Valentino Rossi su Tomizawa e il GP Aragon

Valentino Rossi affronta il prossimo GP di Aragon nel ricordo del giovane Shoya Tomizawa e descrivendo le caratteristiche di un tracciato che nuovo per tutti i riders della MotoGP 2010

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    La MotoGP 2010 arriva per la prima volta sul circuito iberico del Motorland per l’appuntamento con il Gran Premio d’Aragona, ma è ancora forte e vivo il dolore per la morte di Shoya Tomizawa a Misano. Valentino Rossi, campione del mondo in carica, cerca di commentare questo nuovo e difficile inizio del Motomondiale: “è stato molto triste per il nostro sport, ma ora non vediamo l’ora di correre nuovamente e speriamo in un buon weekend in memoria di Tomizawa. Aragon mi piace molto perchè complicata, ma divertente e veloce”.

    Il pilota della Yamaha ufficiale, Valentino Rossi si appresta ad affrontare il prossimo Gran Premio di Aragon nel ricordo del giovane Shoya Tomizawa. La tragedia del giovane giapponese ha scosso la sensibilità di tutti e il massimo esponente della categoria manda il suo messaggio a chi non c’è più: “è stato molto triste per il nostro sport”.

    Rossi, la scorsa settimana, ha girato con una Yamaha R1 sul tracciato entrato in calendario per sostituire l’Ungheria e descrivendo le caratteristiche di un tracciato che è nuovo per tutti i riders della MotoGP 2010: “credo che la parte migliore sia l’ingresso alla curva numero 16 e non vedo l’ora di guidare la mia M1 lì. Quindi penso che sarà un vero banco di prova”.

    Tornando sul fatale incidente di Misano 2010, Valentino ha voluto parlare di sicurezza in pista: “l’airbag è il futuro del nostro sport perché mi ha consentito di non farmi male dalla vita in su quando sono caduto e adesso in questo senso si sta pensando ad un airbag per gli arti inferiori. Negli ultimi sono stati fatti tanti lavori alle piste, specialmente nei punti pericolosi, con l’aumento delle vie di fuga”.

    Nonostante tutto, però, la morte è tornata a colpire il mondo delle due ruote, prima con il 13enne investito a Indianapolis durante una gara di contorno e poi con la tragica domenica del GP di San Marino: “chiunque fa parte del mondo competitivo del Motomondiale inizia ad andare in moto fin da piccoli, ma secondo me non c’è bisogno di avere tutta questa fretta. Non credo che la Moto2 sia troppo difficile da guidare per un pilota come Redding, di 16-17 anni. Nella Moto2 il problema è che sono troppi e con motori e gomme uguali, esistono gruppi troppo numerosi e capita di essere incollati. Bisogna che esista un blocco numerico di massimo 26 corridori in pista”.