GP India F1 2013, anteprima: gomme morbide e medie a New Delhi

Quali sono i tratti chiave del circuito di Noida? Il Gran Premio d'India 2013 si congeda dal mondiale di F1 dopo appena tre edizioni

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    GP India F1 2013, anteprima: gomme morbide e medie a New Delhi

    AP/LaPresse

    AAA emozioni cercasi. Noida e il Buddh International Circuit, tradotto, il Gran premio d’India 2013, si congedano dal mondiale domenica prossima. Per lasciare ricordi migliori di quanto non sia accaduto finora, Pirelli proverà a mescolare le carte, con gomme che dovrebbero assicurare almeno un pit-stop in più rispetto allo scorso anno. Morbide e medie, perché con le dure si andava troppo in là e lo spettacolo latitava.

    Tracciato veloce, con due/tre punti buoni per azzardare il sorpasso e un T3 nel quale esaltarsi se la monoposto sa garantire il carico aerodinamico necessario. La curva migliore di tutti i 5 chilometri e 195 metri? Senza dubbio la 10-11, da interpretare come fosse un unico curvone: 4G di carico laterale sull’anteriore sinistra e ben 7 secondi sotto stress.

    Con mescole mediamente più morbide, quest’anno il degrado sarà maggiore, tanto più con le temperature ampiamente al di sopra dei 30° C per quel che riguarda l’asfalto. Quanto inciderà sullo spettacolo lo vedremo domenica. Restare sulle due soste è imperativo categorico, perché con una delle pitlane più lunghe del mondiale, l’eventuale terza sosta andrebbe a mortificare ogni speranza di ben figurare.

    Le istantanee di Noida ci portano alla mente un arrembante Massa che nel 2011 distrugge due sospensioni tra qualifiche e gara, passando sui cordoli con stile garibaldino. Risultato? Modifiche al circuito l’anno successivo ma risultati comunque mediocri per il brasiliano.

    Pronti via e il giro di pista inizia con una staccata decisa, curva stretta a destra e lunga accelerazione per una piega a sinistra che di fatto è un rettilineo. Primo punto chiave: se resti in scia e la trazione ti assiste, puoi buttarti all’interno con la staccata che ti favorisce. Lasciar la porta aperta non è un dramma, perché davanti, tra curva 3 e 4, c’è un rettilineo buono per far decollare un Airbus 380. E’ il primo punto in cui si potrà attivare l’ala mobile e sarà fondamentale calcolare bene i rapporti del cambio per non restare corti troppo presto. Circa 320 orari in fondo al dritto e altra chance per attaccare, con una staccata fino a 90 orari. Assicura una certa libertà di traiettorie il tornante 4, poi di nuovo a richiamare il meglio della trazione e via sulla veloce sinistra che è la curva 5. Massa e Hamilton ai ferri corti, sempre nel 2011.

    Si entra nel tratto più “lento” della pista con le due chicane in sequenza, raccordate da un breve rettilineo. Usciti dalla curva 9 è la sfida del veloce curvone a destra che esalta l’aerodinamica, con uscita in discesa. E’ tracciato tecnicamente interessante, con tanti saliscendi e curve da guidare, forse un rettilineo troppo lungo, quello dopo la curva 3, spezza il ritmo ma assicura un’opportunità di sorpasso altrimenti difficile da trovare altrove.

    Se mancherà la Formula 1 agli indiani? Forse ci perdiamo di più noi, per una pista una volta tanto non così anonima come troppo spesso ci ha abituato Tilke.

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