GP Monaco F1 2013, le pagelle di Paolo Zermiani [FOTO]

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    GP Monaco F1 2013, le pagelle di Paolo Zermiani [FOTO]

    C’è chi brilla per non aver fatto una sbavatura che fosse una. C’è chi brilla per mettere in mostra attributi d’altri tempi. C’è chi brilla per furbizia. E poi a Montecarlo c’è chi delude (e tanto), per gli errori banali commessi più che per la prestazione opaca, che ci può stare. Il Gran Premio di Monaco ha un unico merito, che poi è la ragione del perché possa ancora stare in calendario: mette alla prova il pilota, la sua concentrazione, il suo livello di azzardo.

    Senza gli incidenti di Massa e Maldonado, senza un Perez formato Nascar, senza un Hamilton stile Jackie Stewart, la domenica pomeriggio sarebbe passata alla storia come il ritorno alla vittoria di un Rosberg dopo 30 anni e basta. Statistica, insomma. Fortuna che altri eventi hanno illuminato il gran premio. Guarda anche:

    Rosberg: 10

    Gran Premio di Formula 1 a Monaco, le qualifiche

    Nico non prende la lode solo per la partenza tutt’altro che perfetta. Ha messo insieme un week end senza la minima sbavatura, dal giovedì delle libere fino all’ultimo giro in gara. E lo fa con in squadra Lewis Hamilton: quando dopo i fatti della Malesia avvertiva che non era lì per fare la seconda guida e che ce ne saremmo accorti dopo qualche mese, aveva ragione. Prima Barcellona, dove salva il salvabile, adesso Montecarlo: Nico vale i migliori piloti sulla piazza. Di parola.

    Vettel: 7 e mezzo

    Gran Premio di Formula 1 a Monaco, la gara

    Fa la gara saggia di chi pensa al campionato. Deve ringraziare il box che lo fa rientrare non appena sbatte Massa, prevedendo la safety car e avvantaggiandolo su un Hamilton che non ha avuto la stessa fortuna con un muretto evidentemente già proiettato su quello che sarebbe dovuto essere l’esito finale del gran premio. In partenza scatta benissimo e gira a Sainte Devote quasi appaiato alla Mercedes. Concreto.

    Webber: 7

    Gran Premio di Formula 1 a Monaco, la gara

    Dà del tu ogni anno a Monaco. Il podio è meritato e nasce da una strategia gara indovinata, anticipando la sosta ai box al 25mo giro, quando si crea la finestra giusta per non rientrare nel traffico. Cinque giri dopo, la Safety Car e l’errore del box Mercedes lo portano davanti a Hamilton e da lì sarà sempre attento a non dare il fianco all’inglese. Resta freddo alla Rascasse, giro 40, quando in accelerazione riesce a salvare la pelle da un tentativo epico di sorpasso.

    Hamilton: 9 e mezzo. E’ il faro che illumina Montecarlo. Senza la manovra tentata ai danni di Webber avremmo avuto molto meno da raccontare. Leale nei confronti di Rosberg in partenza, ne protegge la fuga puntando sul podio. Paga l’errore dei box quando Massa va fuori: avrebbero potuto azzardare il pit-stop e quasi certamente sarebbe significato primo posto. Invece, conservativamente, lo tengono fuori e rientra insieme a Rosberg, perdendo ben due posizioni. Non si dà per vinto e cerca in tutti i modi di superare Webber. Il giro 40 alla Rascasse è da applausi: dategli le monoposto dei tempi di Stewart, ha cuore e fantasia d’altri tempi. Nostalgico.

    Perez: 8. Poche storie, il messicano ci prova sempre e comunque. E’ furbo, furbissimo. Fortuna che ce lo ritroviamo ad animare la gara con Button. Se le danno di santa ragione per tutta la prima parte e regalano divertimento nella noia più assoluta. Su Alonso sfrutta l’errore dello spagnolo, che fuori dal tunnel non sta a centro pista, lasciandosi infilare come non dovrebbe fare un campione. Chiedere a Raikkonen per sapere come si fa. Proprio con il finlandese va male l’azzardo e ci rimette l’ala anteriore. Prova a continuare ma viene appiedato a pochi giri dal termine. Gran gara comunque: coltello tra i denti, sempre.

    Sutil: 7 e mezzo. Parte ottavo, chiude quinto. Raccontata così non sembrerebbe la gran gara che invece ha fatto. Non una sbavatura, gira sui tempi dei migliori e al 57mo passaggio si prende il lusso di infilare Alonso al Loews. Chapeau.

    Button: 8. Fosse arrivato al traguardo anche Perez, per Jenson sarebbe stato mezzo voto in meno. Ma con il sorpasso su Alonso alla Rascasse, l’8 ci sta tutto. E’ un divertimento sentirlo per radio commentare le manovre al limite che si scambia con Perez. Intuisce per primo che Alonso è in modalità “sleep” quando prova il sorpasso al Loews, toccando la posteriore sinistra dello spagnolo. Gli riesce la manovra fallita a Hamilton su Webber, la differenza tra i due sta nella posizione all’arrivo. Non sarà la McLaren in grado di vincere, ma a Montecarlo hanno dato spettacolo vero.

    Alonso: 4. Tre sorpassi subiti a Montecarlo. D’accordo, non se ne faccia un dramma, ma la sensazione che la domenica di Nando sia di quelle da bollito c’è tutta. Sono tre sorpassi subiti per errori di guida, disattenzioni nel lasciare la porta aperta. Su tutte, la battaglia con Perez. Per difendere la posizione doveva chiudere la traiettoria già in uscita dal tunnel e se avesse attaccato comunque, sarebbero andati lunghi entrambi, come dimostrato poco dopo da Raikkonen. Una giornata “no” può starci, serve il ritorno all’antico splendore spagnolo già dalla prossima gara. Addormentato.

    Raikkonen: 8. Lascia sul campo punti buoni per il mondiale, causa Perez. Ha due meriti, però: far capire la manovra che avrebbe dovuto fare Alonso e l’aver rimontato da 14mo a 10mo in meno di 10 giri.

    Massa: 3; Ferrari: 4. Il brasiliano spazza via in due giorni quanto di buono aveva costruito a Barcellona. Sbaglia a Sainte Devote come non ci si aspetta da chi guida per la rossa e l’augurio è quello che non si porti dietro conseguenze psicologiche per i due crash. Week end da cancellare, proiettarsi avanti e ripartire da dove aveva lasciato: il podio. Fiducia a termine.

    Ferrari mai all’altezza a Montecarlo. Passi l’anormalità del tracciato, ma il mondiale si corre su 19 gare, non 18. La sensazione è che ci siano ancora problemi di trazione, guardando il settore in cui Alonso perdeva maggiormente in qualifica, il T2. Tornare al lavoro per mettersi alle spalle un gran premio che ha riportato indietro i tifosi.