GP di Malesia F1, le pagelle di Paolo Zermiani

GP di Malesia F1, le pagelle di Paolo Zermiani

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    GP di Malesia F1, le pagelle di Paolo Zermiani

    Colpi di scena pochi. Variabili extra-ordinarie (vedi pioggia o safety car) nulle. Il Gran Premio di Malesia, quindi, finisce per premiare i reali valori in campo con un Kimi Raikkonen migliore di giornata e menzioni d’onore per Kubica e Kovalainen

    Kimi Raikkonen. I tifosi tengono il fiato sospeso fino alla bandiera a scacchi perché temono che da un momento all’altro la Ferrari abbandoni il loro campione sul più bello. E’ questa l’unica incertezza che accompagna la gara perfetta dell’omino di ghiaccio e del missilone rosso altrimenti noto come F2008. E se qualcuno pensava che si sarebbe squagliato al sole della Malesia, sarà rimasto terribilmente deluso. Lui è freddo, sempre: quando non rischia nulla al via, quando tira fuori un giro perfetto sbucando davanti a Massa dopo il primo pit stop e quando allunga sul brasiliano e ribadisce il concetto: Number 1. Voto 8.

    Robert Kubica. Dategli una partenza discreta e una strategie decente e si solleverà fino al secondo gradino del podio. Al termine della gara, da sotto al casco esce il figlio segreto di Dario Argento. Robert mette paura a tutti, soprattutto alle McLaren che, stavolta, mangiano la polvere. Voto 7+

    Heikki Kovalainen. Udite udite. Alla seconda gara dell’anno, il Kova fa le qualifiche con più benzina di Hamilton ma riesce lo stesso a tenerlo dietro. E’ una roba dell’altro mondo che a malapena Alonso si sognava di fare. Basterebbe questo per considerare più che positivo il suo weekend. In gara non fa il fenomeno ma ottiene comunque il miglior risultato possibile. Voto 7. Solo fuori pagella gli mettiamo un -2 per l’imperdonabile errore suo e della squadra a fine qualifiche.

    Jarno Trulli. Vederlo gasato per il semplice fatto di essere arrivato ad un passo dal podio fa tenerezza. Uno come lui potrebbe aspirare a molto di più ma in attesa che un giorno la Toyota si riconosca in sé stessa, godiamoci il modo con cui ha lottato e vinto il duello con Hamilton. Voto 7,5

    Lewis Hamilton. Sarà un caso, ma lui è sempre fortunato in partenza. Questo vuol dire altro e cioè che il pilota McLaren, tra le tante doti, ha anche quella di indovinare sempre il pertugio giusto al via. Complice la fortuna annulla in una sola curva la penalità subita. Complice la sfortuna, invece, si ritrova di nuovo dietro. Webber e Trulli diventano ossi duri solo se la McLaren non è al meglio. Finire dietro a Kovalainen, invece, vuol dire non essere stato in grad di mettersi la macchina a posto. Voto 5-. Ricordiamoci questa corsa. E’ la prima volta che vediamo Hamilton che in 3 giorni non trova il bandolo della matassa.

    Nick Heidfeld. Sfortunatissimo in partenza, si trova ad affrontare una gara in rimonta nella quale cerca comunque di limitare i danni e arrivare al traguardo senza problemi. Il doppio sorpasso ai danni di Coulthard e Alonso è da urlo e vale il prezzo del biglietto. L’avesse fatto Hamiton o Raikkonen, o Schumacher o Hakkinen in altri tempi, ne staremmo ancora a parlare. Voto 7, solo per questo.

    Mark Webber. Guida aspettando che la sua Red Bull lo costringa a parcheggiare nell’erba, nonostante ciò non ha nessuna intenzione di farsi da parte e rintuzza i timidi attacchi di Hamilton alla perfezione. E’ il primo ad inaugurare la mazurca dei pit stop e questo lo costringe a ritrovarsi dietro. Voto 6,5

    Fernando Alonso. Non è nelle condizioni di inventarsi nulla e si vede chiaramente. E’ autore di una gara opaca al di là delle proprie responsabilità. Nonostante ciò, non se ne va neanche stavolta a mani vuote. Voto 6.

    Nelson Piquet Jr. Annotiamo nel curriculum del campioncino figlio di fenomeno un altro GP da turista. In attesa di essere stupiti, confermiamo l’insufficienza. N.C.S. = NonCiSiamo. Voto 5

    Nico Rosberg. La Williams non lo asseconda in questo circuito e lui capisce che, a differenza dell’Australia, deve travestirsi da corsaro per combinare qualcosa. Gli va male e alla prima curva ha già la testa altrove. Forse al caldo asciutto del Bahrain dove ha promesso di tornare ai quartieri alti. Senza voto.

    Felipe Massa. E’ già stato detto tutto su di lui. L’errore di stavolta rappresenta solo la miccia che ha dato fuoco alle polveri del malumore nei suoi confronti, diffuso tra i ferraristi. Gli fa onore almeno quanto irrita la sicurezza con la quale respinge le accuse. Il voto è però impietoso:4. Con i migliori auguri.