GP Singapore F1 2012, Pirelli: tre pit-stop la strategia vincente? [VIDEO]

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    GP Singapore F1 2012, Pirelli: tre pit-stop la strategia vincente? [VIDEO]

    AP/LaPresse

    Il Gran Premio di Singapore sarà un banco impegnativo per i piloti, non tanto perché si correrà in notturna, piuttosto per le condizioni climatiche e la configurazione del circuito. Le temperature che incontreranno saranno intorno ai 30° C, ma è l’umidità a rappresentare un fattore importante di affaticamento nelle 2 ore di gara. Le 23 curve di Marina Bay sono seconde solo a Valencia e disegnano un circuito che non lascia respiro: le irregolarità dell’asfalto, i tombini, le violente staccate, la concentrazione richiesta è ai massimi livelli.

    Le gomme non saranno messe a dura prova dall’abrasività della pista, quanto piuttosto dalle ripartenze in trazione con i pattinamenti da evitare, per non incorrere in surriscaldamenti che provocano il decadimento della prestazione e l’usura precoce.

    Ci attende una gara da tre soste ai box, perché se è vero che le gomme supermorbide e morbide non saranno stressate eccessivamente dalla tipologia di asfalto, a Singapore si parte con il maggior quantitativo di benzina di tutto il mondiale. Un peso extra che unito ai punti chiave della pista – le frenate, sconnessioni e irregolarità – si farà sentire sulla gestione degli pneumatici, soprattutto nelle prime fasi di gara.

    Il giro di pista a Marina Bay inizia con la staccata in fondo al rettilineo dei box, con una caratteristica che si insegue per tutti i 5700 metri della pista: portare dentro le curve tanta velocità, arrivando alla corda ancora attaccati ai freni. Sollecitazioni extra per le gomme. Le prime tre curve sono da interpretare come una singola, visto che la traiettoria va fatta in funzione della curva tre, un lento tornante a sinistra dopo il quale è fondamentale avere un’ottima trazione. Infatti, il breve allungo porta alla curva 5, una destra da fare in terza marcia per lanciarsi sul rettilineo più lungo di Singapore. Si toccano i 300 orari alla staccata della curva 7, la più impegnativa con 4.3G di decelerazione, dove tentare un sorpasso grazie anche al Drs.

    Il complex di curve che seguono è caratterizzato da cambi di direzione a 90 gradi, con un rettilineo che porta alla chicane “trappola” della curva 10. Là dove non si può tagliare troppo la linea per non rimbalzare sui cordoli e finire a muro, come accadde a Raikkonen nel 2008 con la Ferrari. La seconda parte del tracciato di Marina Bay non offre grandi opportunità di sorpasso, con una sola staccata, prima del rettilineo d’arrivo, che può lasciar spazio a un tentativo. Curva 14, si arriva a oltre 270 km/h per staccare fino a 80 km/h: se l’uscita dalla curva 13 è assistita da una gran trazione, è possibile attaccare.

    Anche i freni saranno da tenere sotto osservazione. Le numerose frenate si susseguono una dietro l’altra e a soffrire saranno le temperature d’esercizio elevate, a causa dei brevi spazi per raffreddare l’impianto. La statistica, infine, dice che dal 2008 al 2011 è sempre entrata in pista la safety car: elemento chiave nella strategia di gara.