Valentino è finito. Questo il Truman show della MotoGP…

Valentino è finito

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    valentino rossi

    Nel grande circo della MotoGP (dove mai definizione fu più appropriata) capitano anche queste cose.

    …a ben pensarci, sono “cose dell’altro mondo”, o meglio, quello che oggi, in un’accezione tanto popolare quanto fuorviante, viene definito “spettacolo”.

    Ancora una volta è Madonna di Campiglio a fare da cornice al Wrooom 2008, ancora una volta è Casey Stoner a tener banco, ancora una volta torna in ballo Valentino.

    Si parla e si sparla, si gioca al ribasso, si tralasciano volontariamente situazioni, eventi, gesta eroiche che si preferisce gettare nell’oblio.

    Valentino, ancora una volta fa parlare di sè. E questa volta, è proprio la Ducati a fare la voce grossa, a ridere tra i denti, a ricordare “io te l’avevo detto”.

    Valentino, secondo Ducati, non è più l’uomo da battere.

    E questa si che è la vera e propria sconfitta del pesarese, che brucia più di ogni altra cosa, che fa male, che delude, che deprime, che fa pensare.

    Candida (e gelida) come la neve arriva l’afferamazione di Claudio Domenicali, amministratore delegato della casa di Borgo Panigale: “L’avversario più pericoloso? La Honda

    Lo tzunami alato giapponese, dopo anni di valentiniano dominio, prova ad abbattersi nuovamente sulla MotoGP, su Rossi, sugli avversari.

    Ci crediamo?

    …no. Non del tutto, almeno.

    Questa volta è la Ducati a calcare eccessivamente la mano, a camminare sul filo della mancata imparzialità, delle affermazioni forzate e destinate solo a demolire uno che, per sua stessa natura, trova tremendamente innaturale demoralizzarsi e che risponde al nome di Valentino Rossi.

    Che ridere. In questa commediola pre-campionato e addirittura pre-test di Jerez, la felicità dà quasi alla testa! che ridere, che ridere.

    Una sorta di tragedia semi-coerente stile Truman show, in cui si piange per un proiettore caduto dal cielo e si gioisce al trionfo del pensar comune… che ridere!

    …fanno comunque pensare le parole desmodromiche.

    Basta forse affermare la morte di un mito per poterlo sconsacrare?

    Proprio no. Anzi, un atteggiamento che fa quasi sorridere per quanto sia scorretto, opaco, fumoso.

    Una Ducati MotoGP che strizza l’occhio agli dei greci (proprio quelli che peccavano di orgoglio) e alla “ubris” di Edipo… attenzione, però, al rischio di tornare zoppicanti (o traditi dalle scarpette, meglio conosciute come pneumatici)