Sebastian Vettel: biografia di un campione predestinato

Sebastian Vettel ha compiuto 28 anni. Ripercorriamo le eccezionali prestazioni del pilota tedesco quattro volte campione del mondo tra il 2010 e il 2013. [FOTO]

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    Vettel e Schumacher

    Sebastian Vettel compie 28 anni. Il talentuoso pilota della Ferrari, dopo gli anni d’oro in Red Bull, sta cercando di riportare in alto il Cavallino Rampante. Finora la sua stagione in Rosso è stata più che positiva con 1 vittoria e 5 podi complessivi che gli sono valsi il ruolo di unico antagonista alla coppia di piloti Mercedes. Sebastian Vettel, nel suo palmares, ha già collezionato ben 4 titoli mondiali ( è terzo nella Classifica Piloti di tutti i tempi insieme a Prost) oltre a 40 vittorie e 45 pole position. Numeri importanti che metton in mostra tutte le qualità del tedesco della Rossa ma che spesso non vengono ricordate o riconosciute dai tifosi. In passato il tedesco è stato criticato e sminuito in quanto la “sua” RB6 della Red Bull è stata una vettura eccezionale nel periodo tra il 2010-2013. Tutto vero ma andrebbe anche ricordato che la maggior parte dei campionissimi della F1 sono diventati tali guidando le monoposto migliori del lotto. Sfogliate le pagine per leggere la biografia e i record pazzeschi del campione tedesco della Rossa.

    L’uomo dei record

    Innanzitutto, stiamo parlando del detentore di tutti i record di precocità della Formula 1. Più giovane pilota di tutti i tempi ad andare a punti (GP Usa 2007), ad andare in testa ad un Gran Premio (GP Giappone 2007),  a conquistare una pole position (GP Italia 2008), a salire sul podio (GP Italia 2008), a ottenere una vittoria (GP Italia 2008), a conquistare il titolo mondiale (GP Abu Dhabi 2010). Gli unici primati di questo tipo che gli mancano sono quelli del più giovane pilota ad aver ottenuto un giro più veloce in gara (che appartiene a Rosberg, GP Bahrein 2006) e ad essere stato in testa alla classifica iridata (primato attualmente nelle mani di Hamilton).

    Non solo numeri

    Non sono tuttavia solo queste cifre a evidenziare il valore di Vettel. Molto meglio analizzare le circostanze che hanno portato a tali risultati. La carriera in Formula 1 del biondino di Heppenheim inizia nelle prove libere del GP di Turchia 2006, stampando subito il miglior tempo della giornata. L’esordio avviene invece a Indianapolis nel 2007: 7° in prova (lo stesso risultato ottenuto all’esordio da Schumacher, di cui viene indicato come erede per essersi formato nello stesso kartodromo) e 8° in gara, con il primo punto in carriera e il primo record di precocità incamerati. Dopo qualche gara fuori, torna in Ungheria, stavolta sulla Toro Rosso al posto di Speed: la BMW lo lascia andare e la scelta si rivelerà uno dei tanti errori dei bavaresi in Formula 1. Le prime gare di Vettel sono incolori, spesso dietro al compagno Liuzzi, fino al GP del Giappone, in cui riesce a mettere in mostra allo stempo tempo il talento immenso di cui dispone ma anche l’immaturità di un ragazzo di venti anni (problema non ancora risolto del tutto): 8° in qualifica (miglior risultato fino ad allora della squadra, e primo ingresso nella Top Ten), in gara grazie alla pioggia arriva anche al comando al giro 29 (altro record), poi inspiegabilmente mentre occupa la terza posizione si scontra con Webber in regime di safety car: ritiro per entrambi e grande occasione sprecata. Il riscatto avviene una settimana dopo in Cina: ancora grazie alla pioggia, conquista il 4° posto (miglior risultato del team) dietro solo agli inarrivabili Raikkonen, Alonso e Massa, con il compagno Liuzzi 6° dopo essergli partito 6 posizioni avanti.

    La consacrazione

    Nel 2008 parte titolare alla Toro Rosso accanto a Sebastian Bourdais. Alla prima gara in Australia, prima occasione sprecata: un incidente al via vanifica un piazzamento in Top Ten in qualifica, evento che per diversi Gran Premi non si ripeterà più. Bisogna infatti attendere il GP di Gran Bretagna per rivederlo 8°, in una sessione di qualifica condizionata dal tempo capriccioso, ma ancora una volta rovina tutto in gara con un testacoda al primo giro (in perfetta sincronia con Coulthard). In mezzo, diverse gare sul fondo dello schieramento, anche a causa di una vettura poco competitiva, ma anche i primi punti mondiali a Monaco, in una gara consistente (da “veterano” quasi, approfittando delle autoeliminazioni di colleghi più illustri, come Raikkonen e Alonso) e un altro punticino conquistato a Montreal. Poi, dal GP di Germania, la svolta: l’aria di casa gli porta bene e trasforma il 9° posto in griglia in 8° in gara, dopo un sorpasso in corsia box ai danni di Fernando Alonso. A Valencia è 6°, a Spa passa tutto il GP dietro il compagno di squadra Bourdais, ma ancora grazie alla pioggia gli finisce davanti all’ultimo giro. A Monza diluvia, e Vettel è in pole. Anche la gara è bagnata e Seb trionfa:  sembra guidare un hovercraft. Primo podio e prima vittoria per la Toro Rosso, sorta sulle ceneri della Minardi, ottenuta prima della sorella maggiore, la Red Bull che 2 anni dopo sarebbe stata etichettata come “missile”. All’ultimo GP dell’anno in Brasile piove ancora e Vettel infila il futuro campione del mondo Hamilton, consegnando per qualche istante il titolo al ferrarista Massa. A fine anno è 8°, davanti alle Toyota. E soprattutto, i suoi 35 punti sono più dei 29 messi insieme dalla coppia Red Bull. Sembra preistoria, ma è successo non più di 2 anni fa.

    L’Era in Red Bull

    Nel 2009, ancora una volta mette in evidenza alcuni suoi limiti: in Australia cerca di resistere a Kubica e il contatto gli costa un podio e una penalizzazione in Malesia. A Sepang la piogga potrebbe dargli una mano nella rimonta ma si gira (imitato in questo da altri colleghi). In Cina però firma anche l’albo d’oro della Red Bull: prima pole position, poi in gara prima vittoria, ancora sulla pioggia, con un sorpasso deciso su Button senza aspettarne la sosta ai box. Altri errori sono a Monaco e a Singapore, mentre comincia a delinearsi il leitmotiv della Red Bull Racing: niente ordini di scuderia, che pure gli avrebbero fatto comodo in Spagna, Turchia e Germania. A Spa esordisce con una macchina vincente all’Università dei Piloti, ma assiste all’ennesima lezione del Professor Raikkonen. A Silverstone, Suzuka e Abu Dhabi però è semplicemente irresistibile, e a fine anno la classifica parla chiaro: 2° posto dietro il solo Button, che a inizio stagione ha potuto contare sul vantaggio del doppio diffusore.

    La conquista del Mondo

    L’inizio del 2010 non è dei migliori con una vittoria in Malesia, due ritiri in Australia e Turchia e solo 3 podi complessivi nelle prime otto gare. La vittoria nel Gran Premio d’Europa riaccende l’entusiasmo e grazie ai podi in Germania e Ungheria accorcia il gap sui diretti avversari ma lo zero nel GP del Belgio non fa presagire nulla di buono. Dopo il 4° posto in Italia Vettel arriva 2° in Giappone ma si deve ritirare in Corea. Le sua chance iridate sembra essersi affievolite ma la vittoria in Brasile mantiene vive le speranze di successo. All’inizio dell’ultimo Gp della stagione, quello di Abu Dhabi ben 4 piloti (Alonso su Ferrari, Hamilton su McLaren, Webber e Vettel su Red Bull) sono ancora in lotta per conquistare il titolo. In qualifica è Vettel a spuntarla su Hamilton e Alonso mentre Webber conquista la quinta posizione in griglia di partenza. Vettel scatta bene al via seguito da Hamilton e Button che si infila davanti ad Alonso. Durante il primo giro Schumacher va in testacoda e viene centrato da Liuzzi con la conseguente entrata della Safety Car. I piloti riprendono a gareggiare con Hamilton che attacca Vettel ma col tedesco che resiste. Dopo i vari pit-stop Alonso e Webber restano imbottigliati dietro alla Renault di Petrov e dicono cosi addio ai loro sogni di gloria. Vettel va a vincere la gara davanti ad Hamilton e si laurea campione del mondo. Il giovane tedesco diviene campione dopo essere stato in testa alla classifica solo all’ultima gara della stagione, come successe a John Surtees nel 1964 e James Hunt nel 1976.

    Vettel cala in Poker

    Il 2011 si apre nel segno di Sebastian Vettel. Il giovane campione del mondo conquista ben 6 gare delle prime otto e nelle altre due (Cina e Canada) fa secondo. Anche nella seconda parte di campione è il tedesco il vero dominatore riuscendo a vincere altre 5 gare per un totale di 392 punti iridati. Nessun pilota è riuscito a stargli in scia e Vettel ha cosi potuto gioire per il secondo titolo consecutivo.

    Se il 2011 è stato tutto rosa e fiori, non lo si può dire certo del 2012. Vettel, delle prime 13 gare, vince solo in Bahrain conquistando la miseria di 4 podi complessivi. Alonso e la Ferrari vanno forte e sembrano irraggiungibili in classifica generale. Lo spagnolo, dopo il Gran Premio di Monza, ha un buon margine sul rivale e sembra quasi impossibile che possa perdere il titolo ma incredibilmente non riuscirà a completare il campionato davanti anche per degli errori dal muretto della scuderia di Maranello. Vettel vince 4 gare consecutive (Singapore, Giappone, Corea e India) riuscendo a portarsi davanti ad Alonso in classifica generale. Ad Abu Dhabi Alonso fa 2° e Vettel 3° ma in America si invertono le posizioni e lo spagnolo si ritrova cosi dietro all’ultima gara stagionale. A Sebastian Vettel basta un sesto posto in Brasile per conquistare il terzo titolo iridato con soli tre punti in più di Fernando Alonso.

    Nel 2013 sono ancora Alonso e Vettel i due grandi rivali per la conquista del titolo piloti e ancora una volta sarà il tedesco a spuntarla grazie ad una seconda parte di campionato strepitosa. Vettel infatti riuscirà a vincere le ultime 9 gare per un totale di 13 vittorie complessive stagionali. A San Paolo Vettel scenderà dalla vettura per inginocchiarsi e ringraziare la sua vettura.

    Gli ultimi anni

    In molti hanno definito Sebastian Vettel come un pilota capace di vincere solo grazie alla macchina ma questo è sbagliato perchè significa non solo non aver visto per bene i GP del 2010, ma anche  non aver seguito tutto il suo percorso in Formula 1. Gli errori che ha commesso possono sembrare molti, ma analizzando le carriere degli altri piloti emerge un’altra verità, i suoi colleghi hanno sprecato più di lui le occasioni per il titolo pur disponendo di maggiore esperienza. Il capolavoro del 2008 (più punti della Red Bull con la Toro Rosso, che prima e dopo di lui ha navigato sempre nei bassifondi della classifica) dimostra il suo valore immenso come la serie interminabile di successi consecutivi del 2011 e 2013. Nel 2014 è stato battuto dal team-mate Daniel Ricciardo ma quest’anno Vettel è l’unico pilota che sta mettendo (poco) sale alla lotta per il titolo mondiale piloti. L’età è ancora dalla sua parte e il totem di Michael Schumacher (pilota più vincente con 7 titoli mondiali) non è poi cosi distante. Riuscirà a raggiungerlo?