Sebastian Vettel, Germania ai suoi piedi

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    Non si placa il clamore suscitato dalla vittoria di Sebastian Vettel nel GP d’Italia. Il giovane pilota tedesco vive un momento d’oro e si gode il successo restando, però, ancora con i piedi ben saldi a terra. Sa che questo non è che il primo passo. La strada per emulare il suo idolo Schumacher, è ancora lunga ma a giudicare dalle opinioni dei suoi connazionali, sarà tutta in discesa.

    GIORNALI IMPAZZITI. E’ un trionfo in Germania. Orfani di Schumacher, i tedeschi bramano un altro campione in grado di farli tornare alle vecchie e consolidate abitudini domenicali. Per questo basta, si fa per dire, un exploit di Vettel per scatenare tutto l’entusiasmo possibile. C’è chi parla di “successo più incredibile degli ultimi dieci anni” e chi va diretto sul campioncino definendolo semplicemente “il giovane dei miracoli” o “il nuovo eroe della Germania”. Poi arriva il treno dei più nostalgici ed il paragone scomodo inizia a proliferare: per la Welt è “Uno come Schumacher”. La stessa testata racconta anche l’incontro tra i due a fine gara e si dilunga in profetici complimenti da parte del sette volte campione del mondo.

    IL NUOVO SCHUMACHER. Dici Vettel e pensi a Schumi. Non c’è nulla di strano perché i due sono veramente molto vicini oltre che amici. In pista sicuramente si faranno notare per stili di guida, attitudini, imprese e successi completamente diversi tra loro. In fin dei conti, basta essere giovani, tedeschi e vincenti per essere accostati al Kaiser. Prendi Hulkenberg, ad esempio, altro pretendente all’eredità tutt’altro che tagliato fuori. E’ facile trovare qualche tratto in comune. Per quanto, quindi, l’operazione sia detestabile, è innegabile che Vettel abbia qualcosa da spartire col vecchio campione. Fu Schumacher in persona, ad esempio, a dargli il primo premio nel 1994 quando Sebastian a 7 anni concluse al secondo posto la sua prima gara sui kart. A Kerpen, ovviamente. Sempre correndo in zona, si imbattè in un certo Gerhard Noack, già scopritore dell’uomo dei record e personaggio chiave della sua carriera. Senza di lui difficilmente avrebbe proseguito e sarebbe riuscito ad entrare nel circuito delle formule giovanili BMW. Il resto è storia recente.

    FINO A IERI. I numeri parlano chiaro. Esordio e arrivo a punti nel 2007 con la BMW Sauber in sostituzione temporanea di Robert Kubica. Poi la promozione in Toro Rosso, rapida. Il podio sfiorato a Fuji sotto il diluvio. Il quarto posto nel tentativo seguente in Cina sono risultati pesantissimi per Vettel che trova immediata riconferma nell’asilo di Gerhard Berger per la stagione 2008. Quest’anno la squadra dei giovani cresce in modo costante ed impressionante. Nell’ultima parte del campionato si schioda definitivamente dal fondo classifica e va ad impensierire i team che stanno appena dietro Ferrari e McLaren. Il successo di Monza va a coronare un lavoro ben fatto. Non è un colpo di fortuna.

    DA DOMANI. Il 2009 è già scritto. Vettel prenderà il posto di Coulthard in Red Bull. La promozione era scontata. La speranza è che la sorella maggiore della Toro Rosso nasca sotto una buona stella perché sarebbe un peccato perdere un protagonista di questo tipo per scarsa competitività della macchina. L’anno cruciale per Sebastian, comunque, sarà il 2011. Si fanno tanti nomi di squadre per il suo futuro: Toyota, ancora Red Bull, BMW Sauber ma anche McLaren e Ferrari. Siamo troppo lontani da quella data per dipingere scenari. Certo è che, a differenza di Alonso, desiderato ma liberato nel giorno sbagliato, Vettel sarà disponibile al momento giusto. E c’è qualcuno pronto a scommettere che l’accoppiata Weber-Schumacher sia pronta ad una doppia entrata: nella vita del pilota come manager e nel box del Cavallino come interlocutore privilegiato.