GP Brasile F1 2012, Alonso: “Intanto un podio, poi vedremo dov’è Vettel”

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    AP/LaPresse

    Sono seduti in prima fila, in mezzo a loro, la leggenda. Sebastian Vettel a sinistra, Fernando Alonso a destra: fosse questa la visuale domenica al via, non sarebbe male per i ferraristi. In mezzo ai due, Michael Schumacher, a separarli fisicamente. La tensione nella conferenza stampa del Gran Premio del Brasile 2012 si percepisce tutta. Serio, concentrato, tirato Fernando Alonso. Più rilassato, con qualche sorriso a stemperare la tensione, Sebastian Vettel.

    La domanda per Alonso è inevitabile: vincere il mondiale per te sarà difficile, quali speranze hai? «Abbiamo bisogno di fare un week end normale e fare più punti possibili, almeno 15 e poi dopo il traguardo vedere dove sarà Sebastian. La priorità per noi è il podio e fare più di 13 punti, poi vedremo i risultati della Red Bull che non sono nelle nostre mani. Proveremo a fare il nostro meglio», spiega il ferrarista.

    A guardare il punto di partenza della stagione, Jerez e i test invernali, sa quasi di miracolo questo epilogo brasiliano. Cosa servirà alla Ferrari per il 2013? «Stiamo lavorando duro, è stata una stagione pesante. La prima volta a Jerez eravamo a 2 secondi e non sapevamo come si comportava la macchina. Dopo averlo capito siamo stati in grado di combattere per il podio praticamente per tutta la stagione e ora per il mondiale». Un messaggio non troppo velato, poi, al team, perché sembra che lo spagnolo inizi a stufarsi della routine che lo vede mettere pezze per sopperire alle mancanze della macchina: «Molti cambiamenti arriveranno il prossimo anno, per recuperare il gap dagli altri team faremo lavoro extra. Non siamo contenti dello sviluppo quest’anno». Di sicuro, si ripartirà con la sospensione anteriore pull-rod, notizia trapelata in questi giorni.

    FOTOGALLERY GP BRASILE 2012 – GIOVEDI’ PRE-GARA – INTERLAGOS

    Per un Alonso tirato come una sfinge, c’è un Vettel che prova a scherzare ma si fa serio quando gli viene ricordato il refrain di queste stagioni: vinci perché hai la macchina migliore. Ed è l’elemento psicologico più volte tirato in ballo da Alonso, per provare a destabilizzare il tedesco. Non si tira indietro il capoclassifica e ricorda: «Se guardo indietro, credo non ci siano persone davvero vincenti con una macchina cattiva». Ma va ancora a ritroso, agli inizi della carriera: «E’ naturale iniziare in una macchina più debole. Michael ha inziiato con la Jordan, Fernando mi sembra con la Minardi, anche nel mio caso con la Bmw, sostituendo Kubica. Poi, nemmeno la Toro Rosso era una gran macchina ma abbiamo fatto un ottimo lavoro. Credo che abbiamo fatto un’ottima stagione, poi il 2009 è stata un’annata fantastica per me e il team, finendo sul podio e vincendo le gare, è piuttosto normale il modo in cui sono arrivato qui». Tradotto, a leggere tra le righe: ho vinto con la Toro Rosso e quel che ho adesso me lo son costruito.

    Schiva la polemica, invece, sulla sostituzione strategica del cambio di Massa ad Austin. «Quel che han fatto non è nelle nostre mani, non è compito nostro concentrarsi su questi aspetti. È un approccio diverso rispetto al nostro team», conclude Vettel.

    Tra i due litiganti, c’è spazio per il commiato dalla Formula 1 da parte del re. Schumacher che ha lottato ad alti livelli con Alonso, mentre è stato spettatore degli ultimi anni nell’ascesa del pupillo Vettel. «Con Fernando ho battagliato per qualche anno in più; è leggermente diverso, eravamo in momenti difficili (la lotta per il titolo nel 2006; ndr). Con Sebastian siamo amici da molto tempo, ho seguito la sua carriera in Formula 1 e sono fiero del suo percorso. E’ cresciuto sulla mia pista a Kerpen ed è arrivato a dominare negli ultimi anni». Quel Vettel che non fa mistero di aver avuto nel Kaiser l’idolo da imitare. «Era il mio eroe da ragazzo, una vera ispirazione per me e gli altri bambini. Ho ricordi molto speciali dei tempi di Kerpen: quando l’ho incontrato per la prima volta non sapevo cosa dire, non volevo dire cose stupide. Oggi è un po’ diverso, sono cresciuto e c’è una relazione diversa, non è come parlare al mio eroe da bambino, ma parlo con Michael. Correre contro di lui negli ultimi anni è un’immagine che da bambino per me era molto molto distante, sono stati anni speciali gli ultimi e sarà sempre un’ispirazione per me».

    Adesso, stop alle parole, largo al cronometro. Non prima di una notizia importante, che andrà a mettere un bel po’ di denaro nelle casse della Lotus. Il team di Eric Boullier, infatti, ha siglato un accordo di sponsorizzazione per il 2013 con la Coca Cola, che apparirà sulla livrea Lotus con il marchio Burn.