WSBK S.Marino 2011: a Misano Checa vince, Biaggi resiste, Melandri affonda

Sesto round della WSBK a Misano dove si è avuto il previsto dominio di Checa e della Ducati Ufficiale, favoriti dalla pista di casa

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    Checa WSBK Phillip Island 2011 laP b

    ll sesto movimentato episodio di questo tuttavia ormai monotono Circus WSBK 2011, andato in onda qui dal perennemente deturpato circuito di Misanoex miglior tracciato italiano prima dell’assurda inversione del senso di rotazione originario, quello per cui era stato concepito e progettato, che ne ha completamente snaturato le splendide caratteristiche iniziali – ha visto come del resto previsto la nuova doppia Vittoria di Checa e della sua Ducati Ufficiale, ormai troppo superiore alla concorrenza (specie in piste lente e guidate come queste, che costituiscono la quasi totalità del calendario attuale), mentre il malcapitato Biaggi nonostante un ammirabile impegno contro avversità (ed anche infortuni) inenarrabili ha dovuto ancora una volta far buon viso a cattivo gioco, limitando ancora una volta superbamente i danni con due secondi posti che, stando alle sue stesse parole, erano davvero il massimo ottenibile oggi per lui ed il suo Team.

    Alle spalle dei due eterni duellanti di quest’anno, nella prima frazione si è piazzato sul podio Melandri – che tuttavia con la caduta di Gara2 può virtualmente, a questo punto, dare l’addio definitivo ad ogni sua residua speranza iridata – mentre nella seconda corsa, divisa in due dal crash dello stesso pilota ravennate (il che ha fatto temere per una possibile presenza, poi esclusa, di olio in pista) che di fatto ha portato ad una ulteriore frazione di appena 14 giri con risultato pieno, vanificando quella precedente dato che l’attuale regolamento esclude ogni somma dei tempi come invece notoriamente accadeva fino alla scorsa stagione, mentre in questa spezzata seconda manche il Podio è stato completato dal redivivo Haga che ha finalmente concluso una gara con un risultato per lui accettabile, dopo tante sfortune iniziali.

    Tutto sempre come previsto, per il bene di Checa e lo sconforto di Biaggi: SE non cambia qualcosa, ben difficilmente quest’anno il Titolo potra sfuggire alla Ducati Ufficiale.

    Checa infatti continua nella sua marcia trionfale, fatta di otto vittorie (su appena dodici gare) e tre doppiette di cui due consecutive, proseguendo la striscia vincente di Miller Park.

    A Biaggi, perseguitato anche da fastidiosi infortuni dovuti alle cadute in prova – segno evidente dello sforzo estremo, sempre al limite e anche oltre, profuso dal Campione Romano per cercare in qualche modo di tenere il passo della dominatrice Ducati – poco resta da fare se non cercare come oggi di limitare al massimo i danni specie in piste come questa, sempre eternamente ed estremamente favorevoli alle bicilindriche, le sole fra l’altro che possano adeguatamente sfruttare le gomme morbide in questa stagione.

    Anche oggi dunque, Max ha raccolto semplicemente il massimo di punti possibile, ovvero 40, tenendosi in tal modo ancora flebilmente agganciato al treno iridato guidato in maniera perentoria dall’ormai lontano Checa, mentre da esso si è ormai sganciato definitivamente il vagone di Melandri che, con un bottino di appena 16 lunghezze, vede ormai virtualmente svanire qui ogni sua residua speranza mondiale, dato che il suo disavanzo nei confronti del leader della classifica si avvicina ormai ai cento punti.

    The Emperor invece resiste ancora, caparbiamente sperando in un cambiamento del vento iridato, nonchè del primo vero errore di Checa che tuttavia sembra proprio non voler arrivare, forte di una superiorità tecnica e di una capacità di sfruttare le favorevoli gomme morbide assolutamente ignote ad ogni rivale.

    Non avendo per le note sfortunate vicende approfittato dell’UNICA (su sei) pista fin’ora favorevole alla sua Aprilia, ovvero Monza, adesso al dolorante e pesto Corsaro, ferito nel corpo ma sempre indomito, si prospetta Aragon come prossima pista almeno medio-veloce per tentare di ridurre in qualche modo l’ormai disastroso gap in classifica.

    Tuttavia, a Max non servirebbe vincere magari anche due volte in Spagna, SE al contempo Checa non capitasse qualcosa, come ad esempio la doppia clamorosa rottura di Miller 2010, insomma un episodio chiave, un turning point per far finalmente girare la sorte di questo che si delinea quale un Campionato di noiosissima dominazione Ducati – moto assolutamente TROPPO, TROPPO favorita dagli attuali regolamenti e dalla stragrande maggioranza numerica delle piste lente a lei ultrafavorevoli – paragonabile storicamente forse solo al 2006, anno del tedioso dominio di Bayliss poi replicato tal quale due anni dopo.

    Gara1 ha vissuto del duello solitario al vertice tra Biaggi, che ha preso ben presto la testa della corsa, costruendo anche un buon secondo di vantaggio, e Checa che non lo ha mai mollato stabilendo nel suo inseguimento il giro veloce alla quinta tornata per poi superare il rivale all’undicesima, approfittando di un suo chiaro errore.

    Da lì in poi, la gara non ha avuto più storia perchè per tentare di riacciuffare lo spagnolo Max ha commesso altri piccoli errori che pur non allontanandolo veramente mai dalla Ducati Ufficiale gli hanno in realtà solo impedito di attaccarla a fondo.

    Sintomatico di questa frustrante situazione per il portacolori Aprilia è il realmente esiguo disavanzo che lo ha separato da Checa al traguardo, appena 0,98 secondi, al confronto col mostruoso gap accusato dal terzo arrivato Melandri, ovvero oltre 17 secondi!

    Alle spalle del ravennate è giunto il poleman Sykes, grande protagonista della corsa nelle sue fasi iniziali, che portando la sua verdona in volata al quarto posto ha stabilito la miglior performance Kawasaki dell’anno, mentre alle sue spalle si è piazzato l’altro alfiere Yamaha Laverty beffato dal connazionale proprio sul traguardo e per una volta dietro al team mate, precedendo a sua volta nettamente l’altro britannico Camier, apparso poco a suo agio su questo tracciato con la seconda Aprilia Alitalia Ufficiale.

    Settimo e ottavo – il primo a circa due secondi da Leon – sono rispettivamente arrivati Guintoli con la prima Ducati Liberty (Smrz è stato protagonista di una spettacolare caduta, così come Haslam) e Badovini, ancora una volta primo delle BMW.

    Completano l’elenco dei primi dieci arrivati Lascorz con la seconda Ninja al traguardo e Berger con la 1198 R del Team Supersonic.

    Gara2 come detto prima è stata divisa in due all’undicesimo giro dalla caduta di Melandri (e un pò dietro a lui di Camier) che ha fatto temere la presenza di olio in pista, con fra l’altro la sua moto in una brutta posizione in mezzo alla carreggiata, da cui l’imposizione della bandiera rossa.

    In realtà non c’era lubrificante sull’asfalto ma solo un po di benzina persa dalla R1 del ravennate, che proprio come il Leon dell’Aprilia non è riuscito – nonostante sforzi titanici – a riavviare il mezzo e raggiungere i box entro i 5 minuti successivi all’interruzione, dovendo quindi ritirarsi.

    Prima del forzato stop le posizioni di testa erano le stesse, ovvero Checa di circa un secondo davanti a Biaggi.

    A questo punto qualcuno ha pensato (con ragione) che la ripartenza con schieramento in base all’ordine di graduatoria al momento dello stop e classifica piena – ovvero senza la somma dei tempi, dunque con l’annullamento completo di quanto fatto fin lì – potesse favorire Biaggi, partente ora in prima fila e libero magari di poter finalmente montare una gomma morbida posteriore visti i soli 14 giri ancora da percorrere.

    Purtroppo, la RSV4 attuale NON può assolutamente montare la morbida neppure per tale breve distanza, pena un decadimento precocissimo, pertanto la nuova gara ha inevitabilmente registrato il medesimo identico andamento di Gara1 e della prima parte poi inutile della seconda frazione, con Checa alla fine nuovamente vincitore su un frustratissimo Biaggi – a lungo in testa ma poi costretto a cedere il passo al settimo giro – per poco più di un secondo, stavolta però con un sorprendente Haga terzo al posto di Melandri che registra quindi un pesantissimo zero che di fatto ne annulla pure le residue chances Iridate.

    Il nipponico del Team Aprilia Pata ha preceduto di un soffio nel rash per il podio (a mia memoria il primo della stagione per Nori) un incredibile Badovini, quarto ed ancora una volta primo rider BMW all’arrivo, regolando di quasi due secondi il brand mate Haslam.

    Sesto è poi arrivato un Fabrizio finalmente combattivo (ma sfortunato in Gara1, fuori per caduta), bravo almeno a precedere in volata Guintoli, mentre molto più staccato dietro di loro giungeva Xaus con la Honda ufficiale Ten Kate, la cui prima guida Rea non ha purtroppo partecipato alla domenica di gare in quanto infortunato in prova.

    A completare lo schieramento dei primi dieci arrivati troviamo poi due Kawasaki, stranamente non quella di Sykes (attardato e poi arrivato appena 14esimo) bensi le verdone di Lascorz e Vermeulen.

    Dando un rapido sguardo alla classifica parziale Piloti dopo sei rounds, troviamo ovviamente Checa ben saldo in testa ed ormai lontano a 245 punti, appena 55 in meno del massimo teoricamente ottenibile, mentre alle sue spalle il solo che potrebbe avere ancora teoriche chances ididate (non tanto per gli ormai numerosi punti mancanti, bensì per la sua Classe e per la sua innata propensione alla Vittoria finale) è il Campione Mondiale in carica Biaggi alla rispettabile quota di 173 pur con già ben due stop e nessuna vittoria all’attivo (mentre dopo 6 rounds ne contava già 4 nel 2010), mentre Melandri con 150 è ormai a 95 punti dalla vetta e pertanto ormai virtualmente tagliato fuori, pur con 350 punti ancora teoricamente da assegnare nei sette appuntamenti rimanenti.

    Al quarto posto troviamo il suo team mate Laverty con 123 che precede altri due connazionali, Haslam a 103 e Camier a 101.

    Settimo è Fabrizio che con 95 punti precede di pochissimo Rea a 94, mentre la coppia Ducati Liberty segue più staccata con Smrz a 83 e Guintoli a 72.

    La classifica Costruttori vede la Ducati sempre prima con 252, seguita dall’Aprilia a quota 212 e dalla Yamaha con 190.

    Quarta è la BMW con 138, seguita dalla deludentissima Honda ad appena 111, mentre la Suzuki a 99 e la rimontante Kawasaki ad 89 chiudono lo scheramento.

    Adesso, come accennato poc’anzi, questo stesso fine settimana ci aspetta come settima tappa della stagione il bel circuito medio-veloce di Aragon Motorland, che segnerà anche – esattamente tra Gara 1 e 2 – il fatidico giro di boa di questo fino’ora noiosissimo Campionato.

    Questo episodio Aragonese ovviamente non ha paragoni in WSBK in quanto del tutto nuovo per questa Classe, pertanto nessun confronto con risultati passati risulta possibile.

    Tuttavia, il fattore campo non può che nettamente favorire ancora una volta il leader mondiale Checa, probabilmente il solo pilota (assieme a Xaus) che potrebbe conoscerlo veramente a fondo, mentre risulta quasi ignoto al suo ormai unico rivale per la corsa al Titolo Biaggi che non vi ha ovviamente MAI corso.

    Qualche pilota WSBK vi ha girato in alcuni tests invernali in febbraio e guarda caso Carlos fu molto veloce ma Max risultò il migliore di tutti (con uno splendido tempo di 1.59.00, 3 decimi meglio del rivale Ducati) in questo suo primo contatto.

    Per The Emperor, pur non costituendo ancora la classica ultima spiaggia, il bel tracciato aragonese potrebbe essere una buona occasione per ritornare finalmente alla Vittoria – che ancora gli manca quest’anno – approfittando delle sue caratteristiche che finalmente danno più di una chance alle migliori 4 cilindri in lizza, ovvero la Yamaha R1 (che quest’anno ha già vinto tre volte) e la sua RSV4. Il suo compito sarà certo reso più difficile e complicato dalla sua sostanziale estraneità a questa pista nuova di zecca tanto per lui come del resto per tanti suoi colleghi.

    Sappiamo tuttavia come Max abbia fatto spesso bene anche in condizioni ambientali nuove e tracciati sconosciuti, come gli accadde ad esempio per la stragrande maggioranza delle piste da lui affrontate durante la sua stagione d’esordio in questa Classe nel 2007, quando arrivo a soli 18 punti dal Titolo pur conoscendone solo 5 delle 13 allora in calendario.

    Ormai il Corsaro a questo punto ha ben poco da perdere, pertanto sono certissimo che affronterà questo circuito per lui inedito (ma che ricorda un pò Portimao, altro tracciato iberico a lui molto gradito) con rinnovata grinta e risoluta voglia di vincere, sperando magari nel contempo nel primo passo falso del suo fin’ora implacabile rivale.

    Sarà quindi uno spettacolo assolutamente da non mancare, considerando anche la bellezza intrinseca di questo notevole e dinamico tracciato che fece il suo debutto anche nel Mondiale Velocità appena nel 2010 (inserito al posto del fantomatico Hungaroring mai in realtà terminato), finalmente diverso dai tanti ridicoli kartodromi lenti e corti che purtroppo infestano a stragrande maggioranza gli attuali calendari Iridati sia WSBK che MotoGp.

    Pertanto, non prendete assolutamente impegni per questo stesso fine settimana, ed appuntamento puntuale e certo in Terra Aragonese per la nuova, appassionantissima, cruciale e forse decisiva puntata del tutto inedita di questo epico e drammatico Circus WSBK 2011!

    DONOVAN