Figli d’arte in F1, quando il talento è una questione di famiglia

Sono tantissimi i figli d'arte che, seguendo le orme del padre, sono approdati in F1: ecco alcune delle dinastie più significative, capaci di portare a casa risultati importanti

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    Max e Jos Verstappen insieme

    Essere figli d’arte, in Formula 1, non è sempre garanzia di successo, ma spesso e volentieri aiuta ad emergere. Sono molti, infatti, i piloti che hanno ereditato dai padri illustri il talento arrivando, in alcuni casi, ad eguagliare o perfino migliorare la carriera dei genitori diventando, a loro volta, driver di successo. Carlos Sainz Jr, che dal 2021 guiderà la Ferrari prendendo il posto di Sebastian Vettel, è solo l’ultimo esempio di figli d’arte capaci non solo di uscire dall’ombra dei padri, mettendo a tacere le malelingue dimostrando il proprio talento, ma anche di riuscire a costruirsi una carriera importante al di là del cognome pesante. Dalla famiglia Hill ai Rosberg, passando per Villeneuve e Verstappen, ecco alcune delle coppie padre-figlio di maggior successo nella storia della Formula 1.

    Hill, la prima famiglia a tramandarsi il titolo

    Graham e Damon Hill
    Getty images | Express/Hulton Archive

    A rappresentare il più famoso binomio padre-figlio in Formula 1 è quasi certamente la famiglia Hill. Graham, infatti, rappresenta un pezzo di storia dell’automobilismo: unico pilota a vincere la Tripla Corona, il riconoscimento che spetta al pilota che nel corso della carriera riesce a conquistare il mondiale di Formula 1, la 500 Miglia di Indianapolis e la 24 Ore di Le Mans, divenne due volte iridato nel 1962 e nel 1968 prima di perdere la vita in un terribile incidente aereo. Il talento, però, è stato tramandato al figlio Damon che, nel 1996, riuscì a conquistare lo scettro di campione del mondo con la Williams permettendo così alla famiglia di Hill di essere la prima a tramandarsi il titolo.

    Villeneuve, dalla tragedia al trionfo

    Jacques Villeneuve nella Ferrari del padre
    Getty images | Dan Istitene

    Pensando ai figli d’arte in F1 non possono non venire in mente Gilles e Jacques Villeneuve. Il primo, infatti, è ancora oggi uno dei più amati piloti di sempre nonostante le pochissime vittorie raccolte nel mondiale. A spezzare il suo sogno fu il terribile incidente durante le qualifiche del GP del Belgio del 1982 quando volò ruota su ruota sulla March di Jochen Mass. La sua Ferrari si impennò e nel ricadere al suolo lo sbalzò fuori dall’abitacolo finendo contro un paletto delle reti di protezione e perdendo la vita. Un sogno realizzato però da suo figlio, Jacques, che riuscì a trionfare nel 1997 dopo un infuocato duello con Michael Schumacher regalando così alla famiglia canadese il primo e unico mondiale della storia.

    Rosberg, campioni di padre in figlio

    Keke e Nico Rosberg
    Getty images | Andrew Hone

    Una storia simile a quella degli Hill è stata scritta anche dalla famiglia Rosberg. A diventare campione del mondo, nel 1982, fu Keke Rosberg che, anche in seguito alla morte di Gilles Villeneuve e all’infortunio di Pironi, riuscì a trionfare nonostante un solo successo in tutta la stagione dimostrando una regolarità impressionante. Un pilota, il finlandese, dotato di una guida molto aggressiva e irrispettosa del mezzo meccanico, considerato uno specialista dei circuiti cittadini e capace di esaltarsi in condizioni difficili, grazie anche alla sua sensibilità di guida nel controllo della monoposto. Caratteristica, quella della regolarità, ereditata anche dal figlio Nico Rosberg che, nel 2016, al volante della Mercedes, riuscì ad eguagliare il padre battendo il compagno di squadra Lewis Hamilton. Stesso talento e stessi risultati, ma con una sola differenza: quando vinceva Keke suonava l’inno finlandese, quando è toccato a Nico a risuonare negli autodromi c’era l’inno tedesco.

    Verstappen, quando il figlio supera il padre

    #DEVA_ALT_TEXT#Max e Jos Verstappen insieme
    Getty images | Clive Mason

    Tra i figli d’arte della Formula 1, però, c’è chi è riuscito a fare già meglio del padre: si tratta di Max Verstappen, pilota della Red Bull e astro nascente del Circus, ma che deve molto a suo padre. Mentre la carriera di Jos non ha mai spiccato il volo, costringendolo ad accontentarsi di appena due podi in 107 GP, il figlio è già entrato nella storia della Formula 1 diventando sia il più giovane vincitore di un GP – ad appena 18 anni 7 mesi e 15 giorni – sia il più giovane a salire sul podio. In attesa di riuscire a coronare il proprio sogno di diventare campione del mondo, l’olandese della Red Bull ha già fatto meglio di suo padre dimostrando che, oltre all’essere figlio d’arte, il talento di certo non gli manca.

    Sainz, dai rally alla Formula 1

    #DEVA_ALT_TEXT#Carlos Sainz Jr
    Getty images | di Mark Thompson

    Tra i figli d’arte più famosi c’è senza dubbio Carlos Sainz Jr, futuro pilota Ferrari che dal 2021 affiancherà Charles Leclerc al volante della Rossa. Stesso nome del padre, ma diverso ambito seppur sempre legato ai motori: il padre dello spagnolo, infatti, è stato due volte campione del mondo rally e ha trionfato in 3 diversi edizioni della Dakar, la corsa offroad più famosa del mondo. Il figlio, però, ha scelto il mondo della Formula 1: cresciuto nel vivaio Red Bull, si è scontrato con Max Verstappen in Toro Rosso. Quando la casa madre ha deciso di puntare sull’olandese, Sainz ha deciso di cambiare aria prima in Renault e poi in McLaren dove è riuscito a conquistarsi la fiducia della Ferrari che ha deciso di puntare su di lui per il dopo Vettel. Il miglior piazzamento, almeno per ora, rimane il podio conquistato nel GP del Brasile 2019, ma con l’approdo a Maranello è molto probabile che il suo score migliorerà sensibilmente.

    Schumacher, un destino che sembra già scritto

    #DEVA_ALT_TEXT#Mick Schumacher durante il test con la Ferrari del padre
    Getty images | di Alexander Hassenstein

    La missione più complicata, parlando di figli d’arte, sembra quella capitata a Mick Schumacher, figlio di Michael. Il giovane tedesco porta sulle spalle un cognome decisamente ingombrante, tanto che quando correva nella categorie minori, scelse di farlo utilizzando quello della madre per non essere associato fin da bambino al famoso papà. Con il tempo, poi, ha cambiato dimostrando anche di avere il talento dei campioni: nel 2018, infatti, è riuscito a diventare campione in Formula 3 battendo il record di precocità del padre vincendo il titolo a 19 anni – due anni prima rispetto a quanto fatto dall’ex pilota Ferrari. Un successo che gli è valso l’entrata nella Ferrari Driver Academy – il programma giovani del Cavallino – e diversi test sulla monoposto Rossa. Eguagliare il padre, però, in questo caso sembra quasi una missione impossibile: in 70 anni di storia l’ex pilota della Rossa è l’unico pilota ad aver vinto sette titoli mondiali, un’impresa quantomeno molto complicata da ripetere anche per chi ha i suoi stessi geni.