Senna-Prost come Hamilton-Alonso?

Ron Dennis, ex team boss della McLaren, racconta il segreto del rapporto con i suoi piloti facendo un paragone tra il periodo Prost-Senna e quello Alonso-Hamilton per spiegare come faccia parte della natura di un campione non ammettere mai la sconfitta

da , il

    La storia di Alonso ed Hamilton alla McLaren è come quella di Prost e Senna? Molte volte il paragone è saltato fuori. Stavolta ne riparliamo alla luce delle riflessioni di una delle poche persone in grado di dire veramente qualcosa di sensato sull’argomento. Ron Dennis: lui c’era.

    NIENTE RANCORE. Intervistato dal veterano dei commentatori inglesi di F1, Murray Walker, Ron Dennis ha affrontato vari aspetti della sua carriera tra cui la doppia rivalità vissuta nel biennio 1988-89 con Senna e Prost e nel 2007 con Alonso ed Hamilton. Il pretesto è una domanda su quale sia stato il pilota con il quale ha preferito lavorare:“Con ogni pilota che è stato alla McLaren – ha risposto Dennis - si è instaurato un rapporto di amicizia. In questo lavoro si deve passare molto tempo assieme e se manca l’amicizia, mancano le basi”. L’ex boss McLaren, punzecchiato sulle relazioni burrascose con alcuni piloti (si veda il caso di Fernando Alonso e le recenti sparate dell’ex David Coulthard) ha però spiegato come anche nei rapporti più controversi, dopo un certo lasso di tempo, la situazione sia, fortunatamente, ritornata distesa tanto che, se incontrasse lo spagnolo al di fuori delle corse, per sua stessa ammissione, sarebbe felice di scambiarsi un cordiale saluto.

    EQUITA’. Dovendo gestire piloti del calibro di Senna e Prost o Hamilton e Alonso, Dennis spiega come dal suo punto di vista la chiave sia quella di garantire un sistema di parità nel trattamento:“Ovviamente non è facile perché hai a che fare con individui estremamente competitivi, con grandi personalità e, in entrambi i casi, con differenti backgrounds culturali che hanno reso questi uomini completamente diversi. Ayrton – prosegue Dennis – viveva solo per la Formula 1 e condivideva con Alain Prost il fatto di essere un eroe assoluto nel suo Paese. Non erano solo i più forti nello sport dei motori ma loro erano delle personalità a livello assoluto nello sport in genere”.

    SCONFITTA. “E’ molto importante per un pilota credere in sé stesso. Questo comporta, però, che la sconfitta venga facilmente attribuita alla macchina o a qualche errore del team nonostante sia inevitabile e faccia parte della natura dello sport - fa notare Dennis citando un buffo aneddoto su Prost – Alain, ad esempio, era convinto che Senna fosse favorito dai motoristi Honda così che eravamo costretti a montare i motori estraendoli a sorte”. Assurdo, ma efficace come metodo per dare massime garanzie di equità ed evitare controversie tra professionisti che, citando il patron McLaren, possono avere dei comportamenti decisamente infantili! “E per chi non accetta tale trattamento: there is no place for him at McLaren!” ha concluso Dennis con l’atteggiamento di quello che ha già dimenticato le tante situazioni di tensione vissute dai suoi piloti. AL di là degli esiti, comunque, un effetto sicuro questa politica ce l’ha avuto: nonostante il forte pressing della Mercedes, un certo Michael Schumacher non è mai riuscito ad entrare a Woking…