GP di Monaco: il circuito di Montecarlo

Da cinquant’anni il GP di Monaco tenta di dare una risposta a questo fondamentale interrogativo

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    GP di Monaco: il circuito di Montecarlo

    Vi siete mai chiesti come sarebbe andare a fare la spesa con una vettura di Formula 1?

    Da cinquant’anni il GP di Monaco sul circuito di Montecarlo tenta di dare una risposta a questo fondamentale interrogativo.

    Muretti, tombini, curvoni e curvette, ingorghi, traffico e tanto altro ancora rendono Montecarlo non solo una corsa particolare, ma un vero è proprio simbolo dell’automobilismo.

    3.340 metri da percorrere 78 volte. Un totale di 260,52 Km tra le stradine del Principato. Un percorso rimasto pressoché immutato negli anni.

    Dopo la partenza si arriva a 260 alla Saint Dévote, 90 gradi a destra in salita lungo il Beau Rivage. Seguono la Massanet – una curva cieca a sinistra – ed il Casinò a destra, che portano al tornante Mirabeau.

    Tocca, quindi, al celebre tornantino del Loews da fare a non più di 40/50 Km/h con le braccia incrociate. In discesa si compie una doppia svolta a destra passando dalla curva del Portiere e si spinge a fondo entranto sotto il tunnel.

    Usciti dalla galleria a 280 km/h si deve attendere una frazione di secondo prima di compiere la frenata più brusca della pista (ed unico punto dove si può tentare disperatamente un sorpasso). Superata la Nuova chicane, talvolta teatro di spettacolari incidenti, contatti o semplicemente dei lunghi, c’è una la piega a sinistra del Tabaccaio, la doppia chicane delle Piscine da 90 all’ora, la Rascasse e la curva finale Anthony Noguès (in onore dell’organizzatore del primo GP di Monaco).

    Data la natura della pista le vetture sono studiate per avere il massimo carico aerodinamico e la miglior trazione possibile. Le auto sono più alte da terra rispetto al normale, gli pneumatici sono particolarmente soffici (qui la Bridgestone farà esordire l’inedita mescola super-morbida) e le sospensioni sono rinforzate per sorreggere eventuali piccole botte prese tra i muretti e i tombini disseminati lungo il percorso.

    La farfalla è aperta solo per il 50% del tempo sul giro, ma il motore è costantemente sottoposto ad un alto regime di rotazione a marce basse e – data la bassa velocità – è necessario adottare ampie aperture per un sufficiente raffreddamento.

    Dicevamo, è ironico – ma significativo – che sia proprio un circuito di questo tipo ad essere uno dei simboli della F1.

    La massima espressione sportiva e tecnologica su 4 ruote dove poteva celebrare al meglio la sua specificità se non in un luogo ordinario, che esalta il suo esserne assolutamento fuori dall’ordinario?

    Ecco il Gran Premio di Monaco visto da Giancarlo Fisichella, uno dei piloti più esperti del Circus:“Quello di Montecarlo è un circuito che mi piace molto, ho sempre avuto un buon feeling ed e’ uno degli eventi piu’ importanti di questo sport. Qui si verificano sempre molti incidenti e bisogna cogliere tutte le opportunita’, spingere al massimo e rimanere concentrati per non fare errori. E’una bella sfida e a dire la verita’ e’ anche divertente sia per i piloti che per gli ingegneri. Rispetto alle altre piste ci troviamo piu’ vicini alla gente. Montecarlo e’ uno dei luoghi leggendari della F1″.

    Quando si parla di Montecarlo, non si può non parlare anche di Ayrton Senna. In una delle poche piste rimaste pressoché immutate, approfittiamone per ripercorrere un giro di pista a bordo della McLaren di Senna. Anno 1991. La pole position, tanto per cambiare, è sua. E Alain Prost la prende bene…

    Altro video di un giro di pista con Ayrton Senna. Anno 1986.

    Chiudiamo con i tempi recenti. Camera car di Felipe Massa, anno 2006.