Gabriele del Torchio: “Le corse sono la nostra passione”

Gabriele del Torchio, amministratore delegato di Ducati, parla del rapporto speciale e fondamentale tra la rossa di Borgo Panigale e le competizioni ai massimi livelli che fanno parte del DNA di Ducati

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    A margine di un’intervista rilasciata dall’amministratore delegato di Ducati Motor Holding, Gabriele del Torchio, al sito quotidiano.net, il manager di Borgo Panigale ha voluto parlare dei risultati ottimi del gruppo in un anno difficile nelle vendite per tutti i costruttori e soprattutto del rapporto della rossa con le competizioni ad altissimi livelli.

    Le idee sono chiare in Emilia: il nome Ducati deve essere associato con la tecnologia applicata alle competizioni: “la Ducati non può prescindere dalle corse che servono per trasferire sulla produzione di serie le esperienze fatte in pista” – ha dichiarato Del Torchio, ed ha aggiunto- “la nostra produzione di serie si basa su moto sportive che derivano dalle competizioni. E’ quello che vuole il nostro cliente. E’ uno sforzo molto importante che dobbiamo gestire cercando di contenere al massimo i costi. Siamo facilitati da due sponsor che credono nella nostra politica sportiva, che ci seguono con passione e che ci permettono di portare avanti questi programmi”.

    Riguardo all’impegno sia in Superbike che in Motogp con quattro piloti ufficiali e tre “semiufficiali” che comportano costi e impegni non indifferenti, il manager Ducati non e’ preoccupato: “prima di tutto noi pensiamo ai nostri piloti Casey e Nicky per la MotoGp, Haga e Fabrizio per la Sbk, agli altri ci penseranno i rispettivi team. E’ vero che lo sforzo ingegneristico è enorme, ma in fondo è la nostra missione. Pensate che la Gp9 è la prima moto che si presenta al via con il telaio in carbonio. Siamo sicuri che darà i frutti che ci aspettiamo. Come è bello vedere Stoner che ancora non è salito sulla moto a seguito dell’operazione al polso dare i consigli a Hayden che sta portando avanti i primi collaudi. Da questo primo approccio ci sembra di aver messo su un team di due grandi piloti. Uno velocissimo come Stoner , l’altro un grande collaudatore che può puntare anche lui al titolo”.

    Che dire, tanto di cappello ad una ditta italiana che riesce a tener testa a colossi mondiali che hanno ben altri budget a disposizione ma mancano probabilmente delle idee e della passione per le corse della casa di Borgo Panigale. Magari la Kawasaki fa bene i treni e le petroliere, ma per le moto vincenti ci vuole la passione tutta emiliana..