F1 2015, terza macchina: i dubbi McLaren; Force India: non la faremo gratis

Lo schieramento di una terza monoposto nel mondiale di Formula 1 tiene sempre banco

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    F1 2015, terza macchina: i dubbi McLaren; Force India: non la faremo gratis

    Una volta rilanciata l’idea, è stato un susseguirsi di reazioni. Da quelle positive, con la Ferrari disposta a schierare la terza macchina nel mondiale di F1 2015, fino a quelle più caute, che sottolineano i costi di una tale operazione: in Mercedes hanno stimato in 32 milioni di euro, l’investimento aggiuntivo necessario. Tra i team inizialmente apparsi favorevoli alla soluzione per compensare il possibile addio di alcune scuderie, c’era la McLaren. Guarda anche:

    Adesso, Eric Boullier mette in dubbio la fattibilità già dal prossimo anno, prevedendo un avviso di almeno sei mesi perché tutto possa organizzarsi al meglio da parte dei team: «Il telaio, la logistica e il personale coinvolto… avremo bisogno almeno di sei mesi di preavviso. Se ci sarà l’esigenza di schierare tre macchine, allora vedremo: si possono porre numerosi interrogativi sulle entrate, ma se dovessimo essere chiamati ad aiutare la Formula 1 schierando tre macchine, allora dovremo farlo», ha detto Boullier.

    | PARLANO I TEAM IN CRISI |

    La sensazione è che le squadre siano disposte a un impegno aggiuntivo, tuttavia, sullo sfondo si aprono scenari complessi sui budget necessari per sostenere una terza macchina e la ripartizione dei profitti tra tutti i team. Vijay Mallya non ci gira intorno e a Espn F1 dice: «Chiederemo una compensazione [economica] per costruire una terza macchina, non lo faremo gratis». Ma non dovevano essere le scuderie più importanti a doverla schierare? Con tutto il rispetto per la Force India, l’appeal sul grande pubblico sarebbe infinitamente minore rispetto a una terza Ferrari, Red Bull, Mercedes o anche Williams, quindi se Mallya spera di avere del denaro da Ecclestone, crediamo resterà deluso. «Sono certo che chi detiene i diritti commerciali abbia chiaro come vada resa economicamente fattibile [la terza macchina]», aggiunge Mallya. Tradotto: non investiremo un soldo in più per salvare la Formula 1, semmai la paghi Ecclestone.«Quest’anno abbiamo visto entrambe le Mercedes davanti a tutti e negli ultimi anni le Red Bull: quindi, vorreste un podio tutto occupato da un team. Non ha molto senso, no? Non posso commentare sulla situazione degli altri team, il problema diventerà [semplicemente] più grande se qualcun altro dovesse abbandonare la [griglia]. Viceversa, non può imporsi su nessuno [una terza monoposto]», continua il titolare della Force India, prima di andare a toccare l’aspetto più spinoso, ovvero, la ripartizione dei proventi prevista dal Patto della Concordia.

    «Se ne parla a ogni gara, ma perché c’è quest’incertezza sulla sopravvivenza di alcuni team? Tutto esiste perché c’è uno squilibrio e irrazionalità sulla ripartizione dei guadagni. I grandi team prendono la fetta più grande e i più piccoli hanno meno. Il miglior modo di agire sarebbe di fare una Formula più razionale, che dia a tutti non solo la possibilità di sopravvivere, ma di competere e rendere la Formula 1 più interessante».

    Per una Formula 1 incapace di darsi delle regole – a partire dal budget cap, fino alle penalità per chi contravviene alle comunicazioni radio vietate – risolvere l’annoso problema della divisione delle entrate appare qualcosa di assolutamente irrealistico. Comanda Eccelestone, stop. Chi vuole si adegui, gli altri sono liberi di andarsene. La logica, per Bernie, è molto chiara.

    Fabiano Polimeni