Hamilton: “Da piccolo bullizzato e picchiato per il colore della mia pelle, oggi lotto per l’uguaglianza”

L'inglese confessa di essere stato vittima di bullismo da bambino: 'Gli ultimi eventi hanno riportato alla mente esperienze dolorose della mia gioventù' ha ammesso

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    Lewis Hamilton

    Lewis Hamilton ha vissuto sulla propria pelle il prezzo del razzismo. Il campione inglese, sempre in prima linea quando c’è da difendere le proprie origini, non si è tirato indietro neanche nel caso che ha visto protagonista George Floyd, afroamericano di 46 anni deceduto a Minneapolis il 25 maggio dopo che l’agente di polizia Derek Chauvin è rimasto inginocchiato sul suo collo per otto minuti e 46 secondi, schierandosi apertamente a favore del movimento “Black Lives Matter” e accusando i propri colleghi delle Formula 1 di non aver preso posizione. Dietro a questo attivismo, però, non c’è solo la voglia di giustizia ma anche episodi personali che lo stesso campione del mondo in carica ha raccontato in un post su Instagram: “Ho parlato così poco delle mie esperienze perché mi è stato insegnato a tenermi le cose dentro, non mostrare debolezze, uccidere gli altri con l’amore e poi batterli in pista. Ma lontano dai circuiti sono stato bullizzato, picchiato, e il solo modo per rispondere a questo è stato imparare a difendermi, così ho imparato il karate. Ma gli effetti psicologici negativi non possono essere misurati” ha confessato.

    Hamilton vittima di razzismo da bambino

    Una confessione, quella del campione del mondo in carica, che non lascia del tutto sorpresi: già in passato, infatti, Hamilton aveva accennato alla sua infanzia complicata, senza però specificare a fondo i motivi. Adesso, però, l’inglese ha colto l’occasione per rivelare quanto il suo trascorso abbia inciso in maniera fondamentale su ciò che è adesso. “Ho letto ogni giorno il più possibile per cercare di saper il più possibile di quello che è successo nella nostra lotta contro il razzismo, e questo ha riportato alla memoria tante esperienze dolorose della mia gioventù. Memorie vive delle sfide che ho affrontato quando ero bambino, come credo che molti di voi che abbiano sperimentato il razzismo o qualsiasi tipo di discriminazione abbiamo vissuto. Ho parlato così poco delle mie esperienze perché mi è stato insegnato a tenermi le cose dentro, non mostrare debolezze, uccidere gli altri con l’amore e poi batterli in pista. È anche per questo che guido nel modo in cui lo faccio, è molto più profondo di un semplice sport, io sto ancora lottando le sue parole.

    Fondamentale, in questo senso, la figura del padre di Hamilton che non solo gli ha permesso di diventare un pilota di Formula 1, ma anche di superare quei momenti così duri stando al suo fianco e incoraggiandolo a non mollare mai. “Grazie a Dio avevo mio papà, una figura nera molto forte alla quale potevo guardare, che sapevo sarebbe stato dalla mia parte incondizionatamente. Non tutti hanno questa fortuna. Dobbiamo unirci. Mi ero chiesto perché il 2020 sembrasse così sfortunato sin dall’inizio, ma ora sto cominciando a pensare che potrebbe essere l’anno più importante delle nostre vite, dove poter finalmente cominciare a cambiare l’oppressione sistematica e sociale delle minoranze. Vogliamo solo vivere, avere le stesse possibilità a livello di istruzione, e non aver paura di passeggiare per strada, andare a scuola o in un negozio. Ce lo meritiamo come chiunque altro. L’uguaglianza è fondamentale per il nostro futuro. Non possiamo smettere di portare avanti questa battaglia e io per primo non mollerò mai” ha concluso il sei volte campione del mondo.