GP Cina F1 2013: il Processo al GP!

Benvenuti al processo al GP di Cina 2013 di Formula 1

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    GP Cina F1 2013: il Processo al GP!

    Benvenuti al processo al GP di derapate.it! Al termine del GP di Cina 2013 di Formula 1, abbiamo isolato i casi più interessanti e spinosi portando alla sbarra i personaggi o i team interessati. Stavolta ecco a chi è toccato. Caso 1: la Red Bull distrugge la gara di Webber sin dalle qualifiche, campioni del mondo o dilettanti? Caso 2: Felipe Massa stavolta non tiene il passo di Alonso, siamo alle solite o ci sono attenuanti? Caso 3: la FIA mette sotto indagine diversi piloti che hanno usato il DRS in corsa durante le bandiere gialle per poi decidere di assolvere tutti nonostante il fatto sussista, ma scherziamo? Proviamo a leggere questi fatti da tutti i punti di vista: prima l’accusa e poi la difesa. Fateci sapere voi da che parte state e cosa ne pensate!

    CASO 1. Red Bull contro Webber?

    ACCUSA. Girano voci che la Red Bull sia ancora arrabbiata con Vettel per l’insubordinazione della Malesia ma abbia comunque deciso di puntare su di lui. A farne le spese è Mark Webber che, al più tardi a fine stagione, lascerà il team. Nel frattempo, si “divertono” così: in qualifica lo lasciano senza benzina e in gara gli fanno perdere una ruota dopo il pit stop! Due le opzioni: o lo hanno fatto apposta o, ancora peggio, hanno commesso degli errori da pivelli. E pensare che qualche giorno prima si vantavano di aver effettauto a Sepang il pit stop più veloce della storia.

    DIFESA. Pensare che la Red Bull voglia boicottare Webber è assurdo. Anche se fosse, credere che lo farebbe in modo così plateale è ridicolo! Escludiamo, quindi, subito l’ipotesi che l’errore sia premeditato e sgombriamo il campo da patetici equivoci. Se vediamo l’accaduto con occhi non foderati di prosciutto, dobbiamo ricostruire i fatti così: un problema tecnico al rifornimento impedisce a Webber di completare le qualifiche (era successo anche a Vettel ad Abu Dhabi nel 2012 mentre era in piena corsa per il titolo); una ruota montata male fa parte del gioco, quelli della Red Bull non sono i primi e non saranno gli ultimi che avranno un problema del genere quest’anno.

    CASO 2. Felipe Massa, dove sei?

    ACCUSA. Il momento d’oro di Felipe Massa è già finito. In qualifica fa peggio di Alonso ed in gara sparisce alla distanza. L’ordine di arrivo dice che davanti a lui c’è persino una McLaren. Come è possibile che le due Ferrari vadano a velocità così diverse? E’ questione di manico. Ovviamente.

    DIFESA. In qualifica è dietro ad Alonso. Ci può stare. In gara è strepitoso al via e nei primissimi giri ci dà dentro sverniciando persino Hamilton con una manovra da applausi. Massa non è certo in crisi. E’ la strategia Ferrari che, per favorire Alonso, lo tiene in pista un giro in più con gomme soft ormai andate facendolo rientrare in mezzo al traffico. A quel punto soffre di graining all’anteriore e fatica a salvare il salvabile. Il brasiliano c’è. Gli strateghi del box italiano un po’ meno.

    CASO 3. FIA non penalizza i trasgressori

    ACCUSA. Dopo diverse ore di cervellotici ragionamenti, la FIA decide di non penalizzare tutti quei piloti che, infischiandosene del regolamento, decidono comunque di azionare il DRS in gara con bandiere gialle esposte. Questa la lista dei trasgressori: Sebastian Vettel, Mark Webber, Jenson Button, Romain Grosjean, Valtteri Bottas, Daniel Ricciardo, Jean-Eric Vergne e Max Chilton. Se le regole ci sono, perché non applicarle? Oltretutto i piloti erano stati avvisati prima del GP di Cina – durante un briefing apposito – che, causa problemi tecnici, avrebbero rischiato di andare incontro a questo genere di pericolo. Il fatto che stavolta la Federazione abbia usato un metro di giudizio “opinabile” è scandaloso almeno tanto quanto il fatto che da tre gare non riesca a mettere a posto il sistema di trasmissione dei dati dalla direzione gara all’abitacolo. Magra figura per la categoria motoristica più tecnologica ed evoluta del pianeta… ma questa è un’altra storia.

    DIFESA. Perché prendersela con la FIA se, una volta tanto, è così lungimirante da usare il buon senso. I motivi per approvare la decisione di graziare i piloti trasgressori è duplice. Da una parte è una questione di immagine: troppe volte i risultati delle gare sono stati riscritti a tavolino generando scetticismo e disaffezione nel pubblico. Se avessero deciso veramente di punire tutti quelli chiamati in causa, avrebbe dovuto riscrivere completamente l’ordine di arrivo. Vallo poi a spiegare al pubblico che ha assistito alla gara. Considerando che si è trattato di un’infrazione che non ha dato reali vantaggi a nessuno – e qui entriamo nella seconda motivazione – non possiamo far altro che applaudire l’operato della direzione gara. A favore dei piloti vanno inoltre elencate tre attenuanti: c’è stato un minuto di ritardo da quando le bandiere gialle sono state esposte a quando i team sono stati avvisati; nel già citato briefing pre-gara, pare siano state date indicazioni fuorvianti in merito al mancato funzionamento del sistema di controllo remoto che disabilita il DRS; l’ala mobile è stata attivata sul rettilineo principale sul quale erano sventolanti bandiere verdi.

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