Virgin in F1, ultima spiaggia per l’Honda

La scuderia ex-Honda di Formula 1 potrebbe essere acquistata dal miliardario inglese Richard Branson

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    Di fronte alla crisi globale ed alla fuga di sponsor, sembra che solo qualche strampalato Paperon de Paperoni possa seriamente pensare di entrare in Formula 1 adesso. Ecco che, allora, nel complicatissimo affare Honda spunta il nome di Richard Branson. Sì, proprio lui: il folle, visionario ed eclettico megamiliardario che ha inventato il colosso Virgin.

    VIRGIN. La Honda vuole e deve stringere i tempi per chiudere l’affare. Il fatto che salga agli onori delle cronache il nome che non ti aspetti può voler dire solo due cose: o è una grande bufala. E in questo caso lo scopriremo a breve. O è tutto vero. Allora, ne sapremo qualcosa ancora prima! Dall’Inghilterra fanno chiaramente capire che alternative non ce ne sono e quella della Virgin potrebbe essere l’unica soluzione praticabile. L’uomo chiave del progetto sarebbe Adrian Reynard della Reynard Motorsport. Amico di Branson, gli avrebbe suggerito di buttarsi. Ricordiamo che il marchio Virgin ha già fatto una sua piccola apparizione in F1 tra il 1999 ed il 2006 proprio con la BAR-Honda.

    RED BULL. Entrata anche nel campo delle bibite, oltre a quello dei viaggi, delle telecomunicazioni, dell’intrattenimento (e chi più ne ha più ne metta…), la Virgin di Branson potrebbe seguire le orme della Red Bull di Mateschitz. Se ci riesce l’austriaco, può farlo anche il miliardario inglese che, tra gli ultimi business di successo, ha inventato il viaggio spaziale su navicella. Quello, per intendersi, che Hamilton ha regalato a sé stesso ed alla famiglia dopo aver vinto il titolo mondiale (per la modifca cifra di circa 750 mila Euro).

    FUGA DI SPONSOR. Dopo l’addio forzato del mondo del tabacco, il must del nuovo millennio ha fatto appiccicare sulle monoposto adesivi di compagnie telefoniche, aziende di tecnologie e, soprattutto, istituti bancari. La recessione economica, però, sta portando via quest’ultimi i quali, se evitano il fallimento grazie a cospicui aiuti di Stato, faticano a far quadrare i loro scalcinati conti. Figurarsi, quindi, se hanno risorse da spendere per la Formula 1. Risultato? RBS non esiste più. La ING lascia a fine 2009. Non se la passano meglio neanche i petrolieri della Petrobras che rinunciano ad impegnarsi in prima persona rilevando per due soldi di cacio il defunto team Honda. Faticano i tecnologici come Panasonic, main sponsor Toyota, ma Montezemolo - intervenuto di recente sull’argomento – si dice comunque fiducioso che, una volta ristabilite regole certe e ridotti i costi, torneranno a bussare alla porta dei team molte aziende. Non necessariamente colossi.