Alonso su Twitter: rivoluzione e liberazione

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    Alonso su Twitter: rivoluzione e liberazione

    Parlare di Fernando Alonso e del suo rapporto con Twitter all’interno di un sito che si occupa di Formula 1 potrebbe sembrare fuori luogo. Invece ha senso. Ha senso perché il soggetto in questione è uno dei piloti più forti al mondo. Secondo molti autorevoli esponenti dello stesso Circus è, semplicemente, IL più forte di tutti. Punto e basta. Da sempre molto geloso della sua vita privata, Alonso ha trovato sul popolare sociale network la giusta chiave per avere un rapporto aperto e franco con milioni di tifosi e appassionati di F1. E’ lui a raccontare e commentare la rivoluzione mediatica che lo ha interessato in prima persona e che, nel corso della stagione 2012, ha persino rischiato di creare qualche piccolo/grande incidente diplomatico con il team Ferrari.

    Alonso: “Con Twitter sono libero”

    “Da quando uso Twitter sono io che racconto quello che faccio”, ha dichiarato Fernando Alonso spiegando come sia cambiato drasticamente, in meglio, il proprio rapporto con la stampa e con il gossip selvaggio. Prima ogni suo starnuto era un pretesto per inventare storie. Ora è molto più difficile che accada:“Prima si diceva che magari passavo le vacanze con gli elefanti o andavo a cena con Obama ma adesso posso essere io a dire che, ad esempio, sono stato in Italia a sciare per Capodanno poi sono andato in Russia e da lì in Brasile per partecipare alla gara di kart organizzata da Felipe”, ha osservato l’asso di Oviedo parlando con i giornalisti del Wrooom 2013 di Madonna di Campiglio. “Twittare mi permette di entrare in contatto diretto con i miei tifosi, di fargli scoprire degli aspetti del mio lavoro che non potrebbero mai conoscere altrimenti - ha aggiunto – certo, non posso dirgli tutto perché in Formula 1 ci sono molte informazioni che devono rimanere confidenziali ma credo che sia comunque uno strumento utile e divertente.” Proprio la tentazione di dire qualcosa di troppo, narra la la leggenda, ha rischiato di incrinare i rapporti con il team Ferrari. In occasione delle ultime gare del 2012, quelle decisive nella volata per il titolo, Alonso avrebbe avuto più volte la tentazione di twittare e rendere pubblica la propria frustrazione per la scarsa qualità degli aggiornamenti tecnici portati sulla sua monoposto. L’ufficio stampa del Cavallino Rampante, non è dato sapere se in modi più o meno energici, lo ha convinto a desistere per mere questioni di immagine. Probabilmente, a mente fredda, è stato lo stesso pilota il primo a rendersi conto dell’inopportunità di certe uscite. Un tweet è una piccola frase di 140 caratteri che in un solo attimo viene letta da milioni e milioni di persone. Un effetto valanga non più contenibile una volta iniziato.

    Alonso non è interessato alla politica

    Il Wrooom di Madonna di Campiglio è l’occasione giusta per parlare della Formula 1 a 360°. Avere davanti a sé Fernando Alonso in vena di chiacchiere è un evento raro. Così è andata che i giornalisti sono riusciti a stuzzicarlo su tutti gli argomenti possibili immaginabili, compresi quelli legati alle polemiche delle ultime settimane – partite dal clan Red Bull – che lo hanno descritto come un pilota che fa molta “politica” piuttosto che pensare solo a guidare in pista. “Non penso di essere bravo nella politica, io guido macchine - ha detto l’sturiano – Certe dichiarazioni recenti mi hanno sorpreso ma non riesco a vederne il senso. Una volta dicono che loro non leggono, non sentono e non vedono, poi aggiungono che non si fanno influenzare: allora si vede che, invece, leggevano, magari la notte…” Sportivamente parlando, comunque, Alonso ci tiene a rendere merito a Vettel:“Non ho detto che Vettel non sia il più forte o non abbia meritato questi tre titoli. Ci sono stati delle fasi, come nel 2011, quando ha avuto un livello di prestazione fantastico ed è stato sicuramente il migliore di tutti”. Il suo nemico numero uno, però, resta Hamilton:“E’ una mia opinione personale e non c’è nulla di politico in questo. Lewis ha sempre vinto delle gare da quando è in Formula 1, anche in anni come il 2009, quando aveva iniziato la stagione con una vettura due secondi più lenta dei migliori. Quando si guarda cosa succede in pista si tiene ben presente quello che fa lui, è un fatto”, ha concluso.