GP Bahrain F1 2012: le Pagelle di Paolo Zermiani

Formula 1: pagelle dal Gran Premio del Bahrain di F1 2012 con i voti del solito irriverente e controcorrente Paolo Zermiani

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    GP Bahrain F1 2012: le Pagelle di Paolo Zermiani

    Sebastian Vettel merita il massimo dei voti nelle pagelle del Gran Premio del Bahrain di Formula 1 2012. Il pilota Red Bull risponde con i fatti alle critiche. Conoscete voi modo migliore? No. Non esiste. Discorso analogo vale per Grosjean che, al pari di Raikkonen, si fa trovare finalmente presente all’appello delle occasioni da prendere al volo proprio nel miglior giorno in assoluto della Lotus. Dietro a questi tre grandi protagonisti dobbiamo citare il “cammello Di Resta, il rabbioso Schumacher ed il cattivissimo Rosberg che, alla faccia di chi lo riteneva un tranquillone, usa tutti i muscoli a sua disposizione per difendere un anonimo piazzamento. Dobbiamo, infine, applaudire anche se senza troppa enfasi agli sfortunati Button e Hamilton. Si limitano a fare il minimo sindacale Fernando Alonso e Felipe Massa con la Ferrari. I loro meriti finiscono dove cominciano le sventure altrui.

    Vettel: dieci. Quando il gioco si fa duro

    Chi segue le mie pagelle sa che non amo dare il massimo dei voti a chi vince la gara partendo dalla pole position. Credo che non ci sia bisogno di essere fenomeni per guidare la monoposto più veloce sul giro secco ed amministrare il vantaggio derivato dall’avere la vettura più forte del lotto. Sebastian Vettel, però, stavolta ci mette molto del suo nell’adattarsi alla frastornata e trasformata Red Bull che, nelle mani di Webber, resta abbonata alla quarta piazza. Vincere non era facile. Farlo con quel distacco su quelli fuori dal podio… sa di impresa.

    Raikkonen e Grosjean: nove. Attenti a questi due

    Ci ho pensato molto. Lo ammetto. Alla fine non me la sono sentita di dare a Romain Grosjean neanche un quarto di punto in meno di Kimi Raikkonen. Non si deve guardare solo al risultato e a chi si è messo sul gradino più altro del podio tra i due. Entrambi hanno spinto alla grande sfruttando l’ottimo stato di forma della loro Lotus. Se Raikkonen è una certezza, Grosjean per niente. Eppure è il francese che prima del finlandese sembra in grado di impensierire Vettel. Quanto all’ex pilota Ferrari, devo tenere presente le proprie ammissioni di colpa fatte a fine gara. Due errori. All’inizio si distrae e Massa lo supera facendogli perdere tempo preziosissimo. Verso la fine attacca Vettel ma sbaglia la manovra senza poter avere più una seconda chance.

    Webber: sei. Rock o lento?

    Mark Webber deve aver incontrato un Santone che gli ha insegnato l’arte della vita secondo la disciplina Zen. Tutto ciò a fine stagione si rivelerà una genialata o una suprema boiata? Lo scopriremo. Nel frattempo sospendiamo il giudizio. Diamo un sei politico. E salutiamo l’australiano con una domanda. Fare tutti quarti posti senza rischiare nulla, ti può consentire davvero di vincere il campionato del mondo? O forse ti fermi ai piedi del podio perché non ne hai di più? Insomma: caro Mark, sei davvero un furbastro che, tomo-tomo-cacchio-cacchio, befferà tutti o stai toppando alla grande? Sei un tipo Rock? O sei, semplicemente, inesorabilmente, tristemente… lento?

    Rosberg: sette e mezzo. Cattivissimo me

    La vittoria in Cina gli ha dato alla testa. Si è gasato. Dopo le qualifiche che lo vedono solo quinto, minaccia di spaccare il mondo in gara. Quando in gara si accorge che ce n’è una manciata di piloti che vanno più forte di lui, chiude la strada come se fosse il miglior Schumacher. Grazie a queste manovre (ed al fatto che non molla mai fino alla fine) porta a casa un quinto posto che vale 10 punti. Con meno grinta, meno cattiveria e meno nervi saldi, sarebbero stati meno della metà.

    Di Resta: otto e mezzo. Cammellato

    Sulla sua macchina c’è una scritta gigante: Sahara. E’ per questo che – nella pista posizionata in mezzo al deserto – la vettura di Vijay Mallya si becca durante la gara un quantitativo sproporzionato di inquadrature? No. Le inquadrature arrivano come risarcimento per la censura operata nelle qualifiche di sabato quando la FOM – per ritorsione contro la volontà di non partecipare alla seconda sessione di prove libere – ignora beatamente le monoposto di Di Resta e Hulkenberg. Di fronte alla polemica degli indiani, Ecclestone si fa perdonare trattandoli come se fossero i leader del mondiale ostinandosi sulle macchine bianco-arancio-verdi anche quando non ce ne sarebbe motivo. Motivo che, alla fine, ha il nome Paul ed il cognome Di Resta. Lo scozzese punta sulla tenuta e compie la traversata dei 300 chilometri del deserto di Sakhir con sole due soste. Tanta roba.

    Alonso: sei più. Onnipresente

    Fernando Alonso torna a casa dal Bahrain con le mani mezze vuote eppure dà l’impressione di aver sprecato pochissimo. Poteva fare qualcosa in più con Rosberg? Mah. Poteva chiudere davanti a Di Resta? Forse. E’ comunque bravo nell’approfittare dei problemi di Hamilton ed a chiudere davanti ad uno dei favoriti per il mondiale. Non male per un GP da fare in difesa. Fondamentale era esserci. E lui c’è stato. Come sempre.

    Hamilton: sette e un quarto. Pit stoppato

    Lewis Hamilton unisce spettacolo e concretezza senza mai dare l’impressione di non avere la situazione sotto controllo. La McLaren è probabilmente nella forma peggiore da inizio stagione eppure solo i 10-15 secondi persi complessivamente nei pit stop problematici gli impediscono di avvicinarsi alla zona podio.

    Massa: sei. Precisino

    Domenicali gli ha detto:“Devi capire che non puoi sfidare Alonso. Ne uscirai sempre con le ossa rotte. Cerca, semmai, di imparare da lui”. Così ha fatto. Si è ridimensionato ed ha trovato i primi punti del 2012. Ad un certo punto sembrava persino potesse scavalcare lo spagnolo. Chissà se alla radio gli hanno detto qualcosa tipo “Fernando isn’t faster than you” per ricordargli di NON impensierirlo.

    Schumacher: otto pieno. Rabbioso

    Fa una rimonta interessante pur se non testimoniata dalle immagini in Tv. Alla fine ce l’ha un po’ con tutti. Già al sabato aveva dato segnali di nervosismo per come era uscito nella Q1. Ci sta. Domenica, a motori spenti, se la prende con la Pirelli che non gli ha dato gomme in grado di fargli pigiare forte sull’acceleratore. La condizione era uguale per tutti. Lo sa. Il punto è che Schumacher ha capito una cosa importante: in una stagione così equilibrata e con una Mercedes discreta, può dire la sua in ottica campionato. Lo ripeto più chiaramente: Schumacher può vincere il titolo di campione del mondo 2012! Ma se in Australia si rompe il cambio, se in Malesia Grosjean lo sperona al primo giro, se in Cina si trova con una ruota montata male e deve ritirarsi e se in Bahrain parte ultimo per problemi tecnici (e tattici, aggiungo io)… se avviene tutto ciò mentre gli altri raccolgono gloria e punti pesanti… E’ normale accumulare quintali di frustrazione. La pressione sale. E si vede. Ad occhio e croce, il Kaiser ha rinunciato senza colpe ad una cosa che oscilla tra i trenta ed i cinquanta punti. Il primo in classifica ne ha 53. Fate voi. Il gravissimo problema è che certi regali in Formula 1 non tornano mai indietro. Peccato. Peccato davvero.

    Button: sette e mezzo. Eroe mancato

    La sua è stata solo un’intenzione. Una bella intenzione. E’ venuto a raccontarci di essere andato piano per tutta la gara nel tentativo di non consumare le gomme per poi piazzare la rimonta nel finale in stile Valsecchi con la GP2. La foratura gli rompe le uova nel paniere. Fino a quel momento aveva la testa del mondiale a portata di mano. Non era al livello di Red Bull e Lotus ma si stava divertendo.