Superlicenza a prezzi shock, piloti in rivolta: e se facessero sciopero anche loro?

Superlicenza a prezzi shock, piloti in rivolta: e se facessero sciopero anche loro?

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    Superlicenza a prezzi shock, piloti in rivolta: e se facessero sciopero anche loro?

    Passi la gara senza telecronaca per lo sciopero dei giornalisti. Ma la telecronaca senza gara per lo sciopero dei piloti non è ammissibile. C’hanno provato una volta quelli della Michelin a boicottare un Gran Premio. Eravamo negli Stati Uniti e sappiamo bene come è andata a finire…

    Stiano tutti tranquilli. Non sembra che né Raikkonen, né Alonso, né Hamilton, né tantomeno il sindacalista incallito che risponde al nome di David Coulthard abbiano intenzione di incrociare le braccia.

    La voglia di polemizzare, quella sì, però c’è. Lo scandalo parte dalla decisione della FIA di alzare il costo della superlicenza di guida. Per chi non lo sapesse, ogni pilota è tenuto ogni anno a rinnovare la superlicenza pagando fior di quattrini alla Federazione.

    Il costo, fino allo scorso anno, era di 1.690 euro ai quali andavano aggiunti 447 per ogni punto conquistato. Dal 2008, il “ritocchino” della tariffa è stato alquanto significativo passando a 10.000 euro secchi + 2.000 a punto conquistato.

    Per rendere l’idea, il campione del mondo Kimi Raikkonen è passato dai 50.860 che avrebbe versato nel 2007 ai 230mila Euro secchi di quest’anno con un incremento di quasi il 500%!

    I piloti, come detto, non l’hanno presa bene. Per quanto sia difficile non bollare un comportamento del genere da parte di privilegiati quel tipo come ridicolo e per quanto cifre del genere siano tutto sommato delle briciole rispetto ai loro compensi, sembra che i rapprensentati della GPDA abbiano già polemizzato con Max Mosley reo, quantomeno, di non averli neppure interpellati.

    L’inamovibile presidente della FIA ha però replicato seccamente:“Sappiate che la Federazione spende molto per tutelare la vostra sicurezza, pertanto è giusto che voi diate qualcosa in cambio…”

    Un “qualcosa in cambio” quantificabile, per restare in tema di percentuali, attorno all’8 per mille dei propri guadagni.