F1 2014, Red Bull squalificata in Australia: parlano i commissari di gara

F1 2014: ecco spiegata la squalifica alla Red Bull di Ricciardo nel GP d'Australia con le motivazioni dei giudici e del team che farà appello!

da , il

    F1 2014, Red Bull squalificata in Australia: parlano i commissari di gara

    “Ma sai che non ho capito come mai la Red Bull di Daniel Ricciardo è stata squalificata dall’ordine di arrivo del GP d’Australia 2014 di F1?”. La gente mi ferma per strada, si fa per dire, e mi chiede di spiegare meglio cosa cavolo sia successo nella stanzetta dei commissari di gara di Melbourne dopo la corsa di domenica. La faccenda è, a mio modo di vedere, interessante per tre ragioni: trattasi di una morte annunciata; quanto accaduto a Ricciardo potrebbe capitare ad altri in futuro; il capitolo non è ancora del tutto chiuso con il pilota australiano che può ancora sperare di riprendersi il secondo gradino del podio. Vediamo di capirci meglio…

    Guarda anche:

    Cronaca di un problema annunciato

    Detta banalmente: Daniel Ricciardo è stato squalificato perché il sensore che misura l’afflusso di carburante dal serbatoio al motore ha registrato dei picchi superiori ai 100 kg all’ora. Il punto è che il citato sensore aveva già dato dei problemi di taratura nei test invernali e persino nel corso delle prove libere australiane. Pertanto, il rischio che si avessero valori fuori norma pur con macchine che viaggiano nella correttezza era ben noto alla Federazione Internazionale dell’Automobile. E’ successo questo anche alla Red Bull numero 3? A Milton Keynes dicono di sì e sono pronti a dimostrarlo portando i loro dati nell’appello contro la decisione dei commissari di gara di Melbourne. Tra questi c’era il nostro Emanuele Pirro che, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha dichiarato:“Abbiamo impiegato tre ore per scrivere tre pagine con tutte le motivazioni della nostra scelta. Abbiamo voluto motivare nel dettaglio la sentenza per evitare chissà quali speculazioni. I sensori sono più precisi di quello che si è sentito dire in giro”. Il direttore di corsa Charlie Whiting, in aggiunta, c’ha messo la faccia assicurando che il sensore Gill funziona alla perfezione anche in presenza d sbalzi di temperatura:“Crediamo che sia accurato, anche perché lo correliamo ai dati che ci arrivano dagli iniettori per verificarne la convergenza”. Pare, inoltre, che nel corso del GP d’Australia la direzione gara – analizzando i dati in tempo reale – abbia più volte segnalato alla Red Bull che era in corso un’infrazione al regolamento ma che dal muretto degli austriaci non sia arrivata alcuna risposta.

    Red Bull fa appello: “I sensori non funzionano”

    “Tutti sanno che già nei test ci sono stati problemi con questi sensori - ha dichiarato Christian Horner ad Autosport – è una tecnologia ancora immatura della quale non ci possiamo fidare al 100%. Sono stupito che solo noi abbiamo avuto problemi visto che non penso abbiano funzionato alla perfezione su tutte le altre macchine”. Non si è fatta attendere molto la risposta dei responsabili del sistema Gill:“La FIA ci ha dato un feedback positivo sul lavoro svolto dalle nostre apparecchiature. Precisiamo, inoltre, che lo strumento è stato sviluppato in collaborazione con i team con la sua taratura affidata a soggetti terzi”. Secondo alcuni esperti di diritto sportivo, la strategia migliore che la Red Bull potrebbe adottare per salvare il salvabile è quella di dimostrare che Ricciardo non ha tratto alcun vantaggio dalla situazione chiedendo che vengano ripristinati i punti in classifica piloti rinunciando, però, a quelli della classifica costruttori.