F1 2011, GP India: gravi ritardi nei lavori di costruzione

Formula 1 2011: non tutto fila liscio nella marcia di avvicinamento al primo Gran Premio di India della storia in programma a fine ottobre sul nuovo circuito di New Delhi

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    F1 2011, GP India: gravi ritardi nei lavori di costruzione

    In questa foto scattata una settimana fa si vedono dei ragazzini che portano acqua ai lavoratori che si trovano nei pressi del Budh International Circuit vicino a New Delhi. Questo è un po’ l’emblema della situazione. Siamo in una zona del pianeta molto diversa dalla cara e vecchia Europa. Siamo di fronte a dei ritardi nei lavori, questi molto simili ai nostri, invece, che rischiano di far saltare i piani degli organizzatori del Gran Premio d’India di Formula 1 previsto già nel calendario 2011 il 30 ottobre. In ballo c’è un evento che spera di catalizzare l’attenzione di 1,2 miliardi di persone attualmente interessate quasi esclusivamente al… cricket!

    GP INDIA F1 2011. A parlare preoccupato del Gran Premio d’India a meno di novanta giorni dall’evento, è uno dei più autorevoli attori del Circus, Vijay Mallya, proprietario del team Force India:“Il circuito potrebbe non essere completo al 100%. Ci sono possibilità che le strutture non siano finite”. Tra queste citiamo la tribuna centrale che ha un progetto molto ambizioso ma di difficile costruzione. “Le aree tecniche – ha aggiunto un Mallya rassicuratore – sono pronte”. Un qualcosa di analogo si era vissuto esattamente 12 mesi fa per il primo Gran Premio di Corea. Allora ci fu l’happy end sul filo di lana.

    CALENDARIO F1 2011. A rendere ancor più complessa la situazione ne pressi di Nuova Delhi è la rivola degli agricoltori. A molte famiglie è stata sottratta la terra per far sorgere il circuito di Formula 1. Furiosi con chi ha preso questa decisione, almeno 300 di loro minacciano di “smantellare” l’impianto. Per placare la loro ira chiedono più investimenti da parte del governo in modo tale che la presenza della F1 crei, a sua volta, posti di lavoro nelle varie strutture che inevitabilmente sorgeranno nella zona. Diversamente, si dicono disposti a qualunque forma di protesta. Anche quella che prevede l’uso della forza.