Valentino Rossi poteva tornare già ad Assen

Nessuno credeva ad un rientro lampo in gara di Valentino Rossi, dopo essersi fratturato la tibia nelle libere del Mugello

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    L’illustra luminare della medicina e figura di saggezza del circus della MotoGP, il Dottor Claudio Costa non è rimasto sorpreso dal recupero lampo di Valentino Rossi dall’infortunio subito al Mugello e che gli ha procurato la frattura esposta e scomposta di tibia e perone della gamba destra. Secondo il medico italiano che nel 1992 salvò Mick Doohan dall’amputazione dell’arto inferiore, il pilota di Tavullia sarebbe potuto rientrare ad Assen o a Barcellona, ma siè preferito continuare con le sedute di camera iperbarica e le tante ore di piscina e tentare il rientro per il GP di Germania.

    Nessuno dei suoi tanti tifosi credeva ad un rientro lampo in gara in occasione del Gran Premio di Germania 2010 di Valentino Rossi. L’attuale campione del mondo della MotoGP torna all’attività agonistica, tra dubbi e entusiasmi troppo facili, dopo essersi procurato la frattura di tibia e perone nelle libere del Mugello.

    Il campione iridato della Yamaha M1 torna in pista per dar filo da torcere al compagno, Jorge Lorenzo che sembra fin troppo lanciato verso la conquista del titolo con largo anticipo. Per il maiorchino adesso, il compito sarà più difficile e le gare sicuramente meno noiose e scontate.

    Secondo il Dottor Costa il ritorno di Rossi in Germania, che ha sorpreso il mondo intero per la velocità dei tempi di recupero da una frattura del genere, sarebbe potuto avvenire addirittura ad Assen o a Barcellona: “ho ridotto subito la frattura, ho scelto per l’operazione un fenomeno come il dottor Burzi. Installando l’impianto, abbiamo messo una vite in meno per permettere un recupero veloce. Lì ho pensato ad Assen e sicuramente Valentino poteva già esserci a Barcellona”.

    Costa ha poi parlato anche dell’infortunio alla spalla di Valentino, una diagnosi che aveva incrinato i rapporti tra i due, rapporti che poi sono tornati quelli di prima: “Valentino cade il 15 aprile, viene da me e capiamo subito che c’è un interessamento neurologico ascellare. Lo porto dallo specialista Porcellini. Tutti, compreso Valentino, concordiamo sul minimizzare: lui era d’accordo con noi. Mi assumo le mie responsabilità, non gli abbiamo detto con chiarezza che la spalla avrebbe impiegato mesi per guarire, ma non abbiamo sbagliato diagnosi. La spalla non deve essere operata: l’anno prossimo, Ducati o Yamaha che sia, sarà come nuova”.