F1 2013, Ferrari: diritto di veto e premi extra nel business della Formula 1

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    F1 2013, Ferrari: diritto di veto e premi extra nel business della Formula 1

    AP/LaPresse

    Che la Formula 1 sia un business di enorme portata non si scopre certo oggi, tuttavia, leggere i numeri riportati dalla stampa britannica su un prospetto che inquadra la situazione finanziaria per una futura quotazione in Borsa, fa un certo effetto.

    Posizioni privilegiate, spartizioni di premi extra per i team più vincenti nel recente passato – quel che la Mercedes non gradiva nel nuovo Patto della Concordia -, addirittura diritto di veto sulle normative . Ce n’è abbastanza per dire che dietro lo sport in scena nei week end si struttura un sistema di alta finanza e interessi sconosciuti ai semplici tifosi.

    Il report degli analisti finanziari riportato dal sito Pitpass è chiaro: Ferrari, McLaren e Red Bull hanno garantito l’accesso a un fondo extra di 100 milioni di dollari, oltre alla fetta che spetta loro in quanto tra i primi dieci costruttori ogni anno nel mondiale. Dice, però, di più. E lo fa analizzando specificamente la posizione di Maranello all’interno della Formula 1. Il Cavallino rampante è l’emblema dello sport, sempre presente dal 1950 e tanta storia è normale che pesi in maniera importante e incisiva nelle scelte da assumere.

    A pagina 179 si legge come la Ferrari possa recedere se gli accordi sulle garanzie normative tra la Fia e la stessa Ferrari non consentano al team italiano di apporre un veto su ogni cambio alle regole già annunciate o introdotte (con determinate eccezioni). Una golden share da sfruttare a proprio gradimento . Certo, non sembra possa configurarsi come un semplice capriccio e una conferma potrebbe leggersi tra le righe del regolamento tecnico 2014. Originariamente i motori turbo dovevano essere con frazionamento 4 cilindri in linea, salvo poi ottenere la “concessione” del V6. Il peso di Maranello è facile intuire sia stato decisivo nella modifica dell’architettura.

    Un altro “niet” a disposizione spetta nell’eventuale organizzazione di una serie di gare a contorno dei gran premi, potendo rifiutare la fornitura di Ferrari granturismo in caso di uscita della Porsche Supercup.

    Altro dettaglio interessante riguarda la spartizione della torta dei profitti della Formula 1, riportata a pagina 176 del report. Ai primi 10 team classificati nel mondiale costruttori spetta il 47.5% lordo dei profitti. Ma c’è di più, visto che Red Bull, McLaren e Ferrari sono i tre team che hanno accesso a un ulteriore fondo di 100 milioni riservato alle squadre che hanno ottenuto più successi nei quattro anni precedenti, con il 30% per il terzo classificato nella speciale graduatoria.

    Calcoli dettagliati portano a disegnare un quadro nel quale prima di una gara, la Ferrari avrebbe assicurati premi quasi equivalenti al budget annuale della Marussia.

    Solo benefici? Affatto. Esisterebbero precisi obblighi per la Ferrari, che è l’unica squadra a firmare direttamente i contratti di partecipazione al mondiale, senza ricorrere a compagnie esterne, come avviene da parte degli altri costruttori. Cosa significa? Nel caso di uscita dal mondiale, un marchio ad esempio come Honda può cessare l’attività della divisione F1 senza essere perseguibile la società di gestione che chiude, essendo slegata di fatto dalla casa madre. Per la Ferrari ciò non avviene e un’uscita dal business ingiustificata avrebbe conseguenze legali importanti.

    La quotazione della Formula 1 alla Borsa di Singapore attraverso il fondo CVC è attualmente in fase di stallo, aspettando momenti migliori, le informazioni tuttavia rese pubbliche per le esigenze di trasparenza hanno aiutato a comprendere un po’ meglio quel che ruota intorno ai week end di gara.

    Twitter: @fabianopolimeni