Squalifica Ricciardo: Horner, “Red Bull fiduciosa nell’appello”. Sarà battaglia tecnica

La Red Bull è certa di poter ribaltare la decisione dei commissari dopo il Gran premio d'Australia 2014

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    GP Australia F1 2014, la gara a Melbourne

    AP/LaPresse

    La questione rischia di diventare spinosa. C’è un fatto, il superamento del limite orario di afflusso di benzina al motore, rilevato sulla Red Bull di Ricciardo costantemente nel corso del Gran premio d’Australia 2014. Poi ci sono le pieghe del regolamento e la storia del sensore, descritta dalla relazione tecnica dei commissari che hanno escluso l’australiano dalla classifica finale.

    Ovviamente in Red Bull hanno avanzato ricorso, che verrà discusso dalla Fia, sebbene non sia ancora stata fissata una data. «Non è un errore di Daniel, né credo che sia un errore del team», commenta Horner sulle colonne del Sydney Morning Herald. Come dargli torto sulla prima parte, ma sulla seconda i dubbi sono parecchi. «Siamo in regola con le norme e mi trovo estremamente in disappunto, piuttosto sorpreso: mi auguro che nel corso del processo emerga chiaramente che la macchina è rimasta conforme ai regolamenti per tutto il tempo», prosegue il team principal.

    Ma così non sembra sia stato, almeno a leggere la relazione degli steward dopo la corsa. Al venerdì, nelle libere 1, il sensore aveva restituito dati diversi sull’afflusso di carburante al motore tra i primi tre run delle prove e il quarto. I dati di quest’ultimo stint erano stati poi confermati nel corso delle libere 2. Fin qui la prima parte della storia.

    Al sabato delle qualifiche, in Red Bull hanno usato un altro sensore di lettura del flusso (sempre conforme alle specifiche imposte dalla Fia, che fornisce il dispositivo a tutti i team) ma questa volta i parametri non erano soddisfacenti: nella relazione di scrive genericamente «né per il team o per la Fia», lasciando il dubbio che la lettura fosse a vantaggio della RB10. Così è stato imposto di montare nuovamente il sensore del venerdì, che durante la gara ha dato gli stessi valori del quarto run delle libere 1 e libere 2. Il resto, la squalifica, è storia nota.

    Per ovviare ai diversi valori di lettura del fuel meter e quelli risultanti dalla telemetria, il delegato tecnico ha indicato al team di ricalibrare i dispositivi del team, perché fossero in linea con la lettura del dispositivo, aggiungendo che esiste una tolleranza nota, assunta come standard per tutti.

    L’errore della Red Bull è stato di far affidamento sui sensori di lettura dell’afflusso di benzina direttamente al motore, prevedibilmente posizionati a monte degli iniettori, ignorando i dati rilevati dal “rubinetto” posizionato ancor prima. La giustificazione del team in sede di verifiche è stata che i valori letti nelle libere 1 non erano concordanti sui vari giri in pista effettuati.

    Si può autonomamente decidere quale misurazione adottare? Evidentemente no. Tuttavia, se la limitazione dell’afflusso verrà intesa esclusivamente come funzionale al controllo della potenza, esiste qualche margine per la Red Bull, che potrebbe dimostrare telemetria alla mano come di fatto nel motore il flusso di benzina arrivato sia entro i 100 Kg/ora. Dall’altro lato, c’è pur sempre la scelta non autorizzata di ignorare quanto letto dal sensore. E qui si va nel tecnico, perché se nel motore entra 100 ma il dispositivo legge che si sta portando 105, dove va a finire quel 5 extra?

    Chris Horner, dal canto suo, è convinto delle proprie ragioni: «Non avremmo avanzato ricorso senza essere del tutto fiduciosi che abbiamo un caso difendibile. Questi sensori di rilevamento del flusso di benzina imposti dalla Fia hanno dimostrato di avere dei problemi su un po’ tutti i team e sin dalla loro introduzione nei test hanno mostrato discrepanze. Lo scarto letto non crediamo sia corretto e in gara abbiamo visto una significativa discrepanza tra la lettura del sensore e quella che è l’effettiva quantità di benzina immessa nel motore».

    Chi la spunterà? In Red Bull potranno legarsi allo spirito della norma, ma creerebbe un precedente pericoloso. Le ragioni dei commissari, invece, in punta di regolamento sono inoppugnabili, perché il team ha scelto arbitrariamente di non osservare un’imposizione, quella di affidarsi ai dati di un componente standard per tutti i team.