Superbike più “viva” della MotoGP?

La Superbike si conferma un'amatissima (sebbene spesso sottovalutata) categoria del motociclismo sportivo e il WSBK, il suo campionato mondiale, è ormai un caleidoscopio di bandiere per la vasta gamma di nazionalità schierate sulla griglia di partenza

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    Mondiale Superbike più interessante di quello MotoGP? Si potrebbe rispondere di sì, se consideriamo la varietà dei partecipanti, le derivate di serie e i brividi che regalano le corse combattute fino all’ultimo metro di pista (nonché i mondiale decisi all’ultima gara, come nel 2009).

    Ma la MotoGP conserva comunque il fascino della Top Class, dei potenti prototipi e dei rider famosi in tutto il mondo come moderni gladiatori. E questo nonostante sia ormai da qualche anno monopolizzata da pochi piloti e dalla figura quasi imbattibile di Valentino Rossi.

    La Superbike si conferma un’amatissima (sebbene spesso sottovalutata) categoria del motociclismo sportivo e il WSBK, il suo campionato mondiale, è ormai un caleidoscopio di bandiere per la vasta gamma di nazionalità schierate sulla griglia di partenza.

    I più numerosi sono i piloti britannici (ben sette: Leon Haslam, Jonathan Rea, Leon Camier, Cal Crutchlow, James Toseland, Shane Byrne, Tom Sykes) e gli italiani (sono sei i rider per il Belpaese: Max Biaggi, Michel Fabrizio, Matteo Baiocco, Vittorio Iannuzzo, Lorenzo Lanzi, Luca Scassa).

    Quattro i rappresentanti dell’Australia (Troy Corser, Chris Vermeulen, Joshua Brookes e Andrew Pitt) e due gli spagnoli (Carlos Checa e Ruben Xaus).

    Due anche i rider giapponesi (Noriyuki Haga e Makoto Tamada) anche se il paese del Sol Levante potrà contare anche sulle wild card schierate in alcune gare dal team Yoshimura Suzuki.

    Completano l’appello la Germania (Max Neukirchner), l’Austria (Roland Resch), gli USA (Roger Lee Hayden), la Francia (Sylvain Guintoli) e la Repubblica Ceca (Jakub Smrz).

    Dieci nazioni rappresentate (con in tutto 26 piloti) contro le sette dei 17 rider della MotoGP.

    Tutto questo cosmopolitismo non porta bene però all’Italia, paese tradizionalmente molto forte nel motociclismo sportivo (le vittorie di Giacomo Agostini e Valentino Rossi ci hanno regalato la supremazia nel Motomondiale) ma che nella Superbike non ha mai avuto un pilota iridato. Incrociamo le dita per Biaggi e Fabrizio.