Valentino Rossi: “la prima volta che sono salito sulla Ducati è stato uno shock!”

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    Valentino Rossi Monza Rally Show 2013

    Ormai ci ha preso gusto: Valentino Rossi continua a parlare, e non va mai per il sottile. In un’intervista uscita oggi a Rolling Stone, si toglie diversi sassolini dalla scarpa. Gli argomenti su cui vertono le parole del Dottore sono diversi: dal suo nuovo team di Moto3, ai suoi anni in Ducati, al ritorno in Yamaha, fino a Casey Stoner, pilota che manca al Circus della MotoGP, ma che non manca per nulla a Valentino all’interno dei box. Di seguito dopo il salto le parole di Rossi, commentatele con noi!

    L’intervista del pilota di Tavullia parte in modo soft. Ha deciso di aprire una scuola per giovani piloti, nel suo ranch, con solo riders italiani: “L’abbiamo aperta quest’anno e abbiamo già sette piloti: vogliamo lavorare solo con gli italiani. Li aiutiamo a diventare piloti: lavorano in palestra con un preparatore atletico, Carlo, e si allenano sul circuito del Ranch. Li assistiamo anche con i contratti e con il management, per cercare di fargli avere la moto migliore. Ma non andiamo a proporli direttamente. Non sappiamo quale sia il loro potenziale, finché non iniziano a lavorare con noi, ma finora i ragazzi sono migliorati tantissimo”.

    Successivamente tocca l’argomento Yamaha. L’anno non è stato dei più semplici: è tornato alla vittoria, ma sperava di togliersi maggiori soddisfazioni. Invece i primi quattro li ha visto solo col binocolo, ma la gioia di Assen rimane una delle più grandi della sua vita: “È stata una delle vittorie più importanti della mia carriera, ma non la più importante. Quelle che contano davvero sono quelle che ti fanno vincere il titolo. Però posso dire che è una di quelle che ho desiderato più a lungo. Quanto è passato dall’ultima, due anni e mezzo? Cazzo, è troppo tempo. Sono state delle domeniche molto brutte. Frustranti. Specialmente quando ero in Ducati”.

    E arriviamo all’argomento Ducati, dove Rossi non risparmia diverse frecciate alla Rossa di Borgo Panigale. Forse mai il Dottore si era esposto così tanto sulla moto come in quest’intervista: “La prima volta che ho guidato la Ducati è stato uno shock. Dopo tre giri ho pensato: “Siamo nella merda”. Mi sono bastati per capire che avevo fatto un errore. Non avevo potuto mai provare la moto prima di firmare, ma ho firmato lo stesso. I problemi erano chiarissimi fin dall’inizio. Ho detto: “Ok, proviamo a migliorare questa moto”. Abbiamo lavorato per tutta la prima parte della stagione, ma dopo 10 gare ho cominciato a capire che non avrei mai vinto con quella moto.”

    “Le voci secondo cui volevo rescindere il contratto erano vere, ma non potevo farlo, non c’era modo. Ed è stato un bene. Sarebbe stata una scelta sbagliata, troppo facile dire: “Me ne sto a casa” quando le cose vanno male. Non bisogna arrendersi. Si dice che quando attraversi un periodo difficile diventi più forte, secondo me non è vero. Sicuramente diventi più vecchio”.

    Le frecciate continuano, stavolta il bersaglio è Casey Stoner. Tra l’australiano e l’italiano non è mai corso buon sangue, e nelle parole di Valentino ne abbiamo la conferma. Casey manca a Rossi, ma neanche tanto… “Casey ha fatto un lavoro incredibile con la Ducati e se riguardo la sua telemetria non capisco come abbia fatto. La gente pensa che Stoner fosse molto veloce, ma non molto intelligente, e per questo alla fine ha fatto il botto. Ma la realtà è che con la Ducati ha dovuto guidare sempre oltre il limite, andare più forte possibile. E se guidi così, alla fine ti schianti. Abbiamo due storie diverse. Lui aveva guidato una sola moto, la Honda di Luca Cecchinello e per un solo anno, quando è passato in Ducati. Credo abbia pensato: “Fanculo, questa moto è buona, devo vincere”. Io invece venivo da anni con la Honda e la Yamaha e ho capito subito che la moto non era buona. Sono sicuro che se Stoner domani salisse sulla Ducati di Dovizioso arriverebbe sesto. Comunque guidava in un modo incredibile. È unico. Se mi manca? In pista sì. Era un grande talento, difficile da battere. Fuori dalla pista no. Senza di lui, tra noi piloti va molto meglio. Ci sono i rivali e i nemici, ma la situazione è normale: quando finisce la gara non siamo amici, ma l’atmosfera è ok.”

    Infine c’è spazio per la MotoGP attuale, dei suo avversari e del suo futuro:

    “E’ un peccato che Pedrosa non sia mai stato campione del mondo. Se lo merita, mi piace molto. Adesso mi sembra che gli sia entrata un po’ di paura, ha il talento per vincere il titolo, ma si è rotto le ossa 18 volte. Sono tante. Forse potrei fare quattro chiacchiere con Lorenzo e Márquez e dirgli: “Ragazzi per favore, lasciatene uno a Dani”». “Ho un contratto fino al 2014, se sarò abbastanza forte, in grado di fare un passo avanti e stare al livello dei primi tre, allora voglio continuare per altre due stagioni con la Yamaha, nel 2015 e nel 2016. Non ho ancora deciso. Quello che mi interessa è essere competitivo”.