F1: come diventare pilota per un giorno

Come diventare pilota di F1 per un giorno gratis

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    F1: come diventare pilota per un giorno

    Prendi uno di noi e mettilo dentro ad un vettura di Formula 1 facendogli vivere una giornata da vero pilota. Questa è una di quelle storie che ci piace raccontare. Come si legge nel sito Renault, il fortunello della situazione si chiama Steve Bennett. Ma di questo ci importa poco. Molto più interessante è conoscere quello che gli è toccato fare e quali sono state le sue sensazioni quando, dopo aver vinto un concorso, si è trovato catapultato sul circuito dell’Hungaroring dentro ad un bolida da 700 cavalli.

    Mr. Bennet ha vinto un concorso radiofonico organizzato in Dubai che lo ha portato a guidare una monoposto di Formula 1 sul circuito dell’Hungaroring a Budapest. Prima di lanciarsi al volante di un bolide del genere, il team Renault gli ha fatto una visita medica, lo ha messo nelle condizioni di conoscere la pista, le manovre da effettuare in caso d’emergenza, il significato delle bandiere che avrebbe potuto trovare esposte. Gli ha insegnato delle tecniche di guida, gli ha fatto prendere confidenza con i dati della telemetria e gli ha spiegato, ovviamente, come partire dato che le procedure da effettuare non sono così semplici come quelle che facciamo tutte le mattine accendendo la nostra macchinina per andare a lavoro.

    Dopo la teoria, arriva la pratica. Si comincia con un giro accanto ad un istruttore dentro ad una Clio Cup per poi infilarsi dentro alla prima monoposto: una Formula Renault 2.0. Già qui l’adrenalina sale:“Il tuo sedere è vicinissimo all’asfalto e i tuoi piedi stanno più in alto del tuo sedere. All’accensione del motore l’acceleratore risponde in modo immediato, molto prima della tua normale macchina!” – racconta Steve – per salire di marcia non serve premere la frizione, per scalare sì. I freni non hanno aiuti ma non ne senti proprio la mancanza tanto sono potenti…”. Dopo una dozzina di giri intervallati da confronti di telemetria e impazzimenti mentali cercando di trovare la marcia giusta, il giusto punto di frenata, la giusta traiettoria il cronometro dice che il giro più veloce è stato fatto in 2’04”. Il record della pista è di 1’19”.

    A questo punto, per entrare maggiormente nel clima, Steve deve farsi un giro da ospite dentro ad una Megane Trophy. Gli servirà per rendersi conto di cosa voglia dire guidare al limite e fare il passo finale, il fatidico incontro con la vera vettura di F1. La monoposto è stata depotenziata con il motore che dai 17 mila giri minuto massimi è sceso a 11 mila. Questo non impedisce di sprigionare ancora una potenza di 700 cavalli. Anche il volante è semplificato rispetto a quello utilizzato dai driver professionisti. La frizione, infine, è ripristinata nella pedaliera anziché accanto alla farfalla del cambio. Dai precedenti test di questo genere è emerso che ciò facilita di molto la vita ai comuni mortali che provano a diventare piloti di F1 per un giorno! “Quando sei nell’abitacolo, pronto a partire, la tua mente è emozionata ed impaurita. Sbaglierò la partenza? Farò una figuraccia? E se faccio un testacoda? E se faccio un incidente? Riuscirò a controllare questa bestia? ..”, racconta il fortunello.

    Si parte. Non c’è starter. Il motore viene messo in moto dai meccanici. C’è solo da lasciare piano la frizione per iniziare a far muovere la monoposto:“Metto la seconda dalla leva dietro il cambio, lascio la frizione… motore spento! Ok, no problem, sono ancora vivo. Posso riprovare. Stessa procedura ma… ancora motore spento! Adesso la cosa si fa imbarazzante”. La terza volta va. “Alla fine della pit lane apro il gas… non del tutto… si aprono le porte dell’inferno! Il suono del V10 ricorda i 4 cavalieri dell’Apocalisse. Alla prima curva spingo a tutta sui freni e quasi mi fermo!”. Le auto di F1 sono fatte in modo tale che non si possa salire di marcia fino a quando il contagiri non segna almeno 4 luci accese e non si può scalare fino a quando non si è in frenata. “Il primo giro è andato: sono andato troppo piano, ho sbagliato le marce ed ho frenato troppo presto! Lungo il rettilineo le vibrazioni erano talmente tante che ad un certo punto ci vedevo doppio… Il giro successivo è andata meglio: a parte le marce e le frenate anticipate, ad un certo punto sono riuscito a spalancare il gas al massimo. L’aderenza di queste macchine è prodigiosa”. Alla fine del secondo giro è il momento di rientrare nella pit lane. “Cosa può battere questo? Niente. A parte, forse, essere passeggero di una F1 a 3 posti“. Cioè quello che tocca adesso a Steve:“E’ stata un’esperienza terrificante che mi ha spiegato come mai i piloti passano molto tempo in palestra”. La giornata è finita.

    “Cosa dire? Ho imparato che guidare una vettura di F1 non ha pari come esperienze nel pianeta. La richiesta di risorse fisiche e mentali è immensa. Ma la lezione più importante che ho avuto – ha concluso Steve – è che non sarei mai potuto diventare un pilota di Formula 1!”. Che serva di lezione anche a noi. Prima di criticare un Sakon Yamamoto qualunque, pensiamo che rispetto a noi è comunque un superfenomeno…