Sebastian Vettel, il prodigio continua

sebastian vettel vince il gp d'italia di f1 a monza e diventa il pilota più giovane della storia ad aver vinto un gran premio di formula 1

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    Da quando ha messo piede in Formula 1 lo hanno chiamato baby-prodigio. In realtà questo nome lo segue da molto prima: da quando ha messo il sedere per la prima volta sopra un mezzo a motore. Adesso che Sebastian Vettel ha vinto il suo primo GP in carriera ed ha regalato alla Toro Rosso un successo epocale, si ha la certezza assoluta che l’etichetta di predestinato non gli è stata affibbiata a caso.

    NUMERI PRODIGIOSI. Vincitore del campionato tedesco Formula BMW a 17 anni. Prima volta dentro una Formula 1, l’allora Williams-BMW, a 18 anni. A 19 anni e 53 giorni è il pilota più giovane della storia a partecipare ad una sessione di prove libere nel GP di Turchia del 2006 dove fa segnare anche il miglior tempo. A 20 è il pilota più giovane ad andare a punti in un GP con la BMW Sauber di Kubica nel GP di Indianapolis. A a 21 anni e 73 giorni è il più giovane poleman della F1 ed a a 21 anni e 74 giorni il più giovane vincitore. Alonso ed Hamilton? Archiviati.

    GRAZIE A TUTTI. Mentre il team è ai suoi piedi, lui ringrazia quei ragazzi in italiano. Il primo pensiero dentro alla macchina è per loro:“GRAZIE, GRAZIE A TUTTI…”. Salito sul podio indica i tecnici ed i meccanici. Nella conferenza, continua a comportarsi come chi non ha avuto particolari meriti se non quello di portare la macchina al traguardo:“Voglio ringraziare tutti quelli che hanno lavora con me perché è merito loro se in queste condizioni abbiamo colmato il divario rispetto ai nostri avversari. E’ il giorno più bello della mia vita. Provo una gioia unica…”. Vettel torna anche sulla corsa e spiega come il suo lavoro sia stato tuttosommato facile:“La macchina era eccellente e sin dal via, trovandomi davanti, non avevo problemi di visibilità. Abbiamo deciso di cambiare le gomme al momento giusto. Negli ultimi giri non pensavo a nulla tranne che a tenere alta la concentrazioe per arrivare in fondo senza errori. Aspettavo con ansia la bandiera a scacchi perché avevo tutto sotto controllo e dovevo solo arrivare in fondo per salire sul podio e brindare con lo champagne”.

    NIENTE LACRIME. Mentre sentendo la doppietta inno italiano / inno tedesco, qualche nostalgico si è commosso ricordando altri nomi, altri successi, stesse note sul podio, qualcun’altro si è stupito, invece, che al giovanotto trovatosi in tasca un incredibile sogno realizzato, non gli sia sfuggita una lacrimuccia. Certe cose lasciamole a Barrichello. Avete visto Schumacher piangere alla sua prima vittoria? Avete mai visto Alonso, Hamilton, Kubica fare altrettanto? La stoffa del campione si vede anche in questo.

    GRANDE TORO ROSSO. A motori spenti si può fare comodamente una considerazione. Come lo stesso Vettel ha ammesso, è stato l’interprete magistrale di una sinfonia preparata in quel di Faenza. Grazie ai contributi decisivi della Red Bull, la ex-scuderia Minardi ha fatto un salto di qualità decisivo. Gli ultimi passi, quelli che l’hanno portata stabilmente davanti alla sorella maggiore, però, il team di Gerhard Berger se li è fatti tutti sulle proprie gambe. Con Bourdais partito senza problemi, il bottino di giornata sarebbe potuto essere addirittura più ghiotto. Se oggi è il giorno in cui la stella di Vettel ha trovato il suo posto nel firmamento della Formula 1, non va dimenticata neanche l’immensa soddisfazione provata da uomini che, fino a 3 anni fa, gioivano se per una botta di fortuna tremenda, riuscivano a raccattare un misero punticino. E questo non per incapacità ma per mancanza di risorse. Adesso che quelle ci sono, infatti, è arrivato l’onore meritato.