Barrichello: rivelerò cosa mi ha fatto la Ferrari

Rubens Barrichello in una recente intervista si è dichiarato intenzionato a vuotare il sacco ed a raccontare la verità sul suo periodo in Ferrari al fianco di Michael Schumacher

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    La storia di Rubens Barrichello in Formula 1 si tinge di giallo. Il pilota brasiliano è attanagliato dentro a più misteri. Il primo riguarda il suo futuro: riuscirà a trovare un sedile per la prossima stagione? Il secondo riguarda il passato ed esplode in tutto il suo fascino quando il brasiliano dichiara:“La gente non immagina neanche quello che mi ha fatto la Ferrari“.

    VERITA’ NASCOSTE. A sentir parlare il povero Rubinho, sembra che la Ferrari e Schumacher gliel’abbiano fatta grossa. Costanti sono stati negli anni i suoi riferimenti alla famosa radiolina che gli imponeva di rallentare. Solo due settimane fa si divertiva a sfottere il sette volte campione del mondo. Adesso va dritto al bersaglio:“Un giorno dirò la verità. Anzi, la scriverò su un libro. La gente non ha la più pallida idea di quello che mi ha fatto la Ferrari ed è giusto che la verità venga fuori. Adesso, però, è ancora presto. Voglio aspettare il momento opportuno per raccontare la mia storia…”

    PENSANDO A BRAWN. Preso atto delle intenzioni del pilota Honda, una domanda sorge spontanea: cosa ne penserà di questo atteggiamento Ross Brawn? L’uomo che ha il potere di decidere se tenerlo o mandarlo via dalla Formula 1 oggi era, nel periodo Rosso del brasiliano, il principale stratega del Cavallino nonché partner privilegiato di Michael Schumacher. Quindi: o Barrichello si sta dando la zappa sui piedi. O sta tentando di minacciare qualcuno, in cambio di qualche favore. A breve ne sapremo di più.

    CAMPIONE MANCATO. Raccontati i fatti, mi si conceda il lusso di esprimere un’opinione personale. Chi scrive ha un’idea molto precisa sulla storia di Barrichello e, in particolare, sul suo periodo Rosso. Il brasiliano è sicuramente un ottimo pilota. Da quello che ha fatto vedere nel periodo pre-Ferrari, vale a dire correndo con Jordan e Stewart, è possibile paragonarlo persino a campioni del mondo del calibro di Damon Hill, Jacques Villeneuve o Mika Hakkinen. Purtroppo per lui, però, nel periodo di massimo splendore agonistico si è trovato ingabbiato in una brutta situazione: avere come compagno quel fenomeno di Michael Schumacher. Con un marziano del genere in squadra, è normale che gli sforzi siano concentrati su un unico soggetto (si veda, a tal proposito, il caso Hamilton-Kovalainen). Dato a Rubens ciò che gli spetta, quindi, va effettuato un distinguo: Schumacher era un’altra cosa. La controprova che quanto sostengo è più che attendibile si chiama Jenson Button. L’inglese vanta prestazioni in linea con il brasiliano se non addirittura superiori. Nessuno si sognerebbe mai di sostenere che sia più forte di Schumacher. Perché, allora, in molti si ostinano a credere ciecamente alla fantomatica teoria del complotto ai danni del pilota triste? Non è più facile pensare che una squadra abbia privilegiato, tra i due, quello che 9 volte su 10 arrivava davanti? Detto questo, qualunque cosa scriva Barrichello nel libro delle sue memorie, a meno che non contenga scene a sfondo sadomaso, non riuscirà a scandalizzarci. Quanto al dispiacere di vedere un gran manico ridotto a fare queste manfrine nel finale di carriera, parliamone pure.