degli anni Novanta si susseguirono innumerevoli motoristi abbandonati dopo un solo anno di collaborazione, alla ricerca di una stabilità che venne ritrovata solo con Mercedes, promettente accoppiata che però fruttò un solo mondiale nel 1998. Andrebbe annoverato anche un nono titolo (2007) che sarebbe stato conquistato grazie all’ottima prestazione di entrambi i piloti nel corso della stagione, ma le vicende legate allo scandalo della Spy-Story costarono alla McLaren 100 milioni di dollari di multa e, appunto, l’esclusione dalla classifica costruttori.

    Lotus Monaco 1986

    E’ una delle scuderie che più ha saputo catalizzare l’affetto di tutti i tifosi del circus, grazie anche al genio del fondatore Colin Chapman, uno degli uomini più innovativi di sempre nel campo dell’automobilismo: a lui (e alla sua squadra di fidi ingegneri) vanno una lunga serie di meriti e innovazioni, dalle più stravaganti a quelle che invece vennero massiciamente copiate dagli avversari. I primi fasti si devono al talento del grande Jim Clark, capace di conquistare il titolo mondiale nel 1963 e nel 1965 e consolidare la Lotus nella parte alta della classifica prima di scomparire tragicamente, come troppi piloti a bordo di quelle vetture nero-oro. Per l’ultimo bis iridato si dovette attendere il 1978, annata in cui le vetture di Chapman dominarono la stagione con Andretti e Peterson fino alla scomparsa di quest’ultimo nel corso del primo giro del Gp di Monza, in cui i giochi mondiali si decisero nel modo più tragico. La morte del fondatore contraddistinse un periodo ombroso e avaro di soddisfazioni, la cui tendenza si ribaltò solo nel 1985 con l’ingaggio del futuro campionissimo Ayrton Senna, capace di ottenere pole, vittorie e di rimanere in corsa per il mondiale; la sua dipartita a fine 1987 segnò la fine della competitività della Lotus, ritiratasi poi nel 1994 dal mondo della Formula 1. Alla storia di questo team andrebbero anche aggiunte le vicende che videro il ritorno in pista di vetture marchiate Lotus e con una colorazione simile a quella storica, culminata con la ridicola disputa legale tra due team che cercavano di veder riconosciuta l’esclusività dell’utilizzo del team; chi vi scrive, però, non intende andare oltre, vista la completa assenza di legami con la grande scuderia che fu quella guidata da Colin Chapman.

    Red Bull Malesia 2013

    La cenerentola della Formula 1 moderna, oggi più che mai al centro dell’attenzione mediatica pr l’assegnazione della motorizzazione 2016. Nata dalle ceneri della Jaguar a fine 2004 (dopo alcune saltuarie presenze come sponsor su varie vetture) si dotò fin da subito di un junior team acquisendo la Minardi e facendola diventare il banco di prova dei suoi giovani più promettenti (tra i vari flop, su quella vettura hanno trovato un posto da titolare Sebastian Vettel, Daniil Kvyatt e Max Verstappen). Protagonista di un’inaspettata ribalta nel 2009 grazie alla penna di Adrian Newey, fu l’unica monoposto regolare in grado di contrastare la discutibilissima Brawn GP, per poi dominare la scena tra il 2010 e il 2013 vincendo otto mondiali, puntando sul talento di Vettel e dal macina-punti Webber. E’ stata probabilmente la vittima più illustre del cambio regolamentare del 2014, annata in cui è comunque riuscita ad aggiudicarsi tre insperate vittorie grazie alla tenacia e al talento di Daniel Ricciardo; questa stagione non ha invece regalato nulla di notevole se non un paio di podi, anche se in un mondiale dallo scarso interesse al vertice trova molto spazio la suddetta vicenda della motorizzazione per l’anno prossimo, per cui però ha già ricevuto più porte chiuse che altro.

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