Valentino Rossi e la Ferrari sulla via del tramonto

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    Il weekend appena passato ci ha fatto passare delle giornate ricchissime di Sport. E’ iniziata la Serie A, ma per gli appassionati di MotorSport ci sono cose che vengono molto prima. Dani Sordo si è portato a casa la vittoria nel Rally di Germania, sfruttando la debacle di casa Volkswagen, ma tanto il mondiale del WRC è già chiuso da tempo. In Formula 1 e in MotoGP il mondiale non è ancora deciso, ma sta prendendo una piega ben definita. Marc Marquez è il dominatore di questa fase di stagione, con ben quattro vittorie consecutive. In Belgio invece la Red Bull ne ha semplicemente di più della concorrenza, Fernando Alonso da il 120%, ma non basta per acciuffare l’ormai lanciatissimo Sebastian Vettel verso il 4 mondiale consecutivo.

    Valentino Rossi sta invecchiando…

    Carlo Pernat ha ragione: Valentino Rossi è sulla via del tramonto. Niente di male per carità, la ruota gira per tutti, ma ormai è chiaro a tutti, pure a lui stesso. I tre spagnoli non sono più, AL MOMENTO, imprendibili, non si prendono e basta. Altre gare come quelle di Assen possono ancora capitare, ma saranno episodi sporadici e casuali. La verità è che siamo di fronte ad una nuova generazione di fenomeni, e il Dottore non riesce a stargli dietro.

    Meno male che c’è Marquez

    Così la MotoGP deve guardare al futuro, un futuro non troppo lontano, e lo fa nel segno del Cabroncito. Il Motomondiale, come tutti gli sport, vive di personalità, di icone, di idoli. Valentino Rossi è stato il miglior comunicatore di questi 15 anni, quello che ha portato il Motomondiale dall’essere pane per pochi appassionati a sport nelle case di tutti. Una capacità di catturare arringare la folla che nessun altro aveva avuto, ne i vari Mick Doohan, Wayne Rainey ed Eddie Lawson, campionissimi sulle due ruote, ma meno arringatori del Dottore. Ora siamo ad una sorta di bivio. La SBK sta insegnando: senza un volto importante la gente non ti segue. La MotoGP così si sta guardando intorno, cercando una nuova icona immagine. Ci ha provato Stoner ad esserlo, ma la sua spettacolarità in pista non continuava anche fuori, con il suo volto corrugato spesso anche quando si vinceva. Poi ci ha provato Lorenzo, ma forse il suo essere per diversi anni “l’anti Rossi” lo hanno condannato ad antipatico fino alla fine della sua carriera. Ora è arrivato Marc Marquez, e il Motomondiale può tirare un bel sospiro di sollievo: simpatico, sempre con la battuta pronta, sorridente, giovane, disponibile, e VINCENTE. E’ troppo presto naturalmente per dire se può essere o no il nuovo Rossi, ma i numeri sono dalla sua parte, il talento pure, lo ha iniziato pure a copiare nei sorpassi, siamo sulla buona strada.

    Alonso c’è, la squadra no

    Un’estate a dir poco tribolata. E’ questo ciò che è accaduto in casa Ferrari. Dal brutto gran premio dell’Hungaroring è successo di tutto in casa della Rossa. Alonso critica il team, dicendo che “vorrebbe avere la macchina degli altri”, Montezemolo ribatte considerando sempre la squadra più importante dei piloti. Le critiche sull’asturiano e sul team al muretto guidato da Stefano Domenicali sono state tantissime in queste settimane di pausa, qualcuno aveva paventato l’ipotesi di un arrivo di Raikkonen in Rosso al posto dello stesso Fernando, dirottato come secondo di Vettel… Ma nel weekend chiamato alla riscossa, Alonso risponde con una prestazione maiuscola, la squadra no.

    Qualifiche “sfortunate”

    In tanti hanno detto che Lewis Hamilton ha ottenuto la pole grazie alla fortuna. Stavolta sicuramente è stato aiutato dalla Dea Bendata, ma così si sminuisce sicuramente pilota e squadra. La Ferrari, come si sa, il sabato ne ha di meno rispetto alla concorrenza, e deve sfruttare al massimo ogni singola occasione che ha per poter partire davanti in griglia. Ma invece quando si deve “cogliere la palla al balzo”, gli avversari sono sempre pronti, Domenicali e compagni no.

    E’ il muretto il problema?

    Alonso ha risposto con una prestazione maiuscola alle critiche arrivate quest’estate. E’ vero, il testacoda in qualifica è un errore pesante che ha portato l’asturiano alla quinta fila in griglia, ma in gara Fernando era indiavolato, e ha ottenuto molto più di quanto era ampiamente ipotizzabile. Al muretto invece Fernando non sembra supportato a dovere, e non lo è da molto tempo. Nel 2010 ad Abu Dhabi l’errore di strategia è costato il titolo, e da li i poi gli sbagli sono stati tantissimi. Ma, soprattutto, la critica che si pone alla squadra è quella di non avere il guizzo giusto nel momento di prendere la decisione giusta nei momenti decisivi. Gli altri riescono sempre, in Ferrari no. Si dice che ci sia stato un incontro tra Domenicali e Adrian Newey. Sarà difficile, ma sognare non costa nulla.

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