F1 2012, Webber chiede protezioni per le monoposto: evitare il decollo

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    F1 2012, Webber chiede protezioni per le monoposto: evitare il decollo

    AP/LaPresse

    L’incidente di Spa Francorchamps ha sollevato nuovamente il problema sicurezza in Formula 1. Dopo il volo della Lotus di Grosjean davanti al casco di Fernando Alonso, tutti hanno invocato l’adozione di protezioni per la testa del pilota e le mani. Un cupolino, una capsula interamente chiusa, il roll-hoop testato dalla Fia.

    Esigenze senz’altro legittime, perché la sicurezza non è mai abbastanza. Tuttavia, abbiamo già da queste colonne rilanciato più volte l’idea di adottare protezioni che evitino il decollo delle vetture nel contatto tra le ruote scoperte. La Indycar le utilizza con successo e sarebbe un intervento indolore per l’impatto estetico e le problematiche da risolvere (la capsula chiusa vista qui con una ricostruzione, ha non pochi problemi relativi alla velocità d’uscita dall’abitacolo e all’estrazione del pilota in caso di incidente). Guarda anche:

    Anche Mark Webber si esprime sulla questione, anticipando dal suo spazio sul sito della Bbc come la Fia in futuro interverrà adottando un sistema per proteggere il casco del pilota. Tuttavia, per l’australiano la priorità non è questa. E come dargli torto! D’accordo, Felipe Massa è stato colpito da una molla staccatasi dalla Brawn in Ungheria nel 2009, ma gli esempi di oggetti che si staccano dalle monoposto che precedono per andare a colpire chi è dietro, prima del 2009 risalivano al 1995 (Monza), quando la telecamera sull’ala posteriore della Ferrari di Alesi andò a colpire la sospensione dell’altra Ferrari di Berger: un caso ogni 14 anni.

    Quanti sono, invece, i casi di vetture che decollano nel contatto con un’altra monoposto? Chiedere proprio a Mark Webber, nel Gran Premio d’Europa a Valencia 2010. «Dovremmo agire per coprire le ruote lasciando il cockpit aperto o lasciare le ruote scoperte e optare per una maggior protezione dell’abitacolo? Personalmente credo che impedire il volo delle monoposto sia una priorità maggiore, semplicemente perché si verifica più frequentemente», ha commentato il pilota della Red Bull.

    «Le intrusioni nel cockpit sono più rare, ma vanno prese molto seriamente. In entrambi i casi siamo stati molto fortunati e sappiamo tutti che prima o poi la fortuna finisce». Ma non si ferma qui l’analisi di Webber, visto che non tutto si può imputare al caso o alla configurazione delle monoposto. E’ sulla stessa lunghezza d’onda di Domenicali, che dopo l’incidente di Alonso in Belgio aveva chiesto maggior rigore nel rispetto delle regole sin dalle categorie minori. «I piloti devono anche prendersi responsabilità. Negli ultimi dieci anni il livello di aggressività è aumentato un po’, perché i ragazzi sanno che solitamente escono illesi da un incidente».

    «Molti giovani che sono arrivati [in Formula 1] si sono comportati bene. Quest’anno, Maldonado e Grosjean hanno avuto entrambi un po’ di incidenti. Se quello di Grosjean in Belgio fosse avvenuto a gara aperta (una battaglia a corsa iniziata; ndr) sarebbe andato bene. Ma c’erano molte macchine intorno, la pista è stretta e rapidamente è diventato un brutto incidente».

    La Fia a questo punto, insieme al tavolo di lavoro tecnico, dovrebbe immediatamente intervenire con modifiche realizzabili senza eccessive elaborazioni e discussioni. Posizionare le protezioni sulle ruote per evitare il decollo non esclude che si possa intervenire in futuro con strutture che proteggano il pilota, ma considerando la casistica e la frequenza con cui volano pericolosamente le monoposto, è senz’altro questa la priorità, non certo un abitacolo chiuso.